record-tonno-tokyo-asta-toyosu

Perché i tonni all’asta di Tokyo costano milioni di euro? Il motivo non è gastronomico

Il re del tonno e l’arte di pagare milioni per farsi ricordare: dietro le aste record di Toyosu, tra sushi popolare, riti augurali e marketing.

È l’uomo che ogni gennaio paga un tonno più di quanto costi una casa di lusso. Kiyoshi Kimura è l’imprenditore giapponese che, all’asta inaugurale del mercato ittico di Toyosu, a Tokyo, si aggiudica regolarmente il tonno più caro del mondo, firmando assegni da milioni di euro per un singolo pesce. Non è una follia né un colpo di testa: è una mossa calcolata, ripetuta nel tempo, che ha trasformato un’asta all’alba in uno degli eventi gastronomici più fotografati e raccontati del pianeta.

Perché il tonno pagato da Kimura costa così tanto

La scena si ripete con precisione rituale. È ancora buio quando, nei vasti padiglioni refrigerati di Toyosu, i tonni vengono disposti in fila sul pavimento, immobili, giganteschi. Gli acquirenti si muovono lentamente, osservano, toccano, valutano la carne attraverso la sezione della coda recisa. Poi inizia l’asta, rapida, concitata. In pochi minuti il prezzo sale, supera ogni logica commerciale e si trasforma in notizia ribattuta in tutto il mondo. A vincere, quasi sempre, è lui, Kyoshi Kimura.

Quest’anno Kimura ha stabilito un nuovo record: 510 milioni di yen, circa 2,8 milioni di euro, per un tonno rosso da 243 chilogrammi pescato al largo di Ōma, nel nord del Giappone. È il prezzo più alto mai pagato da quando esistono registrazioni ufficiali. Un record che supera quello precedente, stabilito dallo stesso Kimura nel 2019. Un’abitudine, ormai.

re-tonno-tokyo-asta-toyosu
Foto del Japan Times

Per capire perché accade, bisogna uscire dall’idea occidentale di asta come semplice mercato. La prima asta dell’anno a Tokyo non è solo un momento commerciale, ma un gesto augurale. Vincere significa attirare fortuna, segnalare forza, dimostrare fiducia nel futuro. È un linguaggio simbolico che in Giappone è ancora profondamente radicato, soprattutto quando si parla di cibo e lavoro.

Kimura lo interpreta meglio di chiunque altro. Fondatore e presidente della Kiyomura Corporation, gestisce la catena Sushizanmai, ristoranti aperti ventiquattro ore su ventiquattro, famosi per un sushi accessibile, popolare, lontano dall’idea esclusiva dell’alta ristorazione. Eppure è proprio lui a comprare il tonno più costoso del mondo. Può sembrare una contraddizione perché ci aspetteremmo queste cifre pagate dai grandi gruppi alberghieri presenti in Giappone o nei Paesi limitrofi in via di sviluppo come la Thailandia o l’India ma questa contraddizione è solo apparente.

Quel tonno non è destinato a pochi clienti privilegiati. Viene servito nei ristoranti della catena senza aumenti di prezzo, trasformando un gesto elitario in un racconto collettivo. È qui che il marketing incontra la gastronomia: Kimura non vende lusso, vende fiducia. Fiducia nella qualità, nella filiera, nel gesto spettacolare che però ricade sul pubblico.

Il tonno rosso, o tonno pinna blu, è la specie più pregiata per il sushi, soprattutto per le parti grasse come l’ōtoro. Quello pescato a Ōma gode di una reputazione quasi mitologica, costruita su decenni di narrazione e su una qualità effettivamente elevata. Ma nemmeno il miglior tonno giustifica cifre simili anche perché sarebbe impossibile rientrarci da una spesa di quasi 3 milioni di euro da un singolo pesce, figuriamoci guadagnarci. In condizioni normali, un esemplare di alto livello viene battuto a poche migliaia di yen al chilogrammo (meno di 100 euro). Qui si entra in un’altra dimensione, dove il valore è tutto simbolico.

Toyosu, erede della storica sede di Tsukiji, è oggi il cuore pulsante del commercio ittico giapponese. Ogni giorno vi transitano centinaia di specie marine e migliaia di operatori. È un luogo operativo, rumoroso, distante dall’immagine patinata del Giappone turistico. Proprio per questo le aste del tonno hanno assunto un valore teatrale: sono uno dei pochi momenti in cui questo mondo si lascia osservare, fotografare, raccontare.

Kimura è perfettamente consapevole di tutto questo. Ogni record infranto garantisce una visibilità che nessuna campagna pubblicitaria potrebbe comprare. Le immagini fanno il giro del mondo, i giornali rilanciano, il suo nome diventa sinonimo di tonno, sushi e Tokyo. È un investimento che non si misura in chilogrammi di pesce, ma in attenzione globale e infatti i suoi ristoranti sono presi d’assalto soprattutto dai turisti internazionali: questo è il ritorno economico dei 2,8 milioni spesi.

Maggiori informazioni

Foto cover del Financial Times

Condividi

Facebook
Twitter
LinkedIn
Articoli
correlati