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C’è una nuova legge sulle frodi alimentari: ecco cosa cambia

L’obiettivo è rendere più dissuasive le sanzioni e ridurre contraffazioni e indicazioni fuorvianti su cibi e bevande.

Da poche ore è in vigore la legge 75/2026 sulle frodi alimentari: il provvedimento introduce un reato specifico, rimodula il sistema di multe (non più fisse ma in base al fatturato dell’azienda) e impone controlli più rigidi per contrastare falsi, contraffazioni e informazioni ingannevoli lungo la filiera.

Prima la frode alimentare non era un vero e proprio reato

La novità principale è il nuovo reato di frode alimentare. Ci spieghiamo meglio: esistevano (ed esistono) reati penali per condotte ingannevoli su alimenti, come la frode nell’esercizio del commercio, le vendite di sostanze alimentari non genuine come genuine, o l’uso di segni mendaci come la bandiera italiana su prodotti non italiani. Quindi alcune frodi alimentari erano già perseguite penalmente. Con la nuova legge invece il reato scatta quando un prodotto venduto non corrisponde a quanto scritto in etichetta per origine, qualità o quantità, o quando usa simboli e indicazioni che possono confondere. Per indagare, i magistrati potranno usare anche intercettazioni e operazioni sotto copertura cosa che prima era molto più complesso da ottenere. Sul fronte amministrativo le multe aumentano e in molti casi saranno proporzionate al fatturato dell’azienda. È un cambio importante perché ora le grandi aziende possono ricevere sanzioni davvero dissuasive.

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C’è poi un capitolo sui prodotti vegetali e i termini lattiero-caseari: non si potranno usare parole come “latte” o “formaggio” per bevande e alimenti vegetali, nemmeno con precisazioni del tipo “latte di soia” o “formaggio vegetale”. Oltre alle multe, sono previsti sequestri delle merci e del materiale pubblicitario. Per gli alimenti confiscati in buono stato è prevista la donazione gratuita a persone in difficoltà, enti caritatevoli o assistenziali. Usarli per altri scopi sarà un reato specifico a parte.

Arriva anche un “blocco ufficiale temporaneo” della merce durante i controlli, per evitare che prodotti sospetti continuino a circolare mentre si fanno le verifiche.

Alcune filiere hanno misure dedicate

Per il latte di bufala nasce nel SIAN un Registro unico delle movimentazioni e un piano nazionale di controlli per DOP e IGP. Nel vino aumentano le sanzioni per chi non paga gli organismi di controllo di DOC, DOCG e IGT. Per la pesca vengono rimodulate le sanzioni oltre i limiti autorizzati. Nel mondo birra invece Unionbirrai e l’ICQRF hanno rinnovato un protocollo triennale per presidiare l’uso della denominazione “birra artigianale”, con segnalazioni su scaffali della GDO, fiere e pubblicità e un report annuale entro il 1° novembre per indirizzare i controlli.

Per coordinare meglio i controlli tra le diverse autorità viene istituita una Cabina di regia presso il Masaf. Dovrà evitare sovrapposizioni e rendere i controlli più omogenei. L’efficacia dipenderà da come verrà organizzata e da come verranno applicate le nuove regole.

Sul fronte interpretativo, l’avvocata Neva Monari, esperta di diritto alimentare, a Il Fatto Alimentare richiama l’attenzione su possibili sovrapposizioni tra il nuovo art. 517-septies del codice penale, che sanziona l’uso di indicazioni false o ingannevoli per indurre in errore il consumatore (reclusione da 3 a 18 mesi e multa fino a 20.000 euro), e il quadro amministrativo dell’art. 7 del Regolamento (UE) 1169/2011 sulle pratiche leali d’informazione, che prevede sanzioni irrogate dall’ICQRF con scaglioni aumentati per medie e grandi imprese. A questi profili si aggiunge la competenza dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato sulle pratiche commerciali scorrette. La giurisprudenza della Corte di giustizia UE ha ammesso la possibilità di sanzionare lo stesso comportamento su piani paralleli, nel rispetto del principio di proporzionalità e del divieto di bis in idem, ma il coordinamento applicativo richiederà attenzione.

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