Cosa significa, oggi, essere una Società Benefit e una B Corp nel mondo del vino? La risposta non risiede solo nelle certificazioni o nelle pratiche di vigneto – dove la gestione biologica e biodinamica è ormai un prerequisito consolidato – ma nella capacità di un’azienda di incidere sul tessuto sociale e culturale del proprio territorio.
Un esempio concreto di questo approccio arriva da Avignonesi. La cantina di Montepulciano ha recentemente inaugurato Grounded, un public program continuativo concepito per trasformare la storica tenuta Le Capezzine in un luogo di confronto pubblico su agricoltura, paesaggio e comunità. L’iniziativa non è un evento isolato, ma l’inizio di un format ricorrente che punta a riattivare la vocazione storica del luogo: nella seconda metà dell’Ottocento, infatti, la tenuta nacque come fattoria modello e centro di istruzione agraria per volontà di Angelo Vegni, rappresentando per generazioni un punto di riferimento per la diffusione delle competenze agrarie in Valdichiana.
La partnership con Moleskine Foundation
Il debutto del progetto – intitolato “Radici Condivise, Futuro Comune” – ha visto la partecipazione della Moleskine Foundation e del suo Creativity Pioneers Fund, una piattaforma internazionale che sostiene organizzazioni capaci di generare impatto sociale attraverso gli strumenti della cultura e della creatività. L’obiettivo dell’incontro è stato quello di far dialogare il mondo della produzione vitivinicola con esperienze di rigenerazione territoriale apparentemente distanti, ma unite da una visione comune del lavoro sulla terra.
Il panel ha ospitato tre casi di studio significativi, a partire dall’esperienza di XFarm – Agricoltura Prossima, una realtà pugliese che ha trasformato terreni confiscati alla criminalità organizzata in un’azienda agricola a indirizzo ecologico e sociale. Sempre dalla Puglia, il progetto Tracanelupa ha illustrato il lavoro svolto presso Masseria Infestante, dove la programmazione culturale ed educativa viene utilizzata come argine allo spopolamento delle aree rurali interne. Infine, l’associazione Terzo Paesaggio ha condiviso i risultati di Madre Project, un’iniziativa che utilizza la filiera del pane e la formazione per stimolare la nascita di imprese a forte valore comunitario.
L’idea di fondo, espressa dal management della cantina, è che il vino debba essere il punto di partenza – e non il traguardo univoco – per una riflessione più ampia sulla tutela dei territori e sulla costruzione di reti stabili tra la filiera produttiva, la ricerca e la società civile.
Visione di lungo periodo e approccio rigenerativo
L’operazione Grounded si inserisce nella strategia di gestione di Avignonesi, oggi guidata dalla famiglia Saverys-Aloy sotto la holding Victrix, che interpreta la conduzione aziendale in termini di gestione responsabile delle risorse e custodia. Con una superficie complessiva di 310 ettari, di cui 177 vitati e oltre la metà dedicati al Sangiovese nella zona del Vino Nobile, l’azienda produce circa 512mila bottiglie all’anno destinate a 37 mercati esteri, potendo contare su un organico multiculturale di 119 collaboratori di 20 diverse nazionalità.
Sul piano agronomico, i vigneti sono gestiti secondo i dettami della biodinamica dal 2010. L’approccio punta sulla biodiversità complessiva della tenuta, considerata come un organismo vivente isolato dalle logiche della chimica di sintesi: si punta quindi sull’autoproduzione del compost da vinacce e potature, sull’utilizzo di quindici varietà diverse di colture di copertura per l’aerazione del suolo e sull’impiego di coadiuvanti naturali come tisane di ortica ed equiseto. In cantina, la scelta è quella di operare senza lieviti selezionati o additivi, vinificando separatamente le singole micro-parcelle per preservare le differenze pedoclimatiche della spina dorsale aziendale, focalizzata sul Sangiovese a Montepulciano e sugli internazionali a Cortona.
I prossimi appuntamenti
La trasformazione delle Capezzine in hub di discussione agricola prevede già una seconda tappa in calendario. Il prossimo 3 dicembre, la tenuta ospiterà infatti il meeting della Slow Wine Coalition, la rete internazionale che riunisce i protagonisti della filiera legati a un’idea di vino buono, pulito e giusto. Si tratta di un ulteriore tassello che conferma come il futuro delle aziende vinicole leader passi sempre più dalla loro capacità di farsi carico di istanze collettive, uscendo dai confini della pura dinamica commerciale.