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Comprereste del whisky di qualità nelle bottiglie d’alluminio?

Alcune distillerie in Scozia stanno provando questa strada per la crisi del vetro e per rendere i packaging più sostenibili

Il settore del whisky scozzese sta valutando, con cautela, l’ipotesi di sostituire il vetro con l’alluminio per ridurre l’impatto ambientale del packaging. Alcune distillerie hanno avviato test preliminari per verificare se questo materiale, già diffuso in altri comparti delle bevande, possa essere compatibile con un distillato ad alta gradazione senza comprometterne sicurezza, qualità e percezione.

Tra i casi più osservati c’è quello della Stirling Distillery, realtà di piccole dimensioni che sta tentando questo approccio. L’azienda, racconta il The Guardian, ha avviato una sperimentazione sulle bottiglie di alluminio con l’obiettivo di ridurre il peso degli imballaggi e, di conseguenza, le emissioni legate al trasporto. In un comparto fortemente legato all’estetica e alla tradizione del vetro, l’iniziativa è stata accolta con interesse ma anche con scetticismo.

Le bottiglie di alluminio per il whisky

Dal punto di vista ambientale, i vantaggi dell’alluminio sono noti. Una bottiglia può risultare fino al 90% più leggera rispetto a un equivalente in vetro, con benefici diretti sulla logistica. Inoltre, l’alluminio è riciclabile con maggiore efficienza e, secondo studi universitari citati dalle aziende coinvolte, l’alluminio riciclato presenta un’impronta ambientale inferiore sia al vetro vergine sia a quello riciclato. Questo aspetto viene considerato rilevante soprattutto in relazione ai consumatori più giovani, generalmente più sensibili ai temi ambientali e meno legati ai codici storici del whisky.

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La questione, tuttavia, non è solo culturale. I test condotti in collaborazione con l’Università Heriot-Watt di Edimburgo hanno evidenziato criticità tecniche. Analisi di laboratorio hanno rilevato tracce di alluminio nel whisky conservato in bottiglie sperimentali, probabilmente a causa della degradazione del rivestimento interno a contatto con un distillato ad alta gradazione alcolica, intorno al 49% in volume. Questo fenomeno potrebbe incidere sulla composizione chimica del prodotto e, nel lungo periodo, sulle caratteristiche sensoriali.

I ricercatori coinvolti sottolineano che la questione centrale resta la disponibilità di un rivestimento interno in grado di resistere stabilmente a prodotti di questo tipo. Senza una soluzione tecnologica affidabile, l’uso dell’alluminio per il whisky rimane una prospettiva da approfondire con test di durata più estesa.

Sul piano commerciale, le resistenze non sono trascurabili. Il whisky di fascia medio-alta e alta viene spesso associato a bottiglie pesanti, vetro spesso e design tradizionale. Convincere il consumatore a spendere cifre elevate per un prodotto confezionato in alluminio rappresenta una sfida concreta. Alcune aziende riconoscono che una simile opzione potrebbe funzionare come alternativa, lasciando al pubblico la possibilità di scegliere un imballaggio a minore impatto ambientale.

Nel frattempo, altri produttori stanno sperimentando soluzioni parziali. Alcune distillerie hanno già introdotto ricariche in alluminio per gin o vodka, destinate a un pubblico più orientato all’uso pratico, come cocktail bar. Per il whisky, invece, l’adozione appare più complessa, anche per ragioni puramente simboliche.

Nonostante le incertezze, il dibattito riflette una pressione crescente sull’intero comparto degli spirits, chiamato a ridurre la propria impronta di carbonio senza snaturare identità e posizionamento. L’eventuale affermazione delle bottiglie d’alluminio per il whisky dipenderà dalla capacità della ricerca di risolvere i nodi tecnici e dalla disponibilità del mercato ad accettare un cambiamento che, per un prodotto così legato alla tradizione, non è solo industriale ma culturale.

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