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Vino negli Stati Uniti, il mercato cambia dimensione

Domanda in calo, selezione più netta e nuovi equilibri fino alla fine del decennio.

Il mercato del vino negli Stati Uniti sta entrando in una fase diversa da quelle già attraversate in passato. Secondo lo State of the U.S. Wine Industry Report 2026 pubblicato da Silicon Valley Bank, non siamo di fronte a una semplice flessione ciclica, ma a un processo di ridimensionamento che potrebbe proseguire ancora per alcuni anni, almeno fino al 2027 o al 2028.

Un mercato importante ma che dà segni di cedimento

Gli Stati Uniti restano il primo mercato mondiale per valore e volumi, ma i numeri più recenti mostrano un arretramento significativo rispetto al periodo pre-pandemico. Nel 2025 le vendite si sarebbero attestate intorno a 329 milioni di casse, contro le oltre 410 milioni registrate nel 2019. Anche il valore complessivo del mercato avrebbe segnato una contrazione, scendendo a circa 74,3 miliardi di dollari, con una perdita superiore al miliardo rispetto all’anno precedente.

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Il report interpreta questi dati come il segnale di una fase di aggiustamento ancora in corso. Le proiezioni non indicano una ripresa nel breve periodo, ma piuttosto una progressiva stabilizzazione su livelli inferiori rispetto al passato. Il risultato atteso è un mercato strutturalmente più piccolo, meno espansivo e più selettivo.

Uno degli aspetti centrali emersi dall’analisi riguarda la polarizzazione dei risultati economici. Solo una parte delle aziende vinicole statunitensi risulterebbe oggi in crescita o in equilibrio finanziario, mentre una quota rilevante faticherebbe a sostenere i margini, accumulando scorte. Il tema dell’eccesso di offerta rimane quindi aperto: una percentuale significativa dei produttori dichiara di avere livelli di magazzino superiori alla capacità di assorbimento del mercato.

In questo contesto, la selezione appare sempre meno casuale. La domanda tende a premiare modelli produttivi più disciplinati, posizionamenti chiari e proposte coerenti. Al contrario, l’eccesso di volume e le strategie basate sulla sola difesa dei prezzi sembrano incontrare crescenti difficoltà.

Dal punto di vista delle fasce di prezzo, il report segnala criticità evidenti. I segmenti sotto i 12 dollari a bottiglia risultano particolarmente sotto pressione, mentre anche l’area sotto i 20 dollari continua a mostrare segnali di debolezza. Il calo del consumo quotidiano di vino rende meno efficace la leva promozionale, e la scontistica generalizzata viene letta più come un indicatore di fragilità che come uno strumento di rilancio.

Parallelamente cresce l’attenzione verso offerte percepite come chiare e funzionali, comprese le etichette a marchio privato, favorite dalla disponibilità di vino sfuso di buona qualità e da una maggiore sensibilità al prezzo da parte dei consumatori.

Il fattore generazionale resta una delle chiavi di lettura più rilevanti. L’uscita progressiva dei baby boomer, storicamente la fascia con il più alto livello di consumo, continua a ridurre la base complessiva della domanda. La fascia tra i 30 e i 45 anni rappresenta l’area di maggiore tenuta, ma con comportamenti di consumo meno frequenti e più selettivi. La Generazione Z, infine, viene interpretata più come un indicatore culturale che come una sostituzione immediata, mostrando un rapporto con il vino meno identitario e meno centrale rispetto alle generazioni precedenti.

Il quadro delineato da Silicon Valley Bank suggerisce quindi un cambiamento profondo e non reversibile nel breve periodo. Per chi opera o esporta nel mercato statunitense, il contesto appare più competitivo e meno indulgente, richiedendo un adattamento continuo dei modelli di presenza e delle strategie commerciali. In questa prospettiva, ciò che accade oggi negli Stati Uniti offre anche una chiave di lettura anticipata delle trasformazioni che stanno interessando, o interesseranno, altri mercati maturi del vino a livello globale.

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