Anteprime di Toscana

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Le Anteprime celebrano una Toscana in grande spolvero

Sgualcite dalla pandemia, ma non fiaccate, le denominazioni si sono presentate con assaggi spesso intriganti. Qualche invadenza dei legni nel Chianti, molta giovinezza per la Vernaccia di San Gimignano. Bene il Chianti Classico.

Perfettibili eppure mai trascurabili. Le Anteprime hanno celebrato – con una formula parzialmente inclusiva anche delle denominazioni non presenti (Brunello di Montalcino e Bolgheri in primis) – la prova di forza del vino toscano, uscito da due anni di pandemia leggermente sgualcito eppure non fiaccato.

Cresce export, aumenta valore

Lo stato di salute del sistema è sintetizzato da una crescita dell’export, un aumento del valore, ma non calano i volumi prodotti. Nonostante un’annata che non ha garantito un’elevata produzione in termini di quantità, il bilancio del 2021 per il vino Made in Tuscany è dunque positivo nel quadro tracciato da una ricerca Ismea presentata a Firenze in occasione della giornata inaugurale. Secondo i dati raccolti da Artea sulla vendemmia 2021 la Toscana ha prodotto 2,04 milioni di ettolitri di vino, il 7% in meno rispetto all’anno precedente. Con 1,3 milioni di ettolitri di vino Dop imbottigliato nel 2020, La regione rappresenta l’8% del totale italiano (16,5 milioni di ettolitri), ma la quota sale all’11% in termini di valore del prodotto imbottigliato. Le prime elaborazioni sui dati 2021, peraltro, danno un’indicazione molto positiva perché il prodotto imbottigliato è cresciuto nelle Dop dell’8% circa (oltre 1,4 milioni di ettolitri). Ottime le performance sui mercati esteri nel 2021, con più di 800mila ettolitri di vino toscano esportato (+7,4%), per un giro d’affari complessivo di 625 milioni di euro (+15%), raggiungendo il più alto livello di sempre. Tra i maggiori estimatori del vino Made in Tuscany resistono in vetta alla classifica gli Stati Uniti, seguiti da Germania, Canada, Svizzera e Gran Bretagna. Più in basso Francia, Paesi Bassi e Giappone, mentre si riscontra un notevole balzo della Corea del Sud.

Espansione del bio

Circa un terzo dell’intera superficie a vigneto regionale è coltivato in biologico, il 17% della superficie bio in Italia. Sono circa 350mila gli ettolitri bio made in Tuscany e il fenomeno vede una crescita sempre più marcata – negli ultimi 10 anni ha registrato un forte incremento, grazie alla spinta impressa dalla Regione, conquistando anche le denominazioni più prestigiose e le realtà imprenditoriali più rappresentative. Nel 2007 in Toscana erano presenti 500 aziende biologiche, oggi sono oltre 5mila.

Percorsi consolidati e vini emergenti

Dopo l’inaugurazione con PrimAnteprima, la settimana di presentazione delle nuove annate si è aperta con Chianti Lovers & Rosso Morellino a cura dei consorzi Chianti e Morellino di Scansano, proseguendo con la Chianti Classico Collection, la due-giorni dedicata alla Vernaccia di San Gimignano e il focus sul Nobile di Montepulciano. In chiusura, le Anteprime hanno visto il debutto de “L’Altra Toscana”, un momento aggregato a cui hanno preso parte i consorzi di Carmignano, Chianti Rufina, Colline Lucchesi, Doc Cortona, Maremma Toscana, Montecucco, Doc Orcia, Terre di Casole, Terre di Pisa e Valdarno di Sopra. E proprio da quest’ultimo appuntamento sono emersi spunti intriganti, visto che dalle denominazioni oggi meno note vengono idee di crescita stilistica che mostrano una crescente consapevolezza.

Provando ad attraversare lo scenario delle denominazioni alle Anteprime facendoci guidare dai banchi d’assaggio, si possono raccogliere alcune riflessioni generali. Tra i Chianti Docg 2021 emerge un’ambivalenza ossimorica tra la vivacità del frutto e una presenza del legno piuttosto invadente, con pochi assaggi sorprendenti – tra questi le referenze di Fattoria Lavacchio, Poggio del Moro e Terre del Bruno – mentre i Chianti Superiore Docg 2020 sono davvero interessanti al calice. Da segnalare i vini di Colognole e Fattoria Casalbosco per il sorso pieno, di Villa Saletta e La Lupinella per l’eleganza composta, del pur alcolico Poggio del Moro, di Tenuta Sette Ponti e Usiglian del Vescovo ancora crudi eppure prospetticamente interessanti.

Nonostante la presenza netta del legno, apprezzabili i Chianti Montalbano 2021 (Fattoria Betti, Tenuta di Artimino e Villa Bibbiani) e vale invece la pena di rimarcare un’evoluzione dei Chianti Rufina 2020, in particolare gli assaggi di Fattoria Lavacchio, Grignano e Colognole, senza tralasciare l’ancora acerbo Borgo Macereto.

Anche tra i Morellino di Scansano il legno gioca da protagonista e risulta un po’ troppo ingombrante soprattutto nelle degustazioni di Docg 2021, tra i quali spiccano però Fattoria Le Pupille, I Cavallini e Terenzi, ma anche il Vigna Benefizio della cooperativa Vignaioli del Morellino. Tra le riserve, ulteriormente appesantite dagli affinamenti, si distinguono ancora Le Pupille per il frutto e Bruni per la sobrietà.
Nel Chianti Classico la qualità media è elevata, con l’annata 2020 pronta e godibile anche in giovinezza, con assaggi in generale piacevoli, mentre rispetto alla 2019 si rileva meno omogeneità. Tra le punte di diamante, sul 2020 Castello di Ama e Monteraponi, entrambi capaci di tensione e verticalità, tra freschezza del frutto e acidità godibile, e sul 2019 I Fabbri di Terra di Lamole e il Tenuta di Carleone, carnoso il primo e minerale il secondo, ma entrambi scorrevoli.

I Gran Selezione (forse perché assaggiati ancora presto) spingono su affinamento e potenza, dunque se qualche grande cru (come la Badiola di Mazzei) suggerisce di aspettare, gli spunti balsamici e la freschezza affascinano da La Sala del Torriano – Il Torriano e Castello di Monsanto. Le Riserve in generale regalano più eleganza ed equilibrio, con il Gagliole 2019 che si rivela vellutato, tra fiori e sapidità, e il 2018 di Pomona ugualmente sapido con una bocca minerale eppure carnosa.

La Vernaccia di San Gimignano sconta l’eccesso di giovinezza degli assaggi, e infatti l’annata 2020 è più pronta per essere apprezzata rispetto alla 2021. Montenidoli spicca per la capacità di tessere i tannini con eleganza, mettendo la tradizione al servizio di una materia sapida e prorompente da valorizzare. Apprezzabile anche il finale lungo del Viti Sparse di Terre di Sovernaja. Tra le Riserva, oltre a Montenidoli, si fa notare l’intensità sapida e la compattezza austera del 2018 di Panizzi.

In casa del Nobile di Montepulciano prosegue il percorso di crescita di una denominazione che cerca una personalità più forte (e coerente con la sua storia). Da segnalare La Ciarlana 2019, fragrante e vivo in bocca, lineare e pulito senza sbavature.

Tra gli assaggi dell’Altra Toscana, merita sempre una menzione il Montecucco che conferma di anno in anno un’identità peculiare e una qualità molto definita; tra gli assaggi va segnalato Il Viandante di Tenuta Impostino per la coerenza di naso e palato, un frutto austero e pulito, oltre al sempre interessante Salustri. In Maremma è tutto un movimento evolutivo e non mancano le sorprese, per scegliere un calice da suggerire ecco il Vermentino 2021 di Moris Farm.

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