Se cercate un posto fighetto che ha tutti i crismi della ristorazione contemporanea, avete trovato pane per i vostri denti. Gigliola, nel centro storico di Lucca, a pochi passi dalle mura e lontano dai percorsi turistici più ovvi, appartiene a questa categoria. Non è un ristorante che cerca il colpo di teatro, né una gastronomia travestita da bistrot. È piuttosto uno spazio fluido, moderno, pensato per accogliere il tempo delle persone prima ancora che il loro appetito. E forse è proprio questa la sua forza.
Come si mangia da Gigliola a Lucca
Entrando da Gigliola si percepisce subito un’idea precisa di convivialità cittadina, da metropoli, una di quelle che ricordano certi locali di Brooklyn o di Copenhagen più che la Toscana oleografica. Luci giuste, musica che accompagna (forse un po’ troppo ad alto volume), bottiglie varie, libri e riviste legati alla gastronomia (e sì, c’eravamo anche noi sui tavoli). Qui si viene per mangiare bene, certo, ma anche per stare bene. Per passare una serata con gli amici, per un pranzo che non sia solo una pausa, per un aperitivo che può allungarsi senza che nessuno senta il bisogno di guardare l’orologio.

Il progetto nasce poco prima del lockdown, alla fine di febbraio 2020, da tre nomi che a Lucca erano già ben noti: Benedetto Rullo, Lorenzo Stefanini e Stefano Terigi, l’anima del ristorante Giglio. Gigliola non è una copia semplificata del Giglio, ma la sua emanazione più libera, più disinvolta, quasi un alter ego sciallo. Un luogo dove la tecnica dell’alta cucina si rilassa, si spoglia del superfluo e incontra il quotidiano.
Il cuore pulsante del locale è il bancone, che racconta subito la natura ibrida di Gigliola. Gastronomia nel senso più ampio del termine: salumi e formaggi selezionati, piatti pronti per l’asporto, dolci, vini naturali scelti con coerenza e senza snobismi. Ma soprattutto pane e focacce, frutto di una ricerca continua che ha in Benedetto Rullo il suo principale artefice. Qui il lievito madre non è una moda, ma un compagno di viaggio. Pino, così è stato battezzato, nasce a Berlino nel 2012, passa per Copenaghen e arriva a Lucca nel 2016. Una biografia che sembra già raccontare l’anima del posto.
Il menu cambia volto tra pranzo e cena. A mezzogiorno si privilegia la rapidità, con proposte scritte in lavagna che permettono di mangiare bene senza appesantire. La sera, invece, Gigliola diventa un bistrot a tutti gli effetti. La carta si apre come un piccolo atlante gastronomico: snack per iniziare, piatti principali dai prezzi accessibili, creazioni del laboratorio di panificazione che fanno venire voglia di ordinare più del necessario.
La cucina è un viaggio dichiarato. Non un viaggio esotico fine a se stesso, ma una “gastronomia di movimento”, dove Oriente e Occidente dialogano con naturalezza. Si passa dalle tagliatelle fatte in casa al ragù ai ravioli cinesi, dalle focacce ripiene ai crostoni, dalle onion bhaji alle arepas con burrata e sarde in saor. Ogni piatto sembra raccontare un luogo, ma senza mai perdere il centro. È come sfogliare un catalogo di viaggi rimanendo seduti, con la sensazione che il mondo sia improvvisamente più vicino.
Dal punto di vista tecnico, nulla è lasciato al caso. Anche quando la cucina gioca, lo fa con cognizione di causa. Gli antipasti risultano più convincenti dei main course, ma l’equilibrio complessivo è solido, pulito, coerente. La tartare di manzo, disponibile in più formati, è essenziale e precisa. Il vitello tonnato, arricchito da bottarga e puntarelle condite con il sugo dell’arrosto, dimostra come la tradizione possa essere rispettata senza essere ingessata. I piatti di ispirazione internazionale non scadono mai nel folklore, ma mantengono una misura che è cifra stilistica del locale.
Gigliola è anche servizio, e qui il discorso si fa serio. Perché trovare un servizio davvero attento, rilassato e competente è forse la cosa più difficile oggi. Qui succede. Non c’è affettazione, non c’è fretta, non c’è quella distanza artificiale che spesso rovina l’esperienza. Tutto scorre con naturalezza, con i camerieri che danno sinceri consigli agli avventori e creano una piacevole connessione.

Lo spazio è raccolto, una ventina di coperti all’interno, qualche tavolo all’esterno nella bella stagione. C’è anche un momento dedicato all’aperitivo, con calici versati con intelligenza e piccoli assaggi scelti dal bancone. È una formula flessibile, pensata per adattarsi alle persone e non il contrario. E in un periodo storico in cui il fine dining sta ripensando se stesso, Gigliola rappresenta una risposta concreta, non teorica, a un bisogno reale: mangiare bene, senza rigidità, senza eccessi, senza dover scegliere tra qualità e piacere.
Gigliola è un bistrot contemporaneo nel senso più autentico del termine. Un luogo che parla la lingua del presente, ma conosce profondamente il passato. Un posto dove la sperimentazione non è mai fine a se stessa, e dove la cucina diventa un gesto di ospitalità prima ancora che di stile.