Quest’anno a Cetara, grazioso borgo di pescatori a poca distanza da Vietri e Salerno, lungo la splendida costiera Amalfitana, la festa di San Pietro Apostolo – il patrono, celebrato il 29 giugno con il paese addobbato e la processione che porta la statua del santo in riva al mare, inondata d’acqua dai giovani del posto – ha coinciso con un altro evento da festeggiare, più piccolo ma non meno interessante per quel che ci riguarda: la riapertura (e nuova vita) del San Pietro, storico ristorante affacciato sulla piazzetta di Cetara.
Guidato fin dal 1980 dallo chef Francesco Tammaro, prima con il suocero Luigi e poi con il cognato Bruno Milano, con la sua solida cucina marinara nel corso degli anni ha conquistato ospiti illustri di passaggio e clienti affezionati. A febbraio scorso, l’annuncio sui social: Tammaro e Milano decidono di lasciare, e chiudere il ristorante. La fine di un’epoca, per molti, che però ha presto trovato una nuova prosecuzione, nel segno della continuità e della gestione locale.
La nuova vita del San Pietro, con il know how di Armatore

È infatti il gruppo Armatore – nome di punta per quel che riguarda la pesca e lavorazione delle rinomate alici locali e di altre conserve ittiche, che a Cetara già gestisce anche il ristorante La Dispensa, sotto agli archi affacciati sul porticciolo – ad aver preso le redini del San Pietro, dando inizio alla sua seconda vita. Non si tratta però, come tengono a precisare, di una rivoluzione, quanto più di una “continuità consapevole”. L’obiettivo della nuova gestione è infatti quello di preservare l’anima del San Pietro e proiettarla nel futuro, rispettandone la storia e l’anima del locale e del patrimonio gastronomico cetarese.
Su una realtà tanto consolidata, dunque, si innesta la conoscenza ittica di Armatore e l’approccio improntato alla qualità, puntando a valorizzare ancora più di prima il pescato locale, la stagionalità marina e il legame forte e diretto con il Golfo. «Per noi il San Pietro non è semplicemente un ristorante da rilevare, ma una responsabilità da custodire», racconta Luigi Della Monica, rappresentante del gruppo Armatore. «Abbiamo scelto di investire in questo progetto perché crediamo nel valore dei luoghi che hanno contribuito a costruire l’identità di una comunità. La nostra volontà è quella di mantenere viva l’anima del San Pietro, rafforzandone il legame con il mare e con Cetara. Non vogliamo cambiare ciò che questo luogo rappresenta, ma accompagnarlo in una nuova fase con la stessa passione e la stessa autenticità che hanno sempre contraddistinto la sua storia».
Tutti nuovi, invece, sono gli ambienti: firmato dallo studio APT5 architettura, il progetto di interior design conserva il carattere prettamente marinaro del San Pietro ma lo attualizza nelle scelte dei materiali – come il teak – e nella gestione della luce, che entra direttamente dalla piazza o è affidata a soluzioni moderne e raffinate.
Un menu che nasce dal mare

Come è sempre stato, dunque, la cucina del San Pietro segue il ritmo del mare, e di ciò che esso arriva giorno dopo giorno. Il pescato locale, sempre freschissimo, si può ammirare al banco, scegliendo tipologie e pezzature ma anche le preparazioni preferite: alla brace, all’acqua pazza, al sale o al forno; ma non mancano le alternative in versione frittura, dalle alici alla paranza.
Il mare domina naturalmente anche gli antipasti: dal Gran Crudo del giorno alle Tagliatelle di seppie crude con bottarga di tonno rosso e zeste di limone e altre crudità. Senza tralasciare le proposte della cucina, tra cui spiccano le Alici croccanti con maionese alla colatura di alici e il Carpaccio di tonno rosso con fichi, bottarga di tonno rosso e salsa agli agrumi.
Anche per quel che riguarda i primi piatti, agli immancabili classici marinari come lo Spaghetto con colatura di alici Riserva Armatore o il Risotto alla pescatora si affiancano proposte originali e piatti dedicati al pescato del giorno, in base a quanto riportato a riva dalle barche. Mentre tra i dessert, sembra quasi d’obbligo ordinare la Delizia al limone. E per accompagnare i piatti, la carta dei vini mette al centro la Campania ma si apre alle migliori bollicine d’Italia e alla Francia.