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Francesco Martucci ci presenta la sua nuova pizzeria a Miami

Debutto americano del pizzaiolo che ha riscritto il linguaggio contemporaneo dell’impasto.

La notizia è rimbalzata da un portale a un altro alla velocità della luce: Francesco Martucci apre a Miami, per la prima volta lontano da Caserta. Vola fino agli Stati Uniti per espandere i propri orizzonti e lo fa in grande stile, con un progetto incredibile che punta a imporsi sulla scena a stelle e strisce. Abbiamo sentito il maestro pizzaiolo che ci ha parlato di com’è nato il progetto e di come verrà gestito il nuovo ristorante.

Francesco Martucci Miami: l’indirizzo già preso d’assalto dalle prenotazioni

Quando un pizzaiolo come Francesco Martucci decide di uscire dal proprio perimetro naturale, non si tratta mai di una semplice espansione. È piuttosto un atto che riguarda l’identità, il senso del limite e la volontà di misurarsi con un altrocontesto senza snaturarsi. L’apertura di Francesco Martucci (così si chiama la pizzeria) a Miami, nel quartiere di Wynwood, segna la prima volta in cui il pizzaiolo casertano porta il proprio nome e la propria visione fuori dall’Italia. E non è un dettaglio: I Masanielli restano a Caserta, intatti, irripetibili, come un laboratorio permanente. Qui, invece, nasce un progetto nuovo, autonomo, che dialoga con il mondo.

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Per capire il peso di questa scelta bisogna ricordare chi è Martucci oggi. Dal 2001, anno di apertura de I Masanielli, la sua pizzeria è diventata un riferimento assoluto nel panorama internazionale. Un risultato che ha scardinato definitivamente la distinzione tra alta cucina e pizza, trasformando quest’ultima in un terreno di ricerca gastronomica totale.

Eppure, nonostante le numerose offerte ricevute negli anni da Giappone, Dubai e altri mercati globali, Martucci ha sempre detto no. Fino all’incontro con Liberty Entertainment Group. Una partnership maturata nel tempo, fondata su una condivisione di visione prima ancora che su un progetto economico. «Mi hanno invitato a Toronto e mi hanno mostrato tutti i ristoranti di loro proprietà», racconta. «Erano sempre pieni, curati, con un servizio eccellente. Questo mi ha fatto riflettere, perché spesso i soci sono lontani dal settore. Qui, invece, ho visto un coinvolgimento reale». Un rapporto che, come sottolinea lo stesso Martucci, è diventato anche umano e familiare.

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Il risultato è uno spazio nel cuore creativo di Miami, con 145 coperti, una cucina a vista attrezzata con cinque forni arrivati dall’Italia, le stesse tecnologie utilizzate a Caserta e ambienti che richiamano l’estetica scura e raccolta de I Masanielli. Non una copia, ma un’eco riconoscibile. C’è anche una sala dedicata ai menu degustazione, con ingresso indipendente, e uno spazio pensato per l’arte contemporanea, a ribadire la volontà di dialogare con il contesto culturale della città.

Anche sul piano gastronomico, Martucci non arretra di un millimetro. Le signature sono le stesse che hanno costruito la sua reputazione per un menu molto solido e riconoscibile: Futuro di Marinara, Assoluto di Cipolle, Assoluto di Pomodoro, Mani di Velluto, Assoluto di Carciofo. Pizze che nascono da un lavoro quasi ossessivo sull’ingrediente, scomposto, trasformato, concentrato in più consistenze, secondo un approccio che prende in prestito tecniche dall’alta cucina per riportarle dentro un disco di impasto.

Il menu americano sarà essenziale e ragionato: dieci pizze, tre primi, tre proteine «Come amano fare in America» prosegue Francesco. In cucina, accanto a Martucci, c’è Francesco Spinelli, chef già stellato con Don Alfonso 1890 a Toronto, altro segnale di come il progetto voglia muoversi su un confine ibrido tra pizzeria e ristorante. Gli impasti seguiranno lo stesso lungo di fermentazione di Caserta, con le tre cotture simbolo del suo lavoro: vapore, fritto e forno. Una grammatica ormai riconoscibile, ma tutt’altro che statica.

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Mani di Velluto

Gli ingredienti raccontano un altro equilibrio delicato. Mozzarella, pomodori e aglio arrivano dall’Italia, mentre le verdure saranno in gran parte americane. «Le aziende agricole americane hanno per me un valore aggiunto infinito perché sanno lavorare molto bene», spiega Martucci. Un’apertura intelligente al territorio, che evita l’effetto “ristorante italiano imbalsamato” e costruisce invece un dialogo reale con il luogo.

Dietro le quinte, il lavoro è stato lungo e meticoloso. «Un anno di cantiere, una partnership avviata due anni fa, una squadra costruita con attenzione». La cosa più difficile in questo tipo di espansioni resta però proprio il filo conduttore tra la casa madre e le altre location: Martucci ci dice che non vuole fare errori e così «Le preparazioni le fanno tre ragazzi che ho portato da Caserta per garantire continuità di metodo, altri ne cresceranno nei prossimi mesi e quando tornerò in Italia, verrà per 5 mesi il mio secondo a gestire tutto». Come ci si aspettava, la partenza è stata col botto avendo circa 500 richieste di prenotazioni al giorno ma «La prima settimana ho aperto a soli 100 posti. Voglio far capire bene il progetto e quello che facciamo. Il punto ora non è riempire il locale, è costruire il futuro insieme», sin prisa però sin pausa.

«Mi sono voluto mettere in discussione. Mi piace agire, voglio fare. Questa è la mia vita» continua Francesco ed è forse qui che sta il senso più profondo di questa apertura. Non nel record, non nel mercato americano, ma nella scelta consapevole di uscire dalla comfort zone. «La sfida più grande è restare con i piedi per terra e la testa tra le nuvole», dice Martucci. Una frase che suona come un manifesto. Perché quando la pizza smette di essere solo ripetizione e diventa visione, allora può davvero viaggiare lontano senza perdere se stessa.

Maggiori informazioni

Francesco Martucci Miami

10 NE 27th Street, Miami, Florida 33137

martuccimiami.com

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