S.O.S. arance da salvare

Dai laboratori dell’Università Ca’ Foscari di Venezia nasce il brevetto che rende possibile “prevedere” la succosità degli agrumi e salvare migliaia di frutti

arance

Per essere innovativi e aiutare le aziende a muoversi verso la direzione della sostenibilità non c’è bisogno di trovare “l’invenzione del secolo” – come afferma il professore Pietro Riello, docente dell’antica Università affacciata sul Canal Grande – ma di saperle ascoltare, cercando di comprendere le problematiche e aiutare le attività con soluzioni semplici, assecondandone la natura e la capacità di investimento.

Da un progetto di questo tipo, che coinvolge i laboratori cafoscarini (con la collaborazione tra i dipartimenti di Scienze molecolari e nanosistemi, di Scienze ambientali, Informatica e Statistica), la Fondazione Università Ca’ Foscari e l’Agricola Lusia (azienda di Rovigo specializzata nella commercializzazione di agrumi per la grande distribuzione e improntata alla sostenibilità ) nasce un metodo primo nel suo genere, neo-brevettato – con il relativo software e sistema informatico per la sua implementazione – per classificare statisticamente gli agrumi in maniera meno distruttiva di quanto avviene solitamente.

L’esigenza di questa nuova applicazione scaturisce da un regolamento della Comunità Europea che prevede, per gli agrumi destinati al consumo fresco, un contenuto minimo di peso in succo del 30-35%, a seconda della varietà. Finora però nessuno studio aveva collegato la quantità di succo con le caratteristiche fisiche e varietali dell’agrume ed era quindi necessario distruggere una grande quantità di frutti per poterlo scoprire: un metodo assolutamente poco compatibile con le esigenze attuali, né scalabile a livello industriale.

Il nuovo brevetto, invece, permette di superare queste limitazioni rendendo possibile la previsione della percentuale e il peso del succo di ciascun frutto, sprecandone solo qualche decina. Grazie a una serie di prove di spremitura e di misure volumetriche, il metodo elabora un modello di succosità che “istruisce” il sistema in base al parametro definito, alla varietà, all’origine e al grado di maturazione del lotto. Tutto ciò risulta facilmente realizzabile su scala industriale perché il dispositivo si integra perfettamente sul macchinario già esistente in azienda. In questo modo la classificazione degli agrumi diventa più sostenibile ed efficace, diminuendo drasticamente gli sprechi. Il progetto rappresenta quindi un esempio virtuoso di collaborazione tra aziende e ricerca universitaria, nonché un dovere etico verso le tonnellate di risorse naturali che vengono, ancora oggi, continuamente sprecate.

 

foto Shutterstock

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