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La musica può rendere il cioccolato più dolce secondo una ricerca scientifica

Una ricerca dell’Università di Bristol mostra come il suono possa modificare la percezione del gusto, aprendo nuove prospettive per l’esperienza sensoriale

Una nuova ricerca che arriva da Bristol, nel Regno Unito, esplora il legame tra musica e gusto: il ritmo e le frequenze di un brano possono influenzare la percezione della dolcezza del cioccolato. Il progetto, ideato dalla ricercatrice Natalie Hyacinth, unisce neuroscienze, psicologia sensoriale e arte sonora per studiare come il cervello integra stimoli diversi durante la degustazione.

Il suono come ingrediente

Mangiare è un’esperienza multisensoriale che coinvolge vista, olfatto, tatto e gusto. Ma secondo alcuni studiosi, anche il suono gioca un ruolo importante nel modo in cui percepiamo ciò che mangiamo.
La ricercatrice e compositrice Natalie Hyacinth, dell’Università di Bristol, ha studiato come le frequenze sonore possano influenzare il modo in cui si percepisce la dolcezza di un alimento, in particolare del cioccolato.

Ha pubblicato una composizione di 90 secondi, intitolata Sweetest Melody, commissionata dal marchio Galaxy Chocolate. Il brano, realizzato per accompagnare la degustazione di cioccolato, combina suoni di pianoforte e arpa, strumenti scelti per la loro capacità di evocare sensazioni di morbidezza e dolcezza. Il tempo della musica, impostato a 78 battiti al minuto, riproduce la velocità con cui un pezzo di cioccolato Galaxy si scioglie in bocca.

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L’idea si basa su decenni di studi di psicologia sensoriale e neuroscienze, che hanno analizzato come il cervello elabori stimoli provenienti da sensi diversi. Secondo Hyacinth, le frequenze più alte e i timbri chiari possono rendere i sapori percepiti come più dolci, mentre quelli bassi e cupi tendono a esaltare note amare o sapide.

Il concetto di “condimento sonoro” (sonic seasoning) è stato introdotto dal professor Charles Spence, direttore del Crossmodal Research Laboratory dell’Università di Oxford. Spence studia da anni come suoni, colori e consistenze interagiscano nella percezione del gusto.
Le sue ricerche hanno mostrato, ad esempio, che le condizioni ambientali possono alterare in modo significativo la percezione di dolce e salato.

Analizzando il comportamento dei passeggeri in aereo, Spence ha osservato che molti tendono a preferire bevande come il succo di pomodoro o il Bloody Mary durante il volo. L’aria secca, la pressione ridotta e il rumore costante dei motori — circa 80-85 decibel — riducono la sensibilità del palato ai sapori dolci e salati. Per questo, i piatti serviti a bordo contengono in genere più zucchero e sale rispetto a quelli consumati a terra.

Secondo Spence, la musica può compensare parzialmente questo effetto. L’ascolto di brani piacevoli o di frequenze alte stimola positivamente la percezione del dolce, mentre i suoni gravi tendono a rafforzare le note amare.

Le conclusioni di Hyacinth e Spence suggeriscono che la musica possa diventare un nuovo strumento per arricchire l’esperienza gastronomica.
In un contesto come quello della degustazione di cioccolato, un brano concepito con ritmo e tonalità specifiche può modificare l’equilibrio percettivo del gusto, amplificando le note dolci e rendendo più intensa la sensazione di cremosità.

Questo approccio apre possibilità interessanti anche per il mondo dell’enogastronomia, dove chef, sommelier e artigiani del gusto potrebbero sperimentare abbinamenti sonori capaci di esaltare le caratteristiche sensoriali di un prodotto, come già accade con la luce o la temperatura di servizio.

Oltre agli aspetti fisici, la musica agisce anche sul piano emotivo. Come spiegano gli studiosi al Mirror, più una persona apprezza una melodia, più tende a valutare positivamente il cibo che sta assaggiando. L’ascolto di un brano associato a emozioni piacevoli può quindi migliorare indirettamente la percezione del gusto.

In questo senso, il “condimento sonoro” non è soltanto un fenomeno neuroscientifico ma anche un’espressione culturale: un modo per esplorare la relazione tra arte, scienza e piacere gastronomico.

L’esperimento di Sweetest Melody si inserisce in una tendenza più ampia, in cui la ricerca sensoriale dialoga con l’industria alimentare e la ristorazione.
Dalla sinestesia applicata alle degustazioni guidate, fino alle collaborazioni tra musicisti e cioccolatieri, il suono diventa una componente sempre più studiata del linguaggio del gusto.

Che si tratti di un brano creato per un marchio o di una playlist personale, l’ascolto consapevole può trasformare un gesto quotidiano — come assaporare una tavoletta di cioccolato — in un’esperienza percettiva completa.

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