Se osserviamo una grigliata in Italia o in molti altri Paesi occidentali, noteremo un elemento ricorrente: a gestire la brace sono spesso gli uomini. È una consuetudine che attraversa contesti sociali diversi e che si ripete durante feste o incontri tra amici, soprattutto a Pasquetta e in estate. Non si tratta di una scelta pratica, ma di un comportamento che affonda le radici nella cultura, nella storia e in alcuni stereotipi ancora diffusi.
Il maschilismo intrinseco della grigliata
La relazione tra maschilità e barbecue è stata consolidata nel tempo anche attraverso l’immaginario popolare. Cinema e televisione hanno contribuito a rafforzare l’idea della griglia come spazio quasi rituale, in cui il cuoco è un uomo che governa fuoco e carne mentre il resto del gruppo partecipa alla convivialità. Spesso gli uomini sono alle carni, le donne portano i contorni di verdure. Questo schema narrativo si è diffuso al punto da diventare un riferimento implicito nelle occasioni sociali, anche quando non corrisponde alla realtà di tutte le famiglie o gruppi di amici. Il retaggio è così pregno che addirittura gli uomini che fanno scelte vegane o vegetariane sono spesso associati a poca virilità, una follia che nel III millennio non si riesce a superare.

Dal punto di vista antropologico, la pratica di cucinare sulla brace in un contesto collettivo richiama dinamiche molto antiche. In diverse società tradizionali, la preparazione del cibo quotidiano spettava soprattutto alle donne, mentre alcune forme di cottura legate alla comunità o agli eventi erano affidate agli uomini. In queste situazioni la preparazione del cibo diventava un atto pubblico, con una valenza simbolica oltre che alimentare. Alcuni studiosi collegano questa dimensione alla più ampia tendenza umana a riunirsi attorno al fuoco, un comportamento che nel tempo ha contribuito a rafforzare relazioni sociali e forme di comunicazione.
Nelle società contemporanee, tuttavia, il ruolo maschile nella griglia sembra derivare anche da fattori più recenti. Negli Stati Uniti e in Canada, ad esempio, il barbecue domestico si è diffuso a partire dagli anni Cinquanta, quando l’espansione dei quartieri suburbani ha reso comune la presenza di giardini privati. Le campagne pubblicitarie dell’epoca hanno spesso rappresentato il barbecue come un momento familiare in cui l’uomo, nel tempo libero del fine settimana, si occupava della cottura della carne all’aperto. Questo tipo di comunicazione ha contribuito a stabilire un legame tra identità maschile e griglia che ha avuto una notevole influenza culturale anche altrove.
Un altro elemento riguarda il rapporto tra consumo di carne e identità di genere. Diverse ricerche indicano che gli uomini tendono a consumare carne in quantità maggiore rispetto alle donne, soprattutto nei contesti in cui gli stereotipi tradizionali risultano più radicati. Poiché la carne è l’alimento più spesso associato alla cottura sulla brace, questa preferenza ha rafforzato ulteriormente l’idea della grigliata come attività maschile, anche se non esiste alcuna ragione che la renda tale.

A tal proposito ha fatto molto scalpore in America, qualche anno fa, il premio come miglior chef di barbecue del Texas a Tootsie Tomanetz, storica pitmaster dello Snows’s BBQ di Austin. Oltre 90 anni, di giorno bidella e di sera ristoratrice, alla griglia dal 1966, inserita nella Barbecue Hall of Fame
È un problema dato dal marketing?
Allo stesso tempo, l’interpretazione secondo cui grigliare sia un compito “da uomini” non è universale. In molte parti del mondo, soprattutto nello street food del Sud-Est asiatico, dei Balcani o dell’America centrale, la gestione delle griglie è spesso affidata a donne. Questo dimostra che la distribuzione dei ruoli nella cucina all’aperto dipende soprattutto da convenzioni culturali e non da competenze specifiche legate al genere.

Negli ultimi anni, inoltre, alcuni segnali indicano un cambiamento graduale. Sondaggi e ricerche sul barbecue mostrano che cresce il numero di donne che partecipano attivamente alla preparazione delle grigliate o che ne assumono la guida. Parallelamente, si amplia anche la varietà degli alimenti cucinati sulla brace: se la carne resta centrale, sempre più persone includono pesce, verdure e preparazioni vegetali (cose comuni in Italia ma meno all’estero), trasformando la grigliata in un’esperienza culinaria più diversificata rispetto al passato.
Rimane comunque evidente che la griglia continua a essere percepita come un momento di socialità prima ancora che come una tecnica di cottura. Molti associano il barbecue alla possibilità di riunirsi all’aperto, condividere il tempo libero dalle prime giornate primaverili fino alla fine dell’estate. In questo contesto, chi si occupa della brace svolge un ruolo visibile all’interno del gruppo, un elemento che può aver contribuito a mantenere nel tempo alcune consuetudini e che spinge gli uomini a volersi sentire protagonisti. Inoltre governare il fuoco può essere pericoloso e quindi molti uomini si sentono in dovere di stare in prima linea. Ovviamente questa ragione è paradossale visto che ci sono tante attività che sono pericolose quanto fare un barbecue se non di più, senza essere a predominanza maschile. Però in quelle attività non ci sono 50 anni di pubblicità, serie e film che impongono il ruolo e quindi hanno una connotazione di genere altrettanto marcata.