Carlo Petrini

Addio a Carlo Petrini: il visionario che ha cambiato la storia del cibo

A 76 anni scompare il fondatore di Slow Food e l'enogastronomia perde il suo intellettuale più lucido. Storia dell'uomo che ha tolto la gastronomia dai salotti per restituirla ai diritti dei contadini e alla tutela del pianeta.

Nel 2008, il quotidiano britannico The Guardian stilò una lista delle 50 persone che, con le loro idee e le loro azioni, avrebbero potuto salvare la Terra dal collasso ecologico. Tra scienziati del clima, premi Nobel e attivisti globali, figurava un solo nome italiano. Non era un politico, non era un economista. Era un sociologo e gastronomo nato a Bra, nel cuore delle Langhe piemontesi: Carlo Petrini.

Oggi che Petrini ci ha lasciati, quel riconoscimento suona ancora di più come l’esatta sintesi della sua esistenza. Con la sua scomparsa, il mondo dell’enogastronomia perde il suo più grande pensatore contemporaneo, l’uomo che ha tolto la gastronomia dai salotti borghesi della critica recensiva per trasformarla in un dirompente atto politico e ambientale.

Dalla provocazione di piazza di Spagna al manifesto globale

La storia della sua rivoluzione inizia con un gesto di resistenza culturale diventato leggenda. È il 1986 e a Roma, a piazza di Spagna, apre il primo McDonald’s d’Italia. Mentre la modernità accelera verso l’omologazione del gusto e i ritmi frenetici del consumo di massa, Petrini risponde con una provocazione squisitamente politica: una distribuzione di penne al pomodoro per rivendicare il diritto alla lentezza, alla convivialità e all’identità territoriale.

Da quella scintilla nasce Arcigola, che tre anni più tardi, a Parigi nel 1989, si strutturerà ufficialmente come Slow Food. Il simbolo scelto è una lumaca: un manifesto programmatico contro la dittatura del fast food e della fast life. Petrini capisce prima di chiunque altro che la globalizzazione alimentare sta distruggendo la biodiversità, cancellando saperi millenari e svuotando le campagne.

La trinità del cibo: buono, pulito e giusto

L’enorme merito intellettuale di Petrini è stato quello di elaborare un nuovo vocabolario per l’enogastronomia, riassunto in una triade filosofica che ha ridefinito il concetto stesso di qualità: buono, pulito e giusto. Buono sta per il piacere organolettico, che deve rimanere centrale e accessibile a tutti, non solo a un’élite di gourmet. Pulito significa un cibo prodotto nel rispetto dell’ambiente, degli ecosistemi e della salute umana. Giusto riguarda la giustizia sociale, ovvero la remunerazione dignitosa per chi la terra la lavora.

Attraverso strumenti operativi come l’Arca del Gusto e i Presidi Slow Food, Petrini ha salvato dall’estinzione centinaia di prodotti rari, ridando dignità economica e sociale a piccoli produttori, pastori e pescatori, trasformandoli da figure marginali a veri e propri custodi del pianeta.

Terra Madre e la dignità accademica della gastronomia

Con il nuovo millennio, la visione di Petrini compie un ulteriore salto di scala. Nel 2004 nascono due creature che segneranno il futuro del settore. Da un lato Terra Madre, la rete globale che ogni due anni riunisce a Torino le comunità del cibo di tutto il mondo, creando un dialogo paritario tra i contadini del Sud del mondo e i grandi scienziati occidentali. Dall’altro, l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, il primo ateneo al mondo interamente dedicato alla cultura del cibo, capace di dare dignità scientifica e accademica a una disciplina fino ad allora considerata ancillare.

Negli ultimi anni, il suo pensiero si era ulteriormente elevato verso l’ecologia integrale, trovando una profonda sintonia persino con Papa Francesco, con cui condivideva la visione espressa nell’enciclica Laudato si’ sulla necessità di un cambio di paradigma sociale ed economico.

L’eredità: il cibo come scelta politica

Carlo Petrini lascia un vuoto immenso, ma ci lascia anche una certezza: la consapevolezza che l’atto di mangiare non è mai un gesto neutro. Ogni volta che facciamo la spesa o sediamo a tavola, stiamo compiendo una scelta politica che influenza l’economia, l’ambiente e i diritti umani.

La sua “lumaca” continuerà a camminare sulle gambe delle migliaia di giovani gastronomi formati a Pollenzo e dei milioni di attivisti della rete globale di Slow Food. Petrini non ha solo cambiato il modo in cui guardiamo al piatto; ci ha insegnato che per salvare il mondo si può, e si deve, partire dalla terra.

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