casamerlo-bologna-trattoria

CasaMerlò: quando la trattoria smette di imitare il passato e torna a essere contemporanea

Una cucina di memoria attiva, tra tradizione emiliana, ironia anni Ottanta e un’idea precisa di ospitalità.

Non serve mitizzare la tradizione per rispettarla. A volte basta conoscerla a fondo e decidere, con lucidità, cosa vale la pena salvare. CasaMerlò nasce esattamente da questa consapevolezza: non come esercizio nostalgico, ma come trattoria che sceglie di lavorare sulla memoria gastronomica senza trasformarla in museo. Qui la cucina emiliana non viene imbalsamata né addolcita per il pubblico contemporaneo; viene rimessa in circolo, anche quando è scomoda, grassa, ridondante o fuori moda.

Alla scoperta di CasaMerlò

Siete dentro le mura di Bologna, a pochi passi dalle Due Torri, ma lontani dalle scorciatoie del centro turistico. Non ci sono tentativi di stupire, tecnicismi o contaminazioni forzate, l’idea è solo quella di riportare al centro la funzione originaria della trattoria: nutrire bene, accogliere senza rigidità, proporre una cucina riconoscibile che non chiede spiegazioni continue.

casamerlo-bologna-trattoria-recensione

Alla guida ci sono Dario Picchiotti e Francesco Tonelli, uno in cucina e uno in sala, con ruoli netti e complementari. Picchiotti è un cuoco di mestiere, con una conoscenza tecnica che gli consente di muoversi con disinvoltura tra pesce e tradizione emiliana; Tonelli è un oste nel senso più classico del termine, capace di tenere insieme atmosfera, servizio e relazione con il cliente senza mai invadere il campo della cucina.

Il ristorante nasce con un’idea molto semplice: fare quei piatti che non fa più nessuno. Tutti i piatti della loro infanzia, soprattutto quelli degli anni ’70 e ’80, che ormai non fa più nessuno e che sembrano quasi imbarazzanti da proporre: CasaMerlò li rimette a tavola, con l’attenzione richiesta nel 2026, ma senza alcun tipo di vergogna, anzi.

Il riferimento agli anni Ottanta è una chiave di lettura gastronomica e strizza in maniera solo marginale gli occhi al marketing. In quel decennio la cucina italiana viveva una fase di passaggio, spesso goffa ma estremamente sincera, in cui panna, vodka, crespelle, sformati e paste gratinate convivevano senza complessi accanto alla tradizione più antica eppure quelli erano i piatti d’avanguardia, quelli del futuro, quelli che oggi scandalizzerebbero le persone sui social ma che, senza il peso delle effe su sfondo blu, sono stati visti, accettati e mangiati senza problemi. CasaMerlò intercetta quel momento storico e lo riporta nel presente con una mano più leggera, ma senza tradirne l’identità.

Cosa e come si mangia da CasaMerlò

La carta si muove su più registri, ma resta coerente. I piatti della cucina bolognese classica ci sono e sono eseguiti con rigore: le tagliatelle al ragù funzionano perché rispettano tempi, grassi e cotture; i tortellini in brodo non cercano scorciatoie; la cotoletta alla bolognese resta volutamente “sporca”, generosa, fedele alla sua natura originaria. Qui non si alleggerisce per piacere a tutti, si cucina per convinzione.

Accanto a questo asse portante trovano spazio piatti che lavorano sulla memoria in modo più dichiarato. Il Poldino, hamburger costruito con il ripieno dei tortellini, friggione e salsa verde, è l’esempio più riuscito di come l’ironia possa convivere con l’equilibrio. È un piatto che funziona: ogni elemento è riconoscibile, ma il risultato finale è coerente.

casamerlo-bologna-trattoria-come-si-mangia

Lo stesso vale per le ruote alla vodka, un piatto spesso liquidato come simbolo di un’epoca da dimenticare, che qui invece ritrova dignità e diventa un vanto del ristorante. La salsa è calibrata, la panna non sovrasta, la vodka resta un’eco aromatica. È un piatto che parla a chi quegli anni li ha vissuti, ma incuriosisce anche chi li conosce solo per sentito dire. Quella di CasaMerlò è una cucina concreta in cui i piatti vengono capiti nell’immediatezza anche perché se funzionano, lo capite subito; se non funzionano, non c’è storytelling che tenga. Anche il lavoro sui bolliti, sul lesso, sull’insalata russa e sul brodo segue la stessa logica.

La carta dei vini è ampia, ben costruita, con ricarichi corretti e una selezione pensata per accompagnare la cucina, non per imporsi su di essa.

L’ambiente riflette la stessa filosofia: arredi curati, atmosfera conviviale, nessuna teatralizzazione forzata, qualche maglia degli sportivi di passaggio appesa qui e lì (su tutte una bellissima di Marco Belinelli). CasaMerlò è una trattoria urbana, giovane nell’approccio ma solida nei fondamentali (un po’ come il già citato campione NBA), capace di parlare sia a chi cerca conforto sia a chi è curioso di ritrovare sapori dimenticati.

In una città come Bologna, dove la tradizione gastronomica è spesso usata come alibi per non cambiare nulla, CasaMerlò rappresenta una deviazione interessante. Rimette in discussione il passato partendo dalla cucina e non dai tortellini della nonna e tutte le altre frasi standard che stanno perdendo di significato con il passare dei giorni. Questo posto dimostra che la trattoria può ancora essere un luogo vivo, attuale, persino divertente, senza perdere autorevolezza.

Maggiori informazioni

CasaMerlò

Via de’ Gombruti, 2d, Bologna
casamerlo.it

Condividi

Facebook
Twitter
LinkedIn
Articoli
correlati