Consorzio Alghero Doc

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Alghero, l’enoturismo oltre il bagnasciuga

L’area vitivinicola algherese cerca nuove strade per un turismo più qualificato, facendo leva sull’importanza (e l’evoluzione) dell’offerta enoica.

Una passeggiata sul lungomare, un piatto di pesce e una bottiglia di Aragosta, il vermentino della Cantina Santa Maria La Palma. Qualcuno la definirebbe una cartolina tipica dell’esperienza enogastronomica ad Alghero, ma forse dei tempi in cui si spedivano ancora le cartoline. Oggi quella stessa cantina – una cooperativa da 5 milioni di bottiglie cui fanno riferimento 300 soci conferitori – è infatti una delle due realtà più dinamiche dell’area algherese. La sua crescita spinge su progetti pop, come lo spumante Akènta Sub affinato in immersione nel mare sardo, e allo stesso tempo gioca di finezza con l’evoluzione dei vini, potendo contare sulla mano esperta e accurata dell’enologo Gaetano La Spina. L’altra è la storica Sella & Mosca, oggi parte del Gruppo Terra Moretti, che lavora su un progetto territoriale identitario, da un lato strizzando l’occhio al glamour – con le quattro etichette disegnate dallo stilista algherese Antonio Marras per valorizzare il Torbato fermo e metodo classico (gran bel vino), il Vermentino e il Cannonau – e dall’altro mantenendo rigore e pulizia in vini iconici come il Terre Bianche, il Cannonau Dimonios, il Tanca Farrà e l’internazionale Marchese di Villamarina, senza dimenticare l’iconico (sic!) Anghelu Ruju.

Alfieri di un vino contemporaneo

Va detto che avere le spalle larghe aiuta a lavorare con una prospettiva più lunga, guardando all’evoluzione delle tendenze e del mercato. E proprio per questo, mentre altre cantine spingono ancora sulla presenza ingombrante del legno e su una concentrazione corposa, Santa Maria La Palma ha iniziato un percorso di snellimento dei vini rossi e di alleggerimento dei bianchi (soprattutto rispetto alla spinta alcolica), cercando di raccontare un territorio che sa di mare. Per Sella & Mosca la qualità non è una nouvelle vague, ma vanno segnalate tanto la coerenza dei vini bandiera prodotti nelle storiche cantine di Alghero quanto una progressiva evoluzione dei vini “base”. Oltre ai monovitigno delle etichette di Marras, meritano un assaggio il Cannonau e il Vermentino di bandiera, dritti e schietti. La cosa che sorprende è che, contrariamente a quanto avviene in molti areali vitivinicoli italiani, siano i big a trainare l’evoluzione mentre qualche piccolo produttore è fermo a stilemi forse sorpassati anche per il vino sardo.

Territorio in cerca di identità enoturistica

Uno scenario che trova il proprio controcanto nella vita del Consorzio vini Alghero, che vede come anime attive e trainanti ancora la coop e l’azienda storica. Viene quasi da sorridere nel notare questa diarchia in seno alla struttura consortile, perché se in altri territori cooperazione e grandi realtà tendono a predominare, sulla costa occidentale della Sardegna questo avviene per contrarietà. La disattenzione dei produttori più piccoli è emersa con evidenza in occasione di un recente confronto promosso dal Consorzio sul tema dell’enoturismo, un nodo chiave per il rilancio qualitativo dell’esperienza-vino per Alghero e il suo entroterra.
«Dobbiamo crescere – rimarca Giovanni Pinna di Sella & Mosca (e vicepresidente del Consorzio) – e per crescere è necessario che le cantine, tutte quelle che insistono sul territorio, partecipino alla vita comunitaria. Per poter avanzare, le istituzioni pubbliche e le aziende devono collaborare e comunicare, ci deve essere un rapporto stretto di scambio quasi quotidiano di informazioni fondamentali per il territorio. Invece di snobbare i francesi, la Francia e il loro modo di fare vino, dovremmo imparare almeno questo da loro: l’essenza di comunità, dello stare insieme, del lavorare per il bene di tutti».
La chiave di volta in questo ragionamento è la spinta dell’enoturismo come strumento ad alto potenziale per alzare l’asticella di un turismo balneare oggi troppo spesso mordi-e-fuggi e legato a una stagionalità corta. «Noi siamo convinti che Alghero sia una città del vino, che il frutto della vite sia un suo pilastro», afferma il presidente del Consorzio Mario Moro. E invece, fino a ora, è rimasto un collaterale rispetto alla promozione del territorio. Per crescere serve dunque una nuova consapevolezza delle potenzialità di un turismo del vino che può spingere sulla destagionalizzazione di Alghero, ma questo richiede sinergia tra istituzioni, ristorazione, cantine.

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