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Candy canes: la storia dei bastoncini di zucchero che hanno conquistato il Natale

Dal folklore tedesco del Seicento all’industria dolciaria statunitense, il lungo viaggio di un’icona delle festività tra simbolismi religiosi, cultura pop e innovazione tecnologica.

I candy canes sono bastoncini di zucchero rigidi, tradizionalmente bianchi e rossi, dalla forma ricurva e con un caratteristico aroma di menta piperita. Oggi sono simbolo universale del Natale, usati come dolci, decorazioni e motivi ornamentali. La loro storia, però, risale al XVII secolo ed è un intreccio di tradizioni europee, pratiche religiose e successiva industrializzazione americana.

Perché i bastoncini di zucchero sono diventati simbolo del Natale

Quando pensate al Natale, vi vengono subito in mente luci, abeti, biscotti speziati e, quasi inevitabilmente, i classici bastoncini di zucchero bianchi e rossi. Ok, magari da noi questo passaggio non è così immediato perché in Italia la tradizione natalizia è davvero imperante ma siamo sicuri che ormai fanno parte anche del vostro immaginario collettivo. Sicuramente se questa domanda la facessimo a un anglosassone invece non avrebbe dubbi. I candy canes rappresentano uno dei simboli più riconoscibili del periodo festivo, non soltanto negli Stati Uniti ma in gran parte del mondo. L’immaginario popolare li associa ormai alla tradizione natalizia, sebbene la loro origine sia molto più antica e sorprendente rispetto alla deriva consumistica contemporanea. Per capire come questa semplice caramella sia diventata un’icona globale occorre ripercorrere una storia che attraversa l’Europa barocca, il folklore religioso e l’industria dolciaria americana del Novecento.

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I primi bastoncini di zucchero di cui si abbia memoria risalgono al XVII secolo. La leggenda più diffusa colloca la loro nascita nel 1670, all’interno del Duomo di Colonia, in Germania. Si racconta che il direttore del coro, alle prese con bambini irrequieti durante le lunghe celebrazioni religiose, abbia chiesto a un mastro confettiere di creare un dolce in grado di intrattenerli senza disturbarne la concentrazione. L’idea fu quella di modellare delle stecche di zucchero in forma ricurva, simili ai bastoni dei pastori, così da fornire una giustificazione simbolica alla loro presenza in chiesa. Sebbene non esistano prove documentarie definitive, la leggenda riflette un fenomeno reale: nel Seicento, lo zucchero — divenuto più accessibile rispetto ai secoli precedenti — era spesso modellato in piccoli dolci rigidi destinati alle festività religiose.

A confermare la presenza dei primi candy canes europei sono gli studi di storici della dolciaria come Susan Benjamin, fondatrice del True Treats Historic Candy e autrice di “Sweet as Sin: The Unwrapped Story of How Candy Became America’s Pleasure”. Benjamin colloca l’introduzione dei bastoncini di zucchero tra la fine del XVI e il XVII secolo, come evoluzione dello zucchero soffiato, che proprio in quel periodo comincia a essere lavorato in forme decorative.

La valenza simbolica dei candy canes nasce probabilmente in questa fase. La forma curva è stata interpretata nei secoli come richiamo al bastone del pastore, figura centrale nei racconti cristiani della Natività, mentre l’associazione con la lettera “J” di Jesus è un’interpretazione successiva, sviluppata soprattutto negli Stati Uniti. Anche i colori, oggi iconici, hanno generato letture simboliche: il bianco come purezza, il rosso come sacrificio. Tuttavia, queste attribuzioni appartengono più alla cultura popolare e al marketing del Novecento che alla tradizione originaria europea.

Il passaggio decisivo nella storia dei candy canes avviene negli Stati Uniti nel XIX secolo. La prima testimonianza documentata risale al 1837, quando alla fiera della Massachusetts Charitable Mechanic Association vengono venduti bastoncini di zucchero bianchi, privi della caratteristica curva e delle striature rosse. Si trattava di semplici caramelle rigide, probabilmente simili a quelle già diffuse in Europa.

La trasformazione da caramella comune a simbolo natalizio si compie dieci anni dopo, nel 1847, grazie a August Imgard, un immigrato tedesco-svedese residente a Wooster, nell’Ohio. Per decorare il proprio albero natalizio — un’usanza allora relativamente nuova negli Stati Uniti — appese alcuni bastoncini di zucchero. L’idea si diffuse rapidamente e contribuì a saldare il legame tra i candy canes e le celebrazioni natalizie, più del Christmas pickle.

La produzione rimase però artigianale fino al primo Novecento. Il cambiamento arriva dopo la Prima Guerra Mondiale grazie alla spinta di pasticcieri e imprenditori di Chicago, che cominciarono a depositare brevetti per macchinari in grado di produrre bastoncini di zucchero piegati in modo uniforme. Il problema maggiore era la fase di curvatura, che richiedeva manualità e comportava scarti elevati.

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Il vero salto industriale avviene negli anni Cinquanta grazie a Gregory Keller, cognato di Robert McCormack, fondatore della Bobs Candies di Albany, in Georgia. Keller progettò e brevettò una macchina capace sia di torcere che di curvare automaticamente i bastoncini senza spezzarli. Questo permise una produzione su larga scala e consolidò l’immagine moderna dei candy canes, caratterizzati da un gusto di menta piperita e dalle strisce rosse avvolte in spirale. Proprio in questo periodo la caramella diventa un oggetto culturale a pieno titolo: presente nelle decorazioni, nei film, nei romanzi natalizi e nelle confezioni regalo.

La storia dei candy canes mostra come un prodotto nato per intrattenere i bambini durante la messa sia riuscito, nel corso dei secoli, a trasformarsi in un’icona globale, perfino in un’icona del consumismo. Il loro successo deriva dalla combinazione di tradizione, simbolismo, estetica immediatamente riconoscibile e capacità dell’industria dolciaria statunitense di costruire un immaginario condiviso.

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