Raccontare un prodotto attraverso l’arte è sempre un rischio: può trasformarsi in esercizio di stile oppure aprire uno spazio di senso inatteso. Nel caso di Ode alla mela, la seconda ipotesi sembra aver prevalso. Si tratta del contest internazionale lanciato in occasione dei trent’anni di Marlene, che ha raccolto migliaia di contributi creativi da ogni parte del mondo: illustrazioni, poesie, ricette e brani musicali per raccontare un frutto come esperienza culturale, memoria personale, simbolo universale.
Le opere arrivate a Bolzano nei mesi scorsi restituiscono una geografia sorprendentemente ampia: la mela come paesaggio alpino, come gesto quotidiano, come metafora del tempo che passa. Un immaginario che attraversa stagioni, lingue e generazioni, e che dimostra quanto il cibo – soprattutto quando è fortemente legato a un territorio – possa diventare materia narrativa.
Quattro linguaggi per raccontare una mela

Il concorso, articolato in quattro categorie (cucina, arte, musica e letteratura), ha invitato i partecipanti a confrontarsi non tanto con un marchio, quanto con ciò che quel marchio rappresenta da trent’anni: l’origine delle materie prime, la stagionalità, il lavoro agricolo, il rapporto tra uomo e paesaggio. Ne è nato un archivio creativo globale in cui il cibo, prima ancora dell’immagine, diventa strumento di racconto e la mela smette di essere icona commerciale per tornare ingrediente, memoria, simbolo vivo.
È dalla cucina che arriva una delle letture più interessanti. Gabriel Felipe Cruz Zúñiga, giovane studente di scuola alberghiera, ha vinto con Manzanas en alturas, un dessert che intreccia ricordi d’infanzia e paesaggio montano. Un piatto che non cerca l’effetto, ma lavora sul senso dell’origine, evocando le altitudini in cui nascono le mele e trasformando l’esperienza personale in linguaggio gastronomico. Il progetto gli è valso non solo un soggiorno in Alto Adige, ma anche uno stage formativo presso l’Atelier Moessmer dello chef Norbert Niederkofler, in un ideale passaggio di testimone tra generazioni e visioni della cucina.
A conquistare il titolo generale è stata l’illustratrice italiana Ida Eugenia Scalia, vincitrice con Le mie Marlene: un viaggio per immagini che attraversa stagioni ed emozioni, in cui le mele diventano frammenti di vita e specchi dell’esperienza umana. Un lavoro che rinuncia al realismo per affidarsi alla metafora, usando colore e forma per raccontare il tempo.
Nella categoria arte si è distinta anche la spagnola Marian Virginia Fernández Prado con Naturaleza viva, opera digitale che dialoga idealmente con Cézanne e con la sua ossessione per le mele come universo formale. Qui il frutto diventa struttura ed equilibrio, punto d’incontro tra femminile e natura, tra geometria e sentimento.
Musica e letteratura completano il racconto. Leonardo Mantelli, vincitore della sezione musicale, ha trasformato la mela in suono, evocando profumi di frutteti e gesti agricoli quotidiani, mentre la poesia Dentro di te il mio mondo di Marialaura Ceribelli sceglie una chiave intima e ambientale, riflettendo sulla necessità di custodire la natura per poter continuare a raccontarla – e, in fondo, cucinarla.