Andrea Petrini Gavi

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Un viaggio intorno al mondo del Gavi

Tra le potenzialità dei vini giovani e il fascino delle vecchie annate, vi raccontiamo le degustazioni più interessanti di una delle 18 Docg del Piemonte nella tappa romana di Gavi World Tour. I prossimi appuntamenti sono a Londra il 23 giugno e a New York il 7 settembre.

In Piemonte, regione famosa per l’eccezionale qualità dei suoi vini rossi, Barolo e Barbaresco su tutti, la presenza di un grande bianco come il Gavi è rivelatrice di intrecci culturali e storici che si muovono sotto la superficie. A partire dal legame del territorio con la Repubblica di Genova e con la cucina delle grandi famiglie borghesi che qui avevano le loro case di campagna. Nelle dimore signorili risalenti all’epoca medievale, nei carruggi dei piccoli borghi, così come nelle tradizioni culinarie locali che ben si sposano con il Gavi, è possibile ritrovare la traccia di relazioni antiche, che ancora oggi parlano — attraverso il vino — di storie, leggende e scambi. Una delle diciotto Docg del Piemonte, il Gavi, appunto, nasce nel Sud-Est della regione, al confine con il territorio di Genova, e dal punto di vista legislativo può essere prodotto solo all’interno di undici comuni della provincia di Alessandria: Bosio, Carrosio, Capriata d’Orba, Francavilla Bisio, Gavi, Novi Ligure, Parodi Ligure, Pasturana, San Cristoforo, Serravalle Scrivia, Tassarolo.

All’interno di questo territorio, che vanta caratteristiche uniche per una viticoltura di qualità, i vigneti del Gavi, situati al centro dell’incontro tra il vento marino che soffia dal Mar Ligure e la neve dell’Appennino, si estendono per oltre 1.580 ettari a un’altitudine media compresa tra i 180 e i 450 metri s.l.m., con pendenza variabile ed esposizione generale orientata verso nord-ovest e sud-est. Un patrimonio vocato all’eccellenza che viene coltivato in gran parte da piccoli e medi coltivatori e impiega oltre 500 famiglie locali. L’unicità e la grande complessità gusto-olfattiva di questo grande bianco piemontese viene esaltata anche attraverso i differenti tipi di suoli che accolgono le viti di cortese. Dal punto di vista geologico, il terroir del Gavi Docg si divide in Terre Rosse, Fascia Centrale e Terre Bianche. Le argille rosse rappresentano la fascia settentrionale della denominazione, quella che dalla pianura alessandrina si eleva a colline caratterizzate da dolci pendenze. Suoli di colore rossastro, argillosi, ricchi di ferro, creati dai depositi alluvionali accumulati dalla lenta azione erosiva dei fiumi. Essendo la fascia climaticamente più calda, da qui escono i Gavi più ricchi e strutturati. La fascia centrale, che affiora sulla linea che unisce Serravalle Scrivia, Gavi e San Cristoforo, vede un’alternanza di argille, sabbie e ciottoli dove non mancano terrazzamenti fluviali, formazioni marine e rocce derivate da crosta oceanica. Queste aree donano Gavi di grande equilibrio e complessità. Le terre bianche, infine, rappresentano la parte più meridionale del comprensorio, che si fa sempre più ripida avvicinandosi all’Appennino, superando i 400 metri di altitudine. I terreni diventano chiari, caratterizzati da marne tufacee di origine marina, ricche di microelementi e fossili. Suoli decisamente più poveri e duri, immersi in un clima più rigido e ventilato. Da qui provengono i Gavi più eleganti e dotati di spiccata sapidità.

Per comunicare tutte le potenzialità del Gavi Docg, il Consorzio Tutela del Gavi organizza annualmente degustazioni riservate a stampa e operatori come accaduto nello scorso mese di maggio a Roma dove è stata presentata la prima tappa del Gavi World Tour, al fine di promuovere con un nuovo slancio l’immagine del grande bianco piemontese grazie anche a due masterclass tematiche condotte da Walter Speller, Italy editor di jancisrobinson.com, dedicate sia alle nuove annate in commercio del Gavi Docg sia al potenziale evolutivo del vitigno Cortese.

Nel primo caso, ovvero degustando e apprezzando la gioventù del Gavi Docg prodotto nelle annate 2021 e 2020, è impossibile non scoprire la grande dinamicità e la nobile raffinatezza di un vino che ha il grande pregio di essere perfettamente plasmato dal suo terroir di elezione che ritroviamo perfettamente nel bicchiere. In questo contesto, tra gli otto campioni degustati assieme a Walter Speller, due sono i vini che ci hanno colpito per la loro personalità.

Castellari Bersaglio – Gavi Docg del Comune di Tassarolo “Fornaci” 2021: l’annata calda non ha scalfito il temperamento di questo Cortese in purezza che è l’esatta didascalia di come dovrebbe essere un grande Gavi da terre rosse ovvero ricco di suggestioni, invitante nel tratto agrumato, a tratti austero e con un finale di bocca prepotente e sapido che riporta al terreno ricco di ferro dove sono piante le viti di Cortese di questa storica azienda.

Morgassi Superiore – Gavi Docg del Comune di Gavi 2020: da un’annata molto più regolare e armonica rispetto alla precedente nasce un Gavi da terre bianche che suggerisce fiori bianchi, macchia mediterranea e una penetrante nota salmastra, soprattutto al gusto, che richiama il vicino mare il cui influsso segna decisamente i Gavi prodotti in questa zona.

Se i vini giovani rappresentano un’ottima cartina al tornasole per valutare le potenzialità del Gavi, è la seconda a darci un’idea abbastanza definita della longevità del Gavi che, grazie alla complessità terroir e alla sempre più costante tendenza dei produttori verso la qualità del frutto, rivela l’anima “lunga” del Gavi, pronto a evolvere felicemente nel tempo, anche oltre i dieci anni, come tutti i grandi vini bianchi del mondo. Tra i tanti degustati durante la tappa romana del Gavi World Tour, due sono i Gavi che ci hanno colpito:

Broglia – Gavi del Comune di Gavi “Bruno Broglia” 2018: dedicato al fondatore dell’azienda, è un Gavi che dopo quattro anni dalla vendemmia è dritto, potente e personale, dotato di un sorso dove domina una pietra focaia paradigmatica (sarà idrocarburo tra qualche anno).

La Mesma – Gavi Riserva Docg “Vigna della Rovere Verde” 2012: questa Riserva, che da disciplinare deve prevedere un affinamento minimo di un anno, proviene dal vecchio vigneto sovrastato dalla monumentale Rovere Verde di Tassarolo. A dieci anni dalla vendemmia il vino è ancora sontuoso, intenso, ricco di sensazioni di frutta gialla matura e cera d’api mentre al sorso esalta per il punto di equilibrio trovato tra alcol, acidità, sapidità e massa fruttata.

Prendendo spunto anche dalle parole di Maurizio Montobbio, Presidente del Consorzio Tutela del Gavi, che parla di un “Gavi esportato per circa l’85% e presente in oltre 100 Paesi del mondo”, ci accorgiamo come questo grande bianco piemontese sia oggi un vino assolutamente versatile e contemporaneo capace, in ogni momento della sua parabola evolutiva, di adattarsi senza problemi alle cucine di tutto il mondo senza perdere in alcun modo quella identità territoriale che rende il Gavi Docg unico e inimitabile.

Maggiori informazioni

Nella foto di copertina: Andrea Petrini

Consorziogavi.com

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