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Potrebbe arrivare nei supermercati una banana che non annerisce mai

Una varietà sviluppata con editing genetico mantiene il colore più a lungo dopo il taglio e punta a ridurre gli sprechi lungo la filiera

Una banana che rimane gialla più a lungo anche dopo essere stata sbucciata o tagliata potrebbe presto arrivare nei supermercati britannici. A svilupparla è Tropic, società di biotecnologie con sede a Norwich, che ha utilizzato la tecnica CRISPR-Cas9 per ridurre l’attività dell’enzima responsabile dell’imbrunimento del frutto.

Secondo l’azienda, la polpa mantiene colore, gusto e consistenza per uno o due giorni in più rispetto a una banana convenzionale, e ancora più a lungo se conservata al freddo. L’obiettivo non è soltanto allungare la vita del frutto nelle case, ma soprattutto renderlo più facilmente utilizzabile nella frutta già tagliata, nelle macedonie confezionate e nei prodotti pronti al consumo.

Come funziona la banana che non annerisce

L’imbrunimento della banana è legato all’azione della polifenolossidasi, un enzima che entra in gioco quando il tessuto del frutto viene danneggiato ed entra in contatto con l’ossigeno.

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Tropic ha modificato con CRISPR-Cas9 tutte e tre le copie di un gene presente nella banana, riducendo la produzione di questo enzima. Non vengono quindi introdotti geni provenienti da altre specie: nel sistema normativo inglese la varietà è stata classificata come organismo ottenuto tramite precision breeding, cioè attraverso modifiche che avrebbero potuto essere ottenute anche con tecniche di selezione tradizionale. Non significa che il prodotto possa già essere venduto: la banana deve ancora superare la valutazione della Food Standards Agency, necessaria prima della commercializzazione.

Il problema dello spreco

Il possibile vantaggio riguarda soprattutto la distribuzione. Nel Regno Unito vengono gettate ogni giorno circa 1,4 milioni di banane ancora commestibili.

Tropic stima che una maggiore resistenza all’imbrunimento possa ridurre di oltre il 25% gli sprechi e le emissioni equivalenti di CO2 lungo la filiera della banana. Secondo l’azienda, su scala globale questo potrebbe tradursi in più di 9 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti evitate ogni anno nel solo mercato delle banane destinate all’esportazione. La varietà ha già ottenuto autorizzazioni normative in diversi Paesi, tra cui Filippine, Giappone e Brasile, e Tropic ha avviato la produzione in America Latina.

Quando potrebbe arrivare in Europa

Per l’Unione europea i tempi saranno più lunghi. Nel giugno 2026 è stato approvato il nuovo regolamento sulle piante ottenute attraverso alcune nuove tecniche genomiche, le cosiddette NGT. Il testo distingue tra diverse categorie e prevede un percorso semplificato per le piante NGT-1, considerate comparabili a quelle che potrebbero essere ottenute con tecniche convenzionali.

Il regolamento è già entrato in vigore, ma la maggior parte delle sue disposizioni si applicherà dal 17 luglio 2028. Non è quindi possibile stabilire oggi quando questa specifica banana potrà essere venduta nell’Unione europea, né dare per scontato che venga automaticamente classificata come NGT-1: servirà una valutazione secondo le nuove regole.

Per ora, quindi, la banana che annerisce più lentamente resta soprattutto un esempio di come l’editing genetico stia entrando nella filiera alimentare non soltanto per aumentare rese o resistenza delle colture, ma anche per intervenire su conservazione, logistica e sprechi.

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