A Isa Mazzocchi il Premio Michelin Chef Donna 2021 by Veuve Clicquot

La chef patronne del ristorante La Palta di Bilegno è autrice di una cucina lontana dalle mode, femminista e femminile ma senza cliché. E la famiglia diventa “metodo”.

Isa Mazzocchi

È Isa Mazzocchi, che insieme alla sorella Monica e al marito Roberto Gazzola guida il ristorante di famiglia La Palta (una stella Michelin) a Bilegno, frazione di Borgonovo Val Tidone in provincia di Piacenza, la vincitrice del Premio Michelin Chef Donna by Veuve Clicquot per il 2021. Il riconoscimento, nato nel 2017 in partnership con la Guida Michelin – e in precedenza assegnato nell’ordine a Caterina Ceraudo, Fabrizia Meroi, Martina Caruso e Marianna Vitale – è in piena sintonia con la filosofia della maison e con la figura della vedova Barbe-Nicole Ponsardin, che a soli 27 anni ne prese le redini divenendo una delle prime donne imprenditrici dell’Epoca Moderna, conosciuta da tutti come La Grande Dame de la Champagne.

Per questo da oltre quarant’anni Veuve Clicquot riconosce e valorizza a livello mondiale la parità di genere in ambito manageriale e imprenditoriale, e dedica particolare attenzione affinché ogni donna – non solo per diversi destini familiari – possa affermarsi e contribuire al progresso dell’alta cucina e non solo. Nascono così anche il network Atelier des Grandes Dames (di cui fa parte anche la Mazzocchi, insieme ad altre 18 colleghe), che dal 2016 sostiene il talento femminile nell’alta ristorazione, per fare rete e mentoring, creando e favorendo una maggiore diversità di approcci, pensieri e dinamiche, e appunto il premio in collaborazione con la Michelin che punta a dare voce e mettere in evidenza – anche come modello per le giovani generazioni – le donne imprenditrici che vogliono o hanno ottenuto successo a livello imprenditoriale e manageriale.

Isa Mazzocchi, classe 1968, incarna alla perfezione la figura di donna, cuoca e ristoratrice, capace di affermare la sua personalità e il suo talento senza trascurare la famiglia che anzi diventa centrale nella gestione – e persino negli orari – dell’attività: qui il sistema tradizionale è stato sdoganato e a La Palta si pranza tutti insieme, con lo staff, al ristorante ma per la cena (in orari naturalmente anticipati) si sta ognuno a casa con la propria famiglia, per consentire a tutti i dipendenti di fare almeno un pasto al giorno con i propri cari. «Sono una femminista convinta, sono per l’eguaglianza e la parità, non ho paura a dirlo. Angelo del focolare a chi?», dice lei senza mezzi termini.

Cresciuta insieme alla sorella nell’osteria dei genitori annessa alla tabaccheria di un paese che rischiava di andarle stretto, si è emancipata grazie agli studi alberghieri e agli insegnamenti dello chef francese Georges Cogny – e poi con le esperienze da Gianfranco Vissani, Gualtiero Marchesi, Herbert Hintner – tornando a casa con le idee chiare e una cucina assertiva, pronta anche a spiazzare. Il ristorante La Palta, aperto dalla famiglia nel 1989 proprio per dar spazio alle sue capacità, è cresciuto insieme a lei e all’affinarsi di tecniche e conoscenze, anche grazie al contributo prezioso della sorella Monica, responsabile di sala, e dal 2000 a quello di Roberto Gazzola, sommelier che cura la bella cantina in cui etichette piacentine e italiane sono affiancate da quelle francesi, tra cui anche diversi Champagne di grandi e piccole maison. Resta forte, comunque, il legame con il territorio e in parte con la tradizione che è però pronta a scardinare: molti dei piatti che si trovano in carta cambiano di anno in anno, non si trovano signature dish o piatti di anni passati, perché il menù è sempre in continua evoluzione. L’unica eccezione sono i Tortelli Piacentini con la coda al verde di stagione – da una ricetta secolare – e la Coppa Piacentina Dop.

Tra le preparazioni che nel tempo hanno contribuito a far affermare la chef neopremiata sono state l’ardito Millefoglie di fegato grasso d’oca e banane con limone candito (2009), gli iconoclasti Tortelli di pisarei ripieni di anolini (2013) o l’Asina scottata al torbato con pioppini, fieno, fiori, bacche ed erbe selvatiche (2020), pensato per rappresentare il 2020 alla festa dei trent’anni de La Palta mettendo insieme la carne di un animale tipicamente locale e ciò di cui si nutre. Proposte che sono tutto fuorché delicate, eppure intimamente femminili come spiega la chef: «La mia cucina è femminile perché è una cucina che si prende cura, che nutre. Infatti firmo i miei piatti con un puntino bianco, che non è altro che una goccia di latte, il primo alimento che ognuno di noi ha mangiato e che ci rende tutti uguali».

Nella cerimonia di premiazione – svoltasi online – Isa Mazzocchi ha tenuto a sottolineare come il premio sia condiviso con la sorella, il marito e tutto lo staff ma ha anche preferito non dedicarlo a nessuna persona in particolare: «Preferisco non legarlo a qualcuno ma lasciarlo libero, che sia di ispirazione per chiunque voglia fare questo lavoro». Il brindisi però lo dedica a Roberto come farà, racconta,  ogni volta che alzerà un calice in questo anno.

 

 

Foto di Andrea Moretti

 

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