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In Ghana c’è un insospettabile commercio di pasta che ha spinto il governo ad attivarsi

Il governo blocca gli arrivi via terra e avvia un pastificio da 40mila tonnellate l’anno per ridurre il contrabbando e la dipendenza dall’estero.

Il Ghana ha deciso di bloccare le importazioni di spaghetti e di puntare sulla produzione interna. La misura, annunciata dal presidente John Mahama insieme al ministero delle Finanze, nasce con due obiettivi: ridurre un mercato di contrabbando molto diffuso e sostituire una quota rilevante di pasta importata con prodotti realizzati nel Paese.

In Ghana si mangia davvero molta pasta

Nel quadriennio 2021-2024 il Ghana ha importato pasta per circa 140 milioni di dollari, risultando il secondo importatore africano dopo il Togo. Secondo il governo, però, i consumi interni sarebbero superiori a quanto registrato dalle dogane: una discrepanza indicata come segnale dell’ingresso illegale di pasta a basso costo attraverso il confine orientale. Anche il vice ministro dell’Alimentazione e dell’Agricoltura, John Dumelo, ha collegato il fenomeno alla pressione sulle filiere locali e alla dipendenza dall’estero.

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In Ghana l’affare è serio perché si mangia davvero tantissima pasta. Gli spaghetti sono entrati stabilmente nelle abitudini alimentari locali, spesso come componente del waakye, piatto diffuso tra colazione e pranzo in cui riso e fagioli vengono serviti con uova, verdure o platano fritto. Nel parlato locale gli spaghetti sono chiamati “talia”, un adattamento linguistico legato alle prime confezioni d’importazione.

Per sostenere il cambio di rotta, il governo ha inaugurato a Kpone un impianto da 40 milioni di dollari con una capacità di 40.000 tonnellate annue di pasta di grano. Secondo le stime ufficiali, il pastificio potrà coprire fino al 40% della domanda interna e attivare circa 300 posti di lavoro diretti e indiretti. Il presidente Mahama ha legato l’investimento al rafforzamento dei controlli doganali: l’industria locale potrà crescere solo se la pasta di contrabbando non continuerà a passare il confine.

La decisione di limitare gli ingressi via terra non esclude, in prospettiva, canali d’importazione regolati, ma sposta la priorità sull’autosufficienza. Per i consumatori la disponibilità del prodotto dovrebbe restare elevata, con l’incognita dei prezzi nel breve termine in funzione di capacità produttiva, logistica interna e controllo del mercato illegale.

Per il settore agroalimentare ghanese è una vera svolta: la pasta viene classificata come bene di largo consumo e strategico. La riuscita della politica dipenderà dalla continuità di approvvigionamento del grano, dall’efficienza del nuovo impianto e dall’effettività dei controlli alle frontiere. Se questi elementi reggeranno, il Ghana potrebbe ridurre in modo stabile le importazioni e consolidare una filiera nazionale degli spaghetti.

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Foto cover da Facebook.

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