L’ube è diventato così richiesto fuori dalle Filippine che il governo ha deciso di sospenderne a tempo indeterminato l’esportazione allo stato fresco. Il provvedimento, introdotto dal Bureau of Plant Industry a metà agosto e annunciato dal Dipartimento dell’Agricoltura, riguarda sia i tuberi destinati al consumo sia il materiale utilizzabile per la propagazione. Creme, paste, polveri e altri prodotti trasformati non rientrano invece nel blocco.
Il problema non è che nelle Filippine non si coltivi abbastanza ube in assoluto. La produzione è anzi cresciuta del 17% nella prima metà del 2026, arrivando a circa 5.660 tonnellate. È la domanda internazionale ad aumentare più velocemente della capacità della filiera di produrre, soprattutto perché una parte dei tuberi deve essere conservata per avviare le coltivazioni successive.
«Abbiamo una grave carenza di materiale di propagazione e non vogliamo esportarlo verso Paesi che potrebbero utilizzare le varietà filippine per competere con noi», ha spiegato il segretario all’Agricoltura Francisco P. Tiu Laurel Jr.
Cos’è l’ube
Prima di diventare uno degli ingredienti più fotografati delle caffetterie occidentali, l’ube è da tempo parte della cucina filippina. La polpa ha una colorazione viola naturale e un gusto dolce e delicato. Nelle Filippine uno degli utilizzi più conosciuti è l’ube halaya, una preparazione densa ottenuta tradizionalmente lavorando l’igname cotto con latte e zucchero, utilizzata da sola oppure come base per altri dolci.
Negli ultimi anni il suo colore ha contribuito a trasformarlo anche in un ingrediente particolarmente adatto ai social network. È comparso in gelati, croissant, biscotti, caffè e bevande fredde, fino a essere adottato dalle grandi catene internazionali. Nel Regno Unito Pret A Manger aveva lanciato un Ube Brûlée Iced Latte nel 2025; nel 2026 anche Starbucks e Costa hanno proposto bevande aromatizzate all’ube. Da qui il paragone sempre più frequente con il matcha, altro ingrediente asiatico passato in pochi anni da prodotto culturalmente specifico a fenomeno globale.
Perché le Filippine hanno fermato le esportazioni
È proprio questa crescita a essere diventata un problema. Per aumentare la produzione non basta trovare nuovi terreni: serve materiale vegetale con cui moltiplicare le varietà locali. Una parte dei tuberi che negli ultimi anni è stata venduta sui mercati internazionali sarebbe invece servita per le semine successive.

Già a giugno il governo aveva riunito 249 rappresentanti della filiera, tra agricoltori, trasformatori, commercianti, esportatori e cooperative, per organizzare un comparto che stava crescendo più rapidamente delle proprie strutture produttive. Il sottosegretario all’Agricoltura Philip Young aveva sintetizzato la situazione spiegando che la domanda aumentava mentre disponibilità e organizzazione faticavano a seguirla.
Lo stop ha anche una seconda motivazione. Manila vuole evitare che il materiale di propagazione delle proprie varietà venga esportato e utilizzato per sviluppare coltivazioni concorrenti all’estero. Per questo il governo sta lavorando con il Bureau of Plant Industry e con la University of the Philippines Los Baños alla mappatura genetica delle varietà filippine, con l’obiettivo di registrarle, certificarne l’origine e proteggerle dal rischio di biopirateria.
Parallelamente sono previsti programmi di coltura dei tessuti, vivai comunitari e nuovi sistemi di propagazione. Per il 2027 è stato inoltre approvato uno stanziamento di 300 milioni di pesos destinato allo sviluppo della filiera.
L’ube non sparirà dai locali europei
Il blocco non significa quindi che gelati, latte aromatizzato e pasticceria all’ube siano destinati a scomparire. La restrizione riguarda il prodotto fresco e il materiale vegetale utilizzabile per riprodurlo, mentre gran parte del mercato internazionale lavora già con ingredienti trasformati.
Qualche conseguenza sui prezzi e sulla disponibilità potrebbe comunque esserci. A Londra alcuni ristoratori filippini hanno già raccontato difficoltà negli approvvigionamenti e rincari, anche se molti lavorano con scorte e prodotti conservati.