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Il gelato artigianale sfida le multinazionali: ecco perché il mercato sta cambiando

Dai rincari degli ingredienti alla crescita del gelato di qualità, le ragioni dietro il declino del gelato confezionato delle grandi aziende.

Il gelato confezionato non è più l’affare sicuro di un tempo per le grandi multinazionali alimentari. Aziende leader come Nestlé e Unilever stanno infatti ridimensionando o addirittura cedendo le loro divisioni dedicate a questo comparto, che sembra aver perso molto del suo appeal originario rispetto ad altri settori ritenuti più strategici e redditizi.

Cosa sta succedendo ai grandi gruppi dei gelati

Il più clamoroso è il caso di Nestlé che ha annunciato di essere in trattativa per vendere la sua divisione di gelati confezionati, di cui fanno parte marchi molto noti come Maxibon, Coppa del Nonno e Häagen-Dazs. Il CEO Philipp Navratil ha spiegato come il settore dei gelati sia diventato meno centrale per il gruppo, rappresentando ormai una sorta di distrazione rispetto ai comparti ritenuti più remunerativi e su cui concentrare gli sforzi, come il caffè, il pet food e gli snack.

Una strada simile era stata intrapresa già nel 2024 da Unilever che aveva scelto di scorporare la sua divisione gelati per creare una nuova società quotata, la Magnum Ice Cream Company, nella quale confluirono brand come Cornetto, Ben & Jerry’s e proprio Magnum.

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Ma perché il gelato confezionato non convince più le multinazionali? Secondo il Post diverse sono le ragioni che spiegano questo disinteresse crescente. In primis, l’aumento dei costi di produzione, con il prezzo di ingredienti chiave come zucchero, latte e cioccolato che sono lievitati negli ultimi anni, con un impatto diretto sui prezzi finali al pubblico. Basti pensare che in Italia il costo medio di una vaschetta di gelato confezionato è passato da 3,99 euro nel 2021 a 7,98 euro nel 2025.

Di fronte a questi rincari, molti consumatori si sono orientati verso le linee di gelato discount dei supermercati, meno care ma inevitabilmente di qualità inferiore. Questo ha portato a una contrazione dei volumi di vendita che ha inciso negativamente sui risultati di questo comparto.

Inoltre, il gelato confezionato presenta una maggiore complessità dal punto di vista della filiera produttiva e logistica rispetto ad altri prodotti alimentari. Le aziende devono infatti gestire catene del freddo e canali di distribuzione dedicati, a differenza di un semplice pacco di caffè o di pasta. Tutto ciò richiede investimenti e risorse che le multinazionali preferiscono indirizzare verso comparti considerati più strategici.

Nel 2025, ad esempio, la divisione gelati di Nestlé è cresciuta solo dell’1,3%, molto meno rispetto ad altri segmenti come i prodotti dolciari (+8,2%) o quelli per gli animali domestici (+7,3%). Anche per Unilever il gelato rappresentava circa l’8-9% dei 60 miliardi di ricavi totali, con una crescita contenuta del 2,3% e un calo dei volumi di vendita del 6% rispetto all’anno precedente.

Insomma, il modello del conglomerato alimentare sembra non funzionare più per il gelato confezionato. Le grandi aziende puntano oggi su pochi comparti chiave, in cui possono dominare il mercato e ottimizzare le risorse, piuttosto che disperdere energie in settori più complessi come quello del gelato.

L’ascesa del gelato artigianale

Mentre il gelato confezionato delle grandi aziende è in crisi, il gelato artigianale sta vivendo un momento di forte espansione, soprattutto in Paesi attenti alla qualità del cibo come Italia, Francia e Spagna.

Nel 2025 il fatturato del gelato artigianale nel nostro Paese ha raggiunto 3,1 miliardi di euro, con una crescita del 3% rispetto all’anno precedente. Questo successo è dovuto a diversi fattori:

  • Il gelato artigianale è percepito dai consumatori come più sano e genuino rispetto a quello confezionato. L’attenzione per la qualità e la freschezza degli ingredienti sta premiando questo comparto.
  • Sta conquistando sempre più spazio anche nei menu dei ristoranti, diventando una voce fissa tra i dessert. Inoltre, le gelaterie rimangono aperte anche durante l’inverno, segno di una domanda stabile durante tutto l’anno.
  • Il prodotto rappresenta il 26,4% del mercato europeo, con l’Italia che ne detiene una fetta rilevante. Questo sottolinea come il “made in Italy” e la tradizione gelatiera siano ancora un punto di forza.

Il mercato del gelato sta attraversando una fase di profondo cambiamento, con le grandi multinazionali che si defilano e il gelato artigianale che guadagna sempre più spazio. Un trend destinato a consolidarsi ulteriormente nei prossimi anni, a conferma di come il gusto e la qualità siano ormai fattori decisivi per i consumatori.

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