La notizia era ufficiale già dal 2023: con l’acquisizione di 15 ettari di vigneto a Bolgheri, Ruffino annunciava il proprio ingresso in una delle denominazioni più prestigiose del vino toscano e internazionale. Oggi, però, quell’investimento prende finalmente forma concreta nel calice: Garzaia Bolgheri Superiore Doc 2023 è il primo frutto di questo approdo, il vino con cui la storica maison toscana (nel 2027 compie 150 anni) inaugura un nuovo capitolo della propria storia.
Il debutto a Bolgheri non rappresenta solo un ampliamento del patrimonio vitato aziendale, ma anche il completamento di un disegno più ampio: presidiare, con tenute di proprietà, alcune fra le aree più vocate della Toscana. Ruffino si presenta infatti come un sistema articolato di tenute distribuite nelle grandi denominazioni regionali, dal Chianti Classico al Brunello di Montalcino, dal Rosso di Montepulciano al Morellino di Scansano, capace di abbracciare vini iconici, progetti territoriali distinti e anche una dimensione di ospitalità, grazie alla presenza del wine relais a Poggio Casciano, a trenta minuti di auto da Firenze (sembra che sia una delle cantine più vicine alla Città del Giglio), che rafforza il legame tra vino, paesaggio e accoglienza.
Il nuovo Bolgheri Superiore firmato dall’enologa Olga Fusari

Al centro di questo nuovo corso c’è l’enologa Olga Fusari, entrata in Ruffino nel 2023 dopo una lunga esperienza maturata proprio a Bolgheri. Per la winemaker, Garzaia ha rappresentato un’occasione rara: seguire un progetto fin dalla nascita, costruendone identità e stile a partire dal vigneto. Il vino nasce dai terreni di Le Sondraie, nella parte nord della denominazione, ed è blend con 70% Cabernet Franc e 30% Merlot. L’idea, spiega Fusari, è stata quella di cercare un’espressione fedele del territorio, mantenendo intatti il frutto, la tensione e le note più caratteristiche del Cabernet Franc, senza cedere a un uso invadente del legno. L’affinamento di 18 mesi in barrique di rovere francese, con una quota di legno nuovo e una di secondo passaggio, va proprio in questa direzione: sostenere la struttura del vino, ma con misura, per lasciare emergere eleganza e finezza.
Anche il nome racconta il territorio. Garzaia è infatti il luogo in cui nidificano gli aironi (Bolgheri, tra l’altro, è stata la prima area privata protetta dal WWF in Italia), immagine che richiama immediatamente il paesaggio bolgherese e il suo delicato equilibrio naturale tra terra, acqua e biodiversità. È un riferimento che lega il vino alla geografia e alla memoria del luogo, ma anche a una dimensione più simbolica: quella del ritorno, dell’appartenenza, della fedeltà a un’origine.
L’arrivo di Fusari in Ruffino, però, non si esaurisce nel progetto bolgherese. Il suo intervento si legge anche in altri vini della casa, soprattutto in una maggiore attenzione alla definizione stilistica e alla valorizzazione dei territori attraverso scelte enologiche mirate. Un esempio è il lavoro avviato a La Solatia, tenuta nei pressi di Monteriggioni, poco distante da Siena, dove l’enologa ha introdotto l’uso dell’anfora di ceramica per dare una nuova identità ai vini. In particolare, nel Pinot Grigio della tenuta, questa scelta segna un cambio di passo: non più soltanto acciaio e una lettura più semplice del vitigno, ma una vinificazione pensata per restituire più personalità, più materia e una maggiore aderenza al contesto toscano. L’anfora, nelle parole di Fusari, aiuta a conservare il frutto, a valorizzare la componente sapida e a costruire vini più freschi, gastronomici e contemporanei, senza ricorrere al legno.
Questa stessa impostazione attraversa anche altri progetti Ruffino, dai rossi della Solatia fino ai grandi classici della casa. Il disegno complessivo è quello di un’azienda capace di tenere insieme tradizione e innovazione: da un lato etichette storiche come Riserva Ducale Oro, dall’altro nuove interpretazioni territoriali come Garzaia, passando per vini che nascono da un ripensamento stilistico profondo. In questo senso, il “sistema Ruffino” appare sempre più come una rete coerente di tenute, competenze e visioni diverse, unite però da una regia comune.