L’Unione Europea sta preparando una nuova strategia per la ricerca e l’innovazione nel settore agricolo e alimentare. Si chiama AgRI 2040 per l’agricoltura, la silvicoltura e le aree rurali e Food 2040 per i sistemi alimentari, compresi pesca e acquacoltura. I due programmi fanno parte di un unico quadro strategico adottato dalla Commissione europea e hanno un obiettivo preciso: fare in modo che le innovazioni sviluppate dalla ricerca arrivino più rapidamente nelle aziende e nei territori.
Il punto di partenza è una considerazione ormai centrale nelle politiche agricole europee: cambiamento climatico, perdita di biodiversità, pressione sulle risorse naturali, instabilità geopolitica, carenza di manodopera e maggiore concorrenza internazionale stanno modificando le condizioni in cui opera il settore agroalimentare. Per l’Europa, quindi, la ricerca non deve limitarsi alla produzione di nuove conoscenze, ma deve contribuire a sviluppare soluzioni applicabili nella pratica.
Dalla ricerca ai campi
AgRI 2040 aggiorna il precedente approccio europeo alla ricerca agricola e individua otto aree di intervento. Si va dalla salute dei suoli e degli agroecosistemi ai sistemi colturali e alla salute delle piante, dall’allevamento alla bioeconomia, fino alle foreste, alle aree rurali e alle filiere agroalimentari.
Una parte specifica riguarda la digitalizzazione, l’intelligenza artificiale e la robotica. L’obiettivo è favorire tecnologie che possano essere utilizzate per affrontare problemi concreti, per esempio nella gestione delle risorse, nella prevenzione delle malattie delle piante o nell’adattamento delle colture a siccità e temperature estreme.

Il cambiamento riguarda però anche il modo in cui la ricerca viene trasferita sul territorio. La Commissione vuole coinvolgere maggiormente agricoltori, imprese, ricercatori, consulenti, autorità pubbliche e comunità rurali nella progettazione e nella sperimentazione delle soluzioni. I destinatari delle innovazioni diventano così anche parte del processo con cui vengono sviluppate e testate.
È il passaggio dalla ricerca alla sperimentazione sul campo, e poi alla diffusione su scala più ampia, a rappresentare uno degli elementi centrali del nuovo approccio. La Commissione prevede inoltre di rafforzare il collegamento tra Horizon Europe e la Politica agricola comune, anche attraverso strumenti come i Living Labs e i gruppi operativi.
Che cosa prevede Food 2040
Il secondo pilastro, Food 2040, allarga il ragionamento all’intero sistema alimentare. Non riguarda quindi soltanto la produzione agricola, ma anche trasformazione, confezionamento, distribuzione, vendita, ristorazione, consumo, sprechi e riciclo.
Il programma parte dall’esperienza di Food 2030 e punta a rendere più diretto il collegamento tra ricerca, sperimentazione, investimenti e mercato. Tra le priorità ci sono la sicurezza e la resilienza alimentare, la gestione sostenibile delle risorse naturali, la circolarità, la sicurezza degli alimenti, la nutrizione, la salute e la diversificazione delle proteine.
I due quadri condividono sei grandi priorità: competitività e sostegno a startup e scaleup, sicurezza alimentare e capacità di risposta alle crisi, risorse naturali e circolarità, sicurezza e salute, equità e cooperazione internazionale. Tecnologie, governance e attenzione alle specificità territoriali dovranno funzionare come strumenti trasversali.
Un ruolo maggiore per imprese e startup
Uno degli aspetti più concreti della strategia riguarda il rapporto con il mercato. L’Unione vuole ridurre la distanza tra la ricerca finanziata con risorse pubbliche e la possibilità di trasformare una scoperta in un prodotto o in un servizio.
La Commissione prevede quindi di rafforzare il sostegno a startup, scaleup e piccole e medie imprese e di creare maggiori collegamenti tra ricerca, imprenditoria e investimenti. L’obiettivo è anche ridurre alcune delle barriere che rendono più difficile per le imprese più piccole accedere ai programmi europei e portare le innovazioni dalla fase sperimentale alla diffusione commerciale.
Per testare le tecnologie in condizioni reali saranno utilizzati anche Living Labs e strumenti di sperimentazione normativa. Il principio è che una tecnologia sviluppata in laboratorio debba essere verificata nelle condizioni concrete in cui verrà utilizzata, tenendo conto delle differenze tra territori, aziende e sistemi produttivi.