Il primo wine bar aperto nel 2012 a Yerevan, la capitale dell’Armenia, sembrava destinato a fallire. La posizione di In Vino, lungo la sonnecchiante Saryan Street e circondata da negozi di elettronica, non sembrava la più propizia. E all’epoca la cultura del bere qui portava ancora traccia dell’eredità sovietica: gli Armeni erano irrimediabilmente in fissa con la vodka alla frutta. Ancora peggio, l’allora diciannovenne cofondatrice del locale, Mariam Saghatelyan, aveva “solo una decina di bottiglie armene bevibili” da offrire. «Le persone entravano, dicevano “ah, vino?”, e se ne andavano», racconta Saghatelyan. «Persino i produttori di cui avevamo in vendita le bottiglie ci dicevano che non avrebbe mai funzionato». E invece, è accaduto. Anzi, il successo in In Vino ha aiutato a far partire un rinascimento del vino armeno.
A distanza di dieci anni, chi arriva abbastanza presto da trovare un tavolo libero al wine bar può scegliere tra oltre 250 etichette armene. I Millennials nelle loro serate romantiche affollano le degustazioni di vino che si tengono due volte a settimana. E Saryan Street? «È il genere di posto dove si va per vedere ed essere visti», mi ha spiegato Aimee Keushguerian, enologa e managing director dell’incubatore di cantine armene WineWorks, mentre eravamo sedute da In Vino guardando Saghatelyan che intratteneva i numerosi presenti.«In effetti, la chiamano ‘Wine Street’ adesso», ha aggiunto, visto che tutti i negozi di elettronica sono stati rimpiazzati da enoteche, caffè e ristoranti incentrati sul vino. «È solo nell’ultimo decennio che abbiamo iniziato a produrre vino di qualità, ma abbiamo vigne incredibilmente vecchie e vitigni che non si trovano da nessun’altra parte del mondo».

Gli Armeni amano raccontare che Noè si arenò con la sua biblica arca sul monte Ararat, il vulcano dalla cima innevata che domina Yerevan, prima di impiantare qui le prime vigne della terra. Che sia realtà o leggenda è divenuto irrilevante dopo che nel 2007 è stata scoperta una cantina vecchia di 6.100 anni – la più antica del mondo – in una grotta ad Areni, 90 minuti a sud della capitale. Lo scavo di Areni-1, come viene chiamata la grotta, ha portato alla luce recipienti di creta, una pressa per l’uva e contenitori per la fermentazione dalla forma a bulbo chiamati karases che precedono le piramidi dell’Egitto di circa 1500 anni. Il clamore intorno alla scoperta ha spinto il governo a dare fondi per l’enologia come potenziale fattore di sviluppo economico, utilizzando la storia nazionale e gli oltre 400 vitigni autoctoni per attirare nuovi talenti e risorse. Nel corso del passato decennio, sono confluiti qui soldi ed esperienze dalla vasta diaspora armena che conta circa 7 milioni di persone, piantando i semi di quello che è oggi un settore fiorente. La cosa appare evidente soprattutto da Decant, una nuova enoteca su Saryan Street dove si possono trovare begli esempi di innovazione in bottiglie come il Sarpina di Yacoubian-Hobbs (dall’uva rossa amena areni), l’Indigenous Blend di Krya (realizzato con lieviti autoctoni e rare uve bianche come dolband e garan dmak), e l’Orange di Khme Karasi (vino macerato che matura in anfore di terracotta).
«L’Armenia potrà anche essere un Paese piuttosto conservatore sul piano culturale, ma se si tratta di vino non lo siamo per nulla», mi ha spiegato Artyom Mkrtchyan, il titolare di Decant, raccontando come, a differenza della vicina Georgia dove la tradizione vinicola è andata avanti ininterrottamente dall’antichità fino ai nostri giorni, l’Armenia sia stata a malincuore convertita al brandy nell’ambito della pianificazione economica dell’era sovietica (1920–1991). Quest’interruzione lunga svariati decenni, a suo parere, potrebbe aver portato però un sorprendente vantaggio: oggi gli enologi armeni sono molto meno influenzati da tradizioni e convenzioni. Ho assaggiato alcune delle selezioni settimanali di Mkrtchyan, e poi ho seguito la Mappa del Vino Armeno che mi ha dato fino a raggiungere il nuovo, enciclopedico Wine History Museum of Armenia nella provincia di Aragatsotn. Dopo di che, ho trascorso alcuni giorni passeggiando lungo gli ampi viali di Yerevan costeggiati da alberi, esplorando un pasto alla volta come la rinascita del vino armeno sia andata di pari passo con un simile risveglio della ristorazione cittadina.
Da Mayrig ho trovato un’apprezzata specialità dell’Armenia occidentale, i manti: piccoli ravioli di agnello assemblati tra loro con una trama stretta quasi quanto quella dei tessuti ap- pesi alle pareti.
Dal trendy Lavash ho assaggiato il laboriosissimo ghapama, a base di una zucca intera ripiena di frutta disidratata, frutta secca e riso, tutto cotto in un forno tonir, simile al tandoor. E ovunque sia stato – incluso l’innovativo ma accogliente Tsaghkunk Restaurant, nascosto dietro a mura di pietra nella campagna vicino al lago Sevan – non ho potuto fare a meno di ordinare l’ennesimo piatto di tolma, foglie di vite farcite. Ogni piatto raccontava della plurimillenaria storia di Yerevan (2.800, per la precisione) come tappa fondamentale lungo le rotte commerciali tra Asia ed Europa. E, assieme ai vini armeni, mostrava in maniera evidente il crescente appeal della capitale armena, una città in grande rinnovamento eppure fortemente legata alla sua identità dalle radici antichissime.
Una gita ad Areni
“Il vino non è solo una bevanda per noi”, dice Narine Ghazaryan, co-proprietaria di Momik Wines (facebook.com/momikwines). “È parte della nostra storia, dunque abbiamo il dovere di tutelarlo e di farlo conoscere al mondo”. Nella sua sala degustazione, nei pressi della grotta Areni-1 nella provincia di Vayots Dzor (a circa due ore di macchina a sud della capitale) Ghazaryan fa esattamente questo: propone interpretazioni dell’uva che porta lo stesso nome della città di Areni tanto in rossi intensi che in rosati dai toni ciliegia. Alla vicina Trinity Canyon Vineyards (trinitycv.com) si possono assaggiare bottiglie di vini naturali e fermentati in karases (tra cui il Voskehat Ancestors, vino ambrato dalle note di albicocca) accanto a khorovats, abbondanti grigliate di carne e verdure, pani e focacce della tradizione e altro ancora. L’agenzia di viaggi armena 2492 propone il pacchetto immersivo Wild Food Adventure (2492.travel/ wildfood) dall’alto di una cima ricoperta di prati che si affaccia sul duecentesco monastero di Noravank. I pasti di tre portate, serviti all’aperto, includono specialità regionali come l’horats panir (formaggio di capra dalle note di frutta secca, maturato sottoterra in vasi di terracotta), mentre i vini in abbinamento provengono da vigne nelle vicinanze. Nel 2024, Areni vedrà nascere la prima sistemazione di lusso con l’apertura del Tufenkian Heritage Hotels, struttura con 106 stanze e cantina interna.
Dove mangiare e bere a Yerevan
Lavash
Battezzato come l’amato pane armeno simile a una schiacciata, che viene cotto nel forno tonir, Lavash offre un tour de force della gastronomia regionale, servendo squisitezze come il ghapama (zucca ripiena di riso e frutta secca).
yeremyanprojects.com
Mayrig
Qui si preparano piatti come i manti (ravioli di agnello), che nascono nelle aree che oggi fanno parte della Turchia. Le pareti decorate con tappeti e tessuti elaborati e le vivaci ceramiche donano al luogo un inconfondibile carattere locale.
mayrigrestaurant.com
Renommée
Di recente a Yerevan stanno nascendo numerosi ristoranti che propongono scenografici menu degustazione, inclusa questa nuova apertura dello chef Karen Khachatryan, i cui piatti evocano un viaggio attraverso il paesaggio armeno.
renommee.am
TsaghkunkRestaurant
Il rinomato chef Arev Martirosyan ha lasciato la città per la vicina campagna per creare questo “ristorante che vale il viaggio”: un approdo sicuro per trovare cucina tradizionale rivisitata, in quella che era una mensa per i contadini sovietici.
instagram.com/tsa- ghkunk_restaurant
Mirzoyan Library
Nascosta in un vicolo anonimo vicino a English Park, questa “biblioteca” ospita la più grande collezione fotografica del Caucaso. È anche una galleria d’arte, uno spazio coworking e un cocktail lounge bar dall’aria bohémienne.
instagram.com/mir- zoyanlibrary
Minas Cocktail Room
C’è una perenne lista d’attesa per i sei intimi tavoli di questo cocktail bar decorato dagli audaci e vividi murales del pittore Minas Avetisyan.
collective.am/minas
Bar Phoenix
Il flagship cocktail bar del colosso del brandy Ararat ospita bartender di talento e pieni di stile, che danno vita a veri e propri spettacoli.
instagram.com/bar.phnx
Dove dormire
The Alexander, A Luxury Collection Hotel
Il primo vero albergo di lusso internazionale di Yerevan, aperto nel 2019, ha un ineguagliato mood contemporaneo con accenti dorati e argentati, elementi che richiamano le croci di pietra armene (cippi funerari) e decori geometrici.
marriott.com
Grand Hotel Yerevan
L’opulenza di questa struttura ben si addice alla sua facciata secolare eppure è allo stesso tempo totalmente moderna grazie alla presenza di opere d’arte contemporanea, un patio interno e una piscina sul rooftop.
grandhotelyerevan.com
Republica Hotel
Abbinando design raffinato e prezzi accessibili, nel ristorante Anoush l’hotel offre anche un viaggio gastronomico attraverso il repertorio gastronomico armeno.
republicahotel.am