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Celebriamo la giornata internazionale della birra in stile italiano

Dal 2008 ogni primo venerdì di agosto ricorre la data che celebra la bevanda preferita dagli italiani in estate. L’abbinamento piatto-boccale più sfidante? Quello con le IGA, una ricetta made in Italy che vanta la presenza di uva tra i propri ingredienti.

Come ogni primo venerdì di agosto (ormai dal 2008) si celebra la Giornata internazionale della birra, o almeno una delle tante. Scelta strategicamente per il clima estivo e la distanza da altre celebrazioni legate al mondo brassicolo, quella che quest’anno ricorre il 5 agosto è una data onorata tra pub e birrerie in oltre 200 città di tutto il mondo. «L’estate è la stagione per eccellenza della birra – dichiara Andrea Bagnolini, direttore generale di AssoBirra –, non solo per il consumo, ma anche per l’interesse espresso dalle persone nel voler approfondire sia la storia che la produzione di questa bevanda tanto amata, sia gli abbinamenti durante tutti i momenti della giornata e in particolare con il cibo». Una riflessione confermata anche dalla recente indagine Bva Doxa per il Centro Informazione Birra (Cib) di AssoBirra, in cui emerge che gli italiani in vacanza consumano birra mediamente 4 volte a settimana, in linea con le rilevazioni 2021, con un 29% che dichiara di berla tutti i giorni. A piacere particolarmente è l’abbinamento con il cibo.

In materia di beer pairing si è espresso Deliveroo che, in collaborazione con My Personal Beer Corner in occasione dell’International Beer Day, propone interessanti accostamenti piatto-boccale per valorizzare al meglio alcune delle specialità estive più amate, come fritture, grigliate, barbecue, insalate, primi piatti a base di frutti di mare.
«Sarà capitato a ognuno di voi di chiedersi, almeno una volta nella vita, quale birra, quale stile, possa essere il più indicato per una portata, da rendere protagonista in tavola – afferma Guido Palazzo, beer expert, sommelier e consulente che si occupa della promozione della cultura brassicola –. Esistono nel mondo un’infinità di marchi, di generi e combinazioni produttive varie, di birre realizzate utilizzando materie prime (e non solo) diverse, e che, in alcuni casi, tengono conto della tradizione del luogo di produzione. Ogni piatto può avere il suo abbinamento per concordanza (affinità rispetto alle caratteristiche gustative) o contrapposizione (caratteristiche opposte che tendono a riportare equilibrio). Non rimane che sperimentare sul campo… o meglio in tavola». Con una frittura di pesce? Lager (Helles e Pils) o morbide Blonde Ale, ma possiamo spingere sul gusto con delle Ipa (India Pale Ale) dal potere più amaricante o delle Apa (American Pale Ale) dalle caratteristiche più agrumate, ma attenzione a dosare il sale a tavola. Con l’insalata di riso andate sul sicuro scegliendo una Weiss, mentre gli appassionati di Belgio potranno azzardare una Saison che con il suo carattere speziato arricchisce l’assaggio. Per la logica “gli opposti si attraggono”, molluschi e crostacei chiamano le Stout come vuole tradizione irlandese, invece meno immediato ma decisamente dissetante è l’abbinamento tra Gose (tedesca dal particolare sapore salato) e spaghetti con le vongole. Quando le mamme al sud tireranno fuori l’artiglieria pesante con teglie di parmigiana di melanzane rispondete con delle Tripel, dal tenore alcolico tale da asciugare grassezza e untuosità. E prendete appunti in vista del bbq di Ferragosto: con le carni bianche birre dai toni dolci e morbidi, quindi le tedesche HellesWaizenBock o Weizenbock, le beghe Dubbel e a salire di grado alcolico le Strong Ale;  tutte le Ipa. ma anche le belghe Strong, su tutte le Tripel, ben si sposano con le carni rosse; per la griglia veg, le Helles sono da verdure più amare, le Pils per quelle più dolci.

Gli italiani in tema di birra sembrano essere sempre più patriottici ed esiste proprio uno stile nostrano certificato dal Beer Judge Certification Program, l’ente americano per la classificazione degli stili birrai, in cui viene utilizzata l’uva (come mosto o in polpa) per mettere a punto le ricette delle Iga. Acronimo di Italian Grape Ale, tra i primi birrifici a proporre questa categoria con le caratteristiche aromatiche tipiche della frutta a grappolo, senza però sovrastare malto e luppolo, si annovera il sardo Barley che, grazie all’estro del birraio Nicola Perra, ha commercializzato la BB10 con mosto cotto di Cannonau e la BB9 con uve di Malvasia. Spostandoci in Piemonte, un altro birrificio noto per l’utilizzo di mosto d’uva è Montegioco, nell’omonima località in provincia di Alessandria, che per la sua Tibir ha selezionato mosto di Timorasso. D’uva è anche la BeerBera di LoverBeer, una fermentazione spontanea maturata in botte con aggiunta di uve di Barbera d’Asti. Il suo abbinamento, però, è la vera sfida perché «di fatto le puoi abbinare a tutto – parola di Riccardo Antonelli, maestro birraio e sommelier della birra – . Tutto dipende sempre dalla percentuale di mosto presente, dalla scelta di uva bianca o rossa. Ad esempio, quelle a base di mosto bianco le immagino con dei gamberi di fiume in salsa verde, le IGA Metodo Classico con mosto di verdicchio mi è capitato di suggerirle con un plateau di ostriche, le fermentazione spontanee, tipo sour beer con mosto scuro, le ho provate con il Puzzone di Narni, per IGA alla sapa con mosto concentrato a caldo si va sul sicuro con uno stinco bavarese al forno e insalata di crauti».

Le produzioni brassicole caratterizzate dalla presenza di uva tra i propri ingredienti hanno persino un campionato dedicato. Torna, infatti, la seconda edizione di “Iga Beer Challenge”, il concorso promosso da “Iga – Quando la Birra incontra l’Uva”, progetto che prevede la realizzazione di una piattaforma che comprende la mappatura delle Iga e delle realtà che le producono. Le birre iscritte saranno valutate alla cieca da un panel di giudici internazionali il prossimo sabato 22 ottobre presso la sede dell’Associazione Piazza dei Mestieri di Torino, mentre la cerimonia di premiazione si terrà mercoledì 16 novembre nell’ambito del Simei (Salone Internazionale Macchine per Enologia e Imbottigliamento) di Milano.

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Foto di copertina: Shutterstock

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