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La Dop Economy cambia ritmo: chi cresce e chi perde valore in Italia

Produzioni certificate, export e criticità della filiera: i nuovi equilibri dell’agroalimentare secondo il Rapporto Ismea–Qualivita 2025

Il Rapporto Ismea–Qualivita 2025 conferma che la Dop Economy continua a crescere in valore e nelle esportazioni, ma mette in evidenza dinamiche divergenti tra i diversi comparti: alcune denominazioni aumentano in modo significativo, altre registrano contrazioni inattese. Il quadro complessivo resta positivo, con un settore alimentare in forte espansione, mentre il vino mostra segnali di rallentamento e una struttura produttiva che perde operatori.

Il settore continua a crescere ma ci sono delle criticità

La Dop Economy italiana registra nel 2024 uno dei risultati più rilevanti degli ultimi anni, superando i 20,7 miliardi di euro di valore alla produzione e raggiungendo 12,3 miliardi di export, dati che segnano rispettivamente una crescita del 3,5% e dell’8,2% rispetto all’anno precedente. Il rapporto, giunto alla ventitreesima edizione, documenta un settore in espansione trainato soprattutto dal comparto alimentare, che avanza del 7,7%, mentre il sistema produttivo complessivo mostra un lieve incremento dell’occupazione (+1,6%) a fronte di una riduzione degli operatori, in particolare nel vino.

L’analisi rivela come la crescita complessiva nasconda però forti disomogeneità. Nel settore dei prodotti a base di carne il valore risulta stabile, ma pesano contrazioni significative: il Prosciutto di Parma Dop arretra del 9,5%, anche in relazione a un mercato internazionale più complesso. In ambito caseario, nonostante un aumento generale del comparto (+10,5%), emergono cali importanti: il Pecorino Romano Dop perde il 12,8%, mentre l’Asiago Dop scende del 2,8%.

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Dinamiche analoghe emergono per il vino. Il comparto mantiene un valore stabile (+0,1%) ma diverse denominazioni registrano flessioni a doppia cifra. Per il Lugana Dop il calo è del 21,6%, mentre il Valpolicella Ripasso Dop scende del 18,6% e il Conegliano Valdobbiadene–Prosecco Dop del 17,3%. Perdite più contenute interessano anche etichette consolidate come Barolo Dop (-2,7%), Brunello di Montalcino Dop (-2,4%) e Asti Dop (-2,9%).

Sul fronte della distribuzione interna, nei primi nove mesi del 2025 si osserva una diminuzione delle vendite in valore dei prodotti a base di carne Dop e Igp (-1,0%), influenzata dal calo della Mortadella Bologna Igp (-9,2%) e nuovamente del Prosciutto di Parma Dop (-0,8%). Il comparto degli oli registra inoltre una flessione marcata, con gli extravergini Dop e Igp in calo del 12,9%.

Il rapporto segnala anche alcune performance particolarmente positive. L’olio Terra di Bari Dop cresce dell’89,3%, raggiungendo i 77 milioni di euro. Tra i formaggi, il Grana Padano Dop avanza del 23,3%, mentre il Parmigiano Reggiano Dop segna un incremento del 10,1%. Buona la progressione della Mela Alto Adige Igp (+12,9%) e della Pasta di Gragnano Igp, che supera per la prima volta i 300 milioni di euro (+11%). Nel vino, la Puglia Igp cresce del 19,6%, mentre il Delle Venezie Dop migliora del 9%.

Anche nel 2024, il mercato continua a essere guidato dai prodotti più riconosciuti dal consumatore: Parmigiano Reggiano, Prosciutto di Parma, Mozzarella di Bufala Campana, Grana Padano e Gorgonzola restano ai primi posti per valore complessivo. Completano la top ten San Daniele, Aceto Balsamico di Modena, Mortadella Bologna, Pecorino Romano e Pasta di Gragnano.

Accanto alle dinamiche di mercato, il Rapporto Ismea–Qualivita evidenzia alcune criticità di medio periodo. La più urgente riguarda il contesto geopolitico: i dazi dell’amministrazione statunitense incidono sulle esportazioni, con il 48% dei Consorzi che segnala una riduzione degli invii verso gli Stati Uniti. Nel 20% dei casi, il maggior costo si trasferisce direttamente sui produttori italiani. Questa situazione spinge il 61% dei Consorzi a diversificare verso nuovi mercati, in particolare nel Sud-Est asiatico e in Cina.

Un ulteriore tema è lo scostamento tra l’aumento della produzione certificata (+26% tra 2010 e 2024) e la riduzione della cosiddetta “Fattoria Italia”, la cui base agricola scende da 80 a circa 60 milioni di tonnellate nello stesso periodo. Una tendenza che solleva interrogativi sulla futura disponibilità di materia prima e sul mantenimento degli standard qualitativi.

Infine, il comparto dell’ortofrutta, pur contando 128 denominazioni, rappresenta soltanto il 4,1% del valore del cibo a indicazione geografica. L’introduzione dal 2026 del nuovo regolamento sulle IG artigianali e industriali, che prevede l’uso dello stesso logo “IGP” senza obbligo di certificazione terza, rischia di compromettere la leggibilità per il consumatore.

La Dop Economy italiana vive dunque una fase di consolidamento, con indicatori generali favorevoli ma squilibri interni che richiedono interventi strategici. La capacità di valorizzare la produzione nazionale, difendere i mercati esteri e mantenere la fiducia dei consumatori rappresenterà il vero banco di prova per il prossimo biennio.

Maggiori informazioni

Il Rapporto Ismea–Qualivita 2025 è disponibile a tutti previa registrazione sul sito ufficiale.

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