Il prezzo del pomodoro da industria cambia tra Nord e Sud Italia soprattutto per il modo in cui viene raccolto, trasportato e trasformato. Per la campagna 2026 il pomodoro tondo, quello destinato soprattutto a passate, polpe e concentrati, è stato fissato a 137 euro a tonnellata al Nord e 140 euro al Centro-Sud. Una differenza minima, che però riflette una filiera organizzata in modo diverso nelle due aree del Paese.
L’Italia è il secondo produttore mondiale di pomodoro e il primo esportatore di conserve. Nel 2025 le esportazioni italiane di conserve di pomodoro hanno raggiunto un valore di 2,8 miliardi di euro. Prima che una passata o una confezione di pelati arrivino sugli scaffali, però, il pomodoro deve essere coltivato, raccolto e trasformato in tempi molto stretti.
Perché il pomodoro costa di più al Sud
Come riporta Il Post, la differenza tra le quotazioni delle due aree dipende innanzitutto dal sistema di raccolta e dal tipo di pomodoro coltivato. Nel Centro-Sud si utilizza soprattutto il pomodoro lungo, destinato ai pelati. Per questo prodotto è importante che il frutto arrivi allo stabilimento il più possibile integro. La raccolta viene quindi effettuata utilizzando i bins, grandi contenitori rigidi di plastica che possono contenere circa tre quintali di pomodori e che riducono il rischio che i frutti si schiaccino. Il pomodoro lungo ha quest’anno un prezzo concordato di circa 150 euro a tonnellata, superiore a quello del pomodoro tondo.

Al Nord prevale invece il pomodoro tondo, utilizzato per passate, polpe e concentrati. In questo caso l’aspetto del frutto ha un’importanza minore e i pomodori possono essere raccolti alla rinfusa, direttamente in grandi vasche capaci di contenere diverse tonnellate di prodotto. È un sistema più industrializzato e meno costoso.
A cambiare è anche la struttura della filiera. Secondo i dati riportati da Anicav, al Nord operano circa 20 stabilimenti di trasformazione che dialogano con una dozzina di organizzazioni di produttori; al Sud gli impianti sono circa 80 e le organizzazioni di produttori più di 30. Un numero maggiore di soggetti rende più complessa la gestione della filiera e può aumentare i costi.
Anche il trasporto incide sul prezzo
Il pomodoro da industria deve essere lavorato rapidamente dopo la raccolta, generalmente entro 24-36 ore. Questo rende particolarmente importante la distanza tra i campi e gli stabilimenti di trasformazione.
Una quota consistente della produzione meridionale si trova in Puglia, soprattutto nella provincia di Foggia, dove viene coltivato circa un quinto del pomodoro italiano. Gli stabilimenti di trasformazione, invece, sono concentrati soprattutto in Campania. Il prodotto deve quindi percorrere una distanza maggiore rispetto a quanto avviene nel Nord, dove coltivazione e trasformazione sono storicamente concentrate soprattutto tra Emilia-Romagna e Lombardia.
La differenza del prezzo pagato all’agricoltore, comunque, non si trasferisce automaticamente sul prezzo della passata o dei pelati. Il costo della materia prima rappresenta soltanto una parte del prezzo finale, insieme a confezionamento, trasporto, distribuzione, marketing e altri costi industriali e commerciali.
Il prezzo del pomodoro non è uguale per tutti i raccolti
I valori concordati tra produttori e industrie sono prezzi di riferimento. Il valore effettivamente riconosciuto a ogni fornitura può cambiare in base alla qualità del prodotto. Al momento della consegna vengono valutati diversi parametri, tra cui la presenza di pomodori verdi, marci o danneggiati, i corpi estranei, il grado di maturazione e la consistenza.
Un parametro particolarmente importante è il grado Brix, che misura la quantità di sostanze solubili presenti nel prodotto e viene utilizzato anche come indicatore della concentrazione di zuccheri e sostanza secca. Un valore più alto significa che durante la trasformazione è necessario eliminare meno acqua. La resa industriale aumenta e il processo può risultare più efficiente.
Per questo motivo, una materia prima con caratteristiche qualitative migliori può ottenere un premio rispetto al prezzo di riferimento stabilito per la campagna.
Come sono cambiati i prezzi del pomodoro negli ultimi anni
Le quotazioni del pomodoro da industria sono aumentate sensibilmente negli ultimi anni, prima di iniziare a diminuire. Al Nord il prezzo del pomodoro tondo è passato da 108,50 euro a tonnellata nel 2022 a 150 euro nel 2024, per scendere a 137 euro quest’anno. Nel Centro-Sud l’andamento è stato simile, ma con valori generalmente più elevati e differenze più marcate tra pomodoro tondo e pomodoro lungo.
In questa evoluzione hanno inciso l’aumento dei costi dell’energia e dei carburanti seguito all’inizio della guerra in Ucraina, oltre alla successiva riduzione di alcuni di questi costi. Un altro fattore determinante è stato il clima: il timore di raccolti inferiori alla domanda tende a sostenere i prezzi perché riduce le aspettative sulla disponibilità della materia prima.
Come ben sottolinea il collega Francesco Gaeta de Il Post, quest’anno produttori e trasformatori devono inoltre fare i conti con l’aumento dei costi di alcuni fertilizzanti e del carburante agricolo. La coltivazione del pomodoro da industria è infatti quasi completamente meccanizzata e richiede un impiego significativo di macchinari.
Perché aumentano le superfici coltivate
Nonostante l’aumento dei costi, in Italia le superfici destinate al pomodoro da industria continuano a crescere. Secondo Ismea, nel 2025 hanno superato i 78mila ettari, circa 780 chilometri quadrati e il 13 per cento in più rispetto alla media del triennio precedente. Per il 2026 è prevista una superficie record di circa 80mila ettari.

Il motivo è anche economico: rispetto ad altre colture, come grano, mais e soia, il pomodoro continua a garantire una maggiore convenienza per gli agricoltori. A sostenere la produzione c’è inoltre una domanda interna che continua a crescere: nell’ultimo anno gli acquisti italiani di conserve di pomodoro sono aumentati del 2 per cento.
L’aumento delle superfici porta però con sé un rischio: produrre più pomodoro di quanto l’industria sia in grado di ritirare e trasformare. Nel settore si parla di ridondanza, cioè di un’offerta superiore alla capacità di assorbimento della filiera. Il risultato potrebbe essere un eccesso di prodotto trasformato e una conseguente pressione sui prezzi.
Il clima resta una delle incognite della stagione
Negli ultimi anni siccità e precipitazioni eccessive hanno avuto effetti significativi sulle rese agricole. Nel 2025, per esempio, la crisi idrica ha ridotto del 5% il raccolto di pomodoro degli agricoltori pugliesi.
Per la stagione in corso la situazione dell’acqua al Sud appare invece più favorevole. La diga di Occhito, tra Molise e Puglia, è piena e rappresenta il principale invaso utilizzato per l’irrigazione della Capitanata, una delle aree italiane più importanti per la coltivazione del pomodoro.
Questo dovrebbe ridurre almeno uno dei problemi che negli ultimi anni hanno condizionato la produzione. Resta però l’incertezza legata al clima e all’equilibrio tra quantità coltivate, capacità di trasformazione e domanda. È soprattutto da questo rapporto che dipenderà il prezzo del pomodoro da industria nei prossimi mesi.