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Pacchetto vino Ue approvato: nuove regole, ecco cosa cambia

Il Parlamento europeo chiude l’iter legislativo e apre una fase operativa per imprese e territori.

Con il voto favorevole del Parlamento europeo in seduta plenaria, il Pacchetto vino dell’Unione europea entra nella sua fase conclusiva. L’approvazione, arrivata con un’ampia maggioranza, chiude il percorso avviato nel 2024 con i lavori del Gruppo di alto livello sulla politica vitivinicola e formalizza l’accordo raggiunto nel trilogo tra Commissione, Consiglio e Parlamento. In attesa della pubblicazione in Gazzetta ufficiale, l’adozione definitiva da parte del Consiglio è considerata un passaggio tecnico.

Ci troviamo di fronte a una riforma che interviene su diversi aspetti strutturali del comparto, dalla gestione delle crisi climatiche e di mercato alla promozione internazionale, fino alla definizione delle categorie di prodotto e all’etichettatura. L’obiettivo dichiarato delle istituzioni europee è fornire strumenti più flessibili a un settore che negli ultimi anni ha registrato un calo dei consumi interni, un aumento dei costi produttivi e una crescente esposizione agli effetti del cambiamento climatico. Vediamo insieme tutti i cambiamenti.

Cosa cambia con questa nuova riforma

Uno dei capitoli più rilevanti riguarda i vini dealcolati e a ridotto contenuto alcolico. Il nuovo quadro normativo armonizza le definizioni a livello europeo, introducendo criteri comuni per l’uso delle diciture in etichetta. I prodotti con una gradazione inferiore allo 0,05% in volume potranno essere identificati come “0,0%” e “senza alcol”, mentre per i vini con una riduzione di almeno il 30% rispetto allo standard di categoria sarà prevista la denominazione “a ridotto contenuto alcolico”. Si tratta di un passaggio che risponde alla crescita del segmento no e low alcol e alla richiesta di maggiore chiarezza da parte dei consumatori.

Sempre sul fronte dell’informazione, il Pacchetto conferma e standardizza l’uso dell’etichettatura digitale attraverso QR code per la dichiarazione nutrizionale e l’elenco degli ingredienti. La misura punta a ridurre la frammentazione normativa tra Stati membri e a semplificare gli adempimenti per le imprese, in particolare per quelle che operano su più mercati.

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Un altro asse centrale della riforma riguarda gli strumenti di gestione delle crisi. I fondi dell’Organizzazione comune di mercato del vino potranno essere utilizzati anche per misure come la distillazione di crisi, la vendemmia verde e, in casi specifici, l’estirpazione definitiva dei vigneti. Quest’ultimo punto resta tra i più discussi all’interno del settore, perché introduce la possibilità di ridurre strutturalmente il potenziale produttivo per riequilibrare l’offerta in presenza di surplus prolungati.

Il Pacchetto prevede inoltre un rafforzamento degli interventi legati all’adattamento climatico. Gli Stati membri potranno aumentare il contributo europeo per la ristrutturazione e riconversione dei vigneti, a condizione che tali investimenti siano orientati alla resilienza ambientale. Viene anche estesa la durata delle autorizzazioni per nuovi impianti e reimpianti, con maggiore flessibilità in caso di eventi eccezionali, come calamità naturali o fitopatie.

Sul piano economico, un ruolo importante è riservato alla promozione internazionale. I programmi nei Paesi terzi potranno beneficiare di un cofinanziamento europeo fino al 60% delle spese, con la possibilità per gli Stati di integrare ulteriormente le risorse, soprattutto a favore delle piccole e medie imprese. Le attività promozionali potranno essere sostenute per cicli pluriennali fino a un massimo di nove anni complessivi, con l’obiettivo di garantire continuità e stabilità alle strategie di export.

Per la prima volta, il testo riconosce in modo esplicito anche l’enoturismo come ambito di intervento finanziabile. Le aziende e i consorzi potranno accedere a fondi per iniziative informative e promozionali legate all’accoglienza, alla comunicazione e alla valorizzazione dei territori, inserendo il turismo del vino all’interno delle politiche di sviluppo rurale.

In sintesi: non è una nuova Ocm, ma una ricalibratura della politica vitivinicola esistente, con tre veri cambi di paradigma rispetto al passato, ovvero ingresso dell’estirpazione tra le misure strutturali, riconoscimento giuridico dei vini no-low alcol e aumento stabile del sostegno alla promozione internazionale.

Come l’ha presa il mercato italiano

Le reazioni del mondo produttivo sono in larga parte positive, pur con alcune riserve. Federvini parla di un quadro normativo più chiaro e orientato alla crescita internazionale, sottolineando l’importanza dell’etichettatura digitale e dell’estensione dei programmi di promozione. Confagricoltura evidenzia soprattutto la maggiore flessibilità nella gestione delle autorizzazioni e il rafforzamento delle misure contro il cambiamento climatico.

Più articolata la posizione delle cooperative e dei vignaioli indipendenti. Confcooperative e Fivi riconoscono i progressi sul piano della semplificazione e del sostegno alle microimprese, ma esprimono perplessità sull’inclusione dell’estirpo tra le misure finanziabili e sulla mancata introduzione di strumenti come il riutilizzo dei fondi non spesi nell’annualità successiva. Secondo queste organizzazioni, la riforma rappresenta un passo in avanti, ma non risolve in modo definitivo le criticità strutturali del comparto.

Per l’Italia, primo produttore mondiale per volumi e Paese caratterizzato da una forte presenza di piccole aziende, la fase attuativa sarà decisiva. Il Pacchetto vino è ora legge, ma il suo impatto dipenderà da come le singole misure verranno declinate a livello nazionale. La questione non riguarda solo la distribuzione dei fondi, ma il modello di viticoltura che l’Europa intende sostenere nel medio periodo: tra gestione delle eccedenze, adattamento climatico e nuove forme di consumo, il settore è chiamato a ridefinire le proprie priorità in un contesto sempre più competitivo e instabile.

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