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In Puglia e Calabria ci sono due nuove interessanti Igp

Si tratta della Zampina di Sammichele di Bari e del Peperoncino di Calabria.

La Puglia e la Calabria hanno ottenuto due nuove Indicazioni Geografiche Protette: la Zampina di Sammichele di Bari e il Peperoncino di Calabria sono entrati ufficialmente nel sistema europeo delle Igp, dopo un iter durato diversi anni e concluso con il via libera definitivo dell’Unione europea. Questi due nuovi ingressi nell’elenco internazionale rafforzano ulteriormente il primato italiano nel settore delle produzioni certificate e rappresentano un passaggio significativo per due prodotti profondamente legati alle rispettive identità territoriali. Da una parte c’è uno dei simboli della gastronomia pugliese, dall’altra uno degli ingredienti più riconoscibili della cucina calabrese.

Cosa cambia per produttori e consumatori con queste due nuove Igp

Il riconoscimento  porta l’Italia a quota 892 certificazioni complessive tra Dop, Igp e Stg, confermando il ruolo centrale del Paese nel panorama agroalimentare continentale. Il percorso per ottenere una Igp è generalmente lungo e complesso. Tutto parte dalla costituzione di un comitato promotore incaricato di elaborare il disciplinare di produzione, il documento che definisce le caratteristiche del prodotto, le tecniche produttive e il rapporto con il territorio. Dopo l’esame a livello nazionale e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, la pratica passa alle istituzioni europee, che esprimono il giudizio definitivo. L’intero procedimento può richiedere dai due ai cinque anni, ma in alcuni casi i tempi si allungano ulteriormente.

È quello che è successo al Peperoncino di Calabria, il cui percorso è iniziato circa vent’anni fa, subendo diversi rallentamenti prima di arrivare alla conclusione. Un caso davvero sorprendente considerando il ruolo centrale che questo ingrediente ricopre nella gastronomia regionale e la sua importanza nella produzione della ‘nduja e di numerose preparazioni tradizionali. Siamo sicuri che molti di voi dessero per scontato una qualche forma di protezione istituzionale del peperoncino che invece è arrivata solo negli ultimi giorni. La nuova Igp tutela i frutti della specie Capsicum annuum coltivati in Calabria e commercializzati in diverse forme: freschi, essiccati, in polvere o in scaglie. Il disciplinare attribuisce particolare importanza alle caratteristiche ambientali del territorio regionale, dove temperature elevate, intensa esposizione solare e ventilazione costante contribuiscono a determinare l’elevata concentrazione di capsaicinoidi, responsabili della piccantezza. L’aspetto più rilevante è che la certificazione non protegge una singola varietà botanica, ma un patrimonio agricolo diffuso su tutto il territorio calabrese. È il contesto produttivo, più che la cultivar, a determinare l’identità del prodotto.

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La Zampina di Sammichele di Bari | Foto da Wikipedia

Più circoscritta geograficamente, ma altrettanto significativa, è la nuova Igp della Zampina di Sammichele di Bari, una specialità storicamente legata all’entroterra barese e alla Murgia nord-occidentale. Si tratta di una salsiccia fresca preparata con carni bovine e ovine, arricchita con formaggio stagionato grattugiato, pomodoro, basilico, sale e pepe.

La sua caratteristica più riconoscibile è la forma a spirale, fissata con uno spiedo e destinata tradizionalmente alla cottura alla brace. A distinguerla dalla maggior parte delle salsicce italiane è soprattutto l’assenza di carne suina, elemento che contribuisce a definirne il profilo gastronomico.

Le origini della zampina sono documentate già nell’Ottocento. Nel corso del Novecento il prodotto si è progressivamente identificato con il comune di Sammichele di Bari, fino a diventarne uno dei simboli gastronomici più rappresentativi.

Ma cosa cambia per i due prodotti? Secondo i dati dell’Osservatorio Qualivita, riportati dal Sole 24 Ore, la Puglia rappresenta la seconda regione del Mezzogiorno per valore della cosiddetta Dop Economy, con 711 milioni di euro generati nel 2024 e 61 denominazioni complessive. La Calabria conta invece 42 riconoscimenti, per un valore economico di 51 milioni di euro ma le Indicazioni Geografiche non hanno soltanto una funzione di tutela commerciale. Permettono di valorizzare il lavoro delle filiere agricole e artigianali, rafforzano la riconoscibilità internazionale dei prodotti e contribuiscono a costruire nuove opportunità economiche per i territori. In un mercato sempre più competitivo, il legame certificato tra prodotto e luogo di origine continua a rappresentare uno degli strumenti più efficaci per differenziare le produzioni italiane.

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