lenticchie-capodanno-varieta-scelta-cenone

Quali lenticchie scegliere per Capodanno: le migliori sul mercato

Tradizione, territori, consistenze e usi in cucina del legume simbolo di prosperità.

Sulla tavola di Capodanno le lenticchie non sono tutte uguali: varietà, dimensione del seme e territorio di origine influenzano gusto, tenuta in cottura e abbinamenti. Conoscere le differenze consente di scegliere il legume più adatto, dal piatto tradizionale con cotechino o zampone alle preparazioni contemporanee.

Quali lenticchie scegliere a Capodanno

Portare in tavola le lenticchie la sera del 31 dicembre è una consuetudine diffusa in gran parte d’Italia e dell’Europa mediterranea. Il valore simbolico, legato alla forma del seme che richiama quella di una moneta, affonda le radici già nell’antica Roma, dove la lens era associata all’augurio di abbondanza per l’anno nuovo. Accanto al significato rituale, però, la scelta della varietà incide in modo concreto sulla riuscita del piatto, soprattutto quando le lenticchie accompagnano preparazioni strutturate come cotechino e zampone o diventano protagoniste di ricette più leggere.

lenticchie-capodanno-varieta-scelta

Dal punto di vista botanico e gastronomico, le lenticchie si distinguono per colore, dimensione del seme e contenuto di amido. Quelle a seme piccolo, diffuse soprattutto nelle aree montane, tendono a cuocere più rapidamente e a mantenere una consistenza compatta, mentre le varietà a seme grande richiedono tempi più lunghi ma offrono una polpa più carnosa. È questo equilibrio a guidare la scelta per il menu di Capodanno.

In Italia le lenticchie di Castelluccio di Norcia IGP rappresentano uno dei riferimenti più noti. Coltivate tra Umbria e Marche ad alta quota, sono caratterizzate da un seme piccolo, buccia sottile e sapore netto. In cottura non necessitano di ammollo e mantengono una buona tenuta, qualità che le rende particolarmente adatte ai piatti tradizionali delle feste. Accanto a Castelluccio, sugli altopiani umbro-marchigiani si collocano anche le lenticchie di Colfiorito, leggermente più delicate, spesso utilizzate in preparazioni in umido o come base per primi piatti.

Scendendo verso il Centro Italia, la lenticchia di Rascino, coltivata sull’omonimo altopiano reatino, è un esempio di produzione di nicchia recuperata negli ultimi anni. Il seme è molto piccolo e scuro, con una cottura rapida che la rende adatta a piatti semplici, dove il legume resta protagonista senza sfaldarsi. In Abruzzo c’è la lenticchia di Santo Stefano di Sessanio che è deliziosa: piccola, compatta, coltivata da diverse famiglie del paese in provincia dell’Aquila, non richiede ammollo e cuoce rapidamente. Nel Lazio settentrionale, a Onano, si coltiva una lenticchia storicamente apprezzata anche fuori regione, oggi Presidio Slow Food, che si distingue per la tenerezza e per un profilo aromatico equilibrato, utilizzato non solo con carni suine ma anche in abbinamenti meno consueti.

Nel Sud Italia prevalgono invece varietà a seme più grande. La lenticchia verde di Altamura, nota anche come lenticchia gigante, ha una polpa consistente e una buccia resistente alla cottura prolungata. Per queste caratteristiche è spesso scelta per il cenone di San Silvestro, dove accompagna preparazioni ricche senza perdere struttura. In Sicilia, all’opposto, la lenticchia di Ustica è tra le più piccole coltivate in Italia: il terreno vulcanico e il clima dell’isola le conferiscono un gusto marcato, adatto a zuppe e piatti unici, mentre la lenticchia nera di Leonforte si presta anche a utilizzi più contemporanei, come insalate tiepide e cous cous.

Accanto alle produzioni italiane, sulle tavole di Capodanno compaiono sempre più spesso varietà estere. Le lenticchie nere beluga, coltivate principalmente in Canada e Asia, sono apprezzate per la forma regolare e la capacità di restare integre in cottura, qualità che le rende adatte anche a presentazioni curate. Le lenticchie rosse decorticate, diffuse in Medio Oriente e nel subcontinente indiano, hanno tempi di cottura molto brevi e una naturale tendenza a sfaldarsi, risultando più adatte a vellutate e creme che alle preparazioni tradizionali delle feste.

Maggiori informazioni

Condividi

Facebook
Twitter
LinkedIn
Articoli
correlati