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La nostra selezione delle migliori crociere enogastronomiche

Le rotte da fare per gustare i piatti più buoni del mondo per un viaggio imperdibile.

Il viaggio non si misura più in miglia, ma in portate. Nel 2026 la crociera cambia volto: non si sceglie più la destinazione, si sceglie lo chef. Le navi sono diventate i nuovi santuari dell’alta cucina mondiale, trasformando ogni scalo in un’esperienza sensoriale e ogni cena in un evento irripetibile. Dalle sponde del Mediterraneo alle rotte orientali, abbiamo selezionato le esperienze enogastronomiche che quest’anno definiscono il nuovo standard del lusso sul mare. Ecco dove vale davvero la pena imbarcarsi.

La Champagne a filo d’acqua

Sorseggiavo Champagne immersa in una vasca idromassaggio a bordo di una piccola chiatta nel cuore della Champagne. Attorno a me, i cigni scivolavano leggeri sull’acqua, mentre il canto degli uccelli filtrava tra le fronde dei castagni che ondeggiavano sopra di noi. Poi, il passaggio di un altro passeggero ha liberato dalla cucina l’invitante profumo di un arrosto di maiale. Era uno scenario fin troppo idilliaco, ma faceva parte della quotidianità della mia crociera di sei notti sulla Kir Royale.

Ho scoperto questa esperienza grazie ad Abercrombie & Kent, operatore americano specializzato in viaggi di lusso che propone itinerari a bordo delle navi di European Waterways. Tra queste spicca proprio la Kir Royale: un nome che è già una promessa, ispirato al celebre cocktail francese (la compagnia offre anche l’esclusivo servizio di un “angelo custode”, una guida dedicata che cura ogni minimo dettaglio, dall’accoglienza in aeroporto ai tour privati, fino ai soggiorni post-crociera).

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La chiatta su cui navigavo è un capolavoro di recupero. Un tempo mezzo da sbarco della Seconda guerra mondiale, oggi è un raffinato boutique hotel galleggiante per soli otto ospiti. A bordo si trovano cabine spaziose, una lounge abbellita con fiori freschi e una cucina eccellente guidata da uno chef che ha partecipato a Top Chef France. Da marzo a ottobre, la nave scivola lungo la Marna e un suo canale laterale, tra Château-Thierry e Châlons-en-Champagne.

Ad accoglierci abbiamo trovato un equipaggio di cinque persone pronto a esaudire ogni desiderio, guidato dalla travolgente energia di Louisa. Con lei abbiamo visitato storiche maison di Champagne e la maestosa cattedrale di Reims, luogo di incoronazione dei re di Francia, festeggiando poi la ricorrenza della presa della Bastiglia a Épernay tra spettacolari fuochi d’artificio. Il suo buonumore era contagioso e spumeggiante, proprio come un calice di Champagne appena versato.

Mentre attraversavamo villaggi da fiaba e colline ricamate da vigneti, le maison apparivano a ogni curva. Abbiamo esplorato le storiche cantine di La Maison Ayala, Champagne Boizel e Frerejean Frères, scoprendo i segreti della vinificazione, dal grappolo alla bottiglia. Tra i tanti assaggi, il nostro gruppo ha eletto all’unanimità il Frerejean Frères Blanc de Blancs Premier Cru come il migliore del viaggio. Una volta tornati a bordo, lo chef Léo Renusson ci attendeva con pranzi e cene d’eccezione. I suoi menu erano raffinati ma squisitamente autentici. Renusson ama inventare e dedica le sue giornate a perfezionare salse memorabili, come quella al profumo di tartufo che accompagnava il crudo di capesante, che abbiamo chiesto di assaggiare a cucchiaiate senza vergogna. Ma è stata la sua pancetta di maiale, cotta lentamente per 24 ore e servita con riduzione di fondo di maiale, soia e aceto, a meritare il bis.

L’ultima mattina, l’aria si è riempita del profumo avvolgente di pasticcini freschi e burrosi. Mentre ci preparavamo a sbarcare, una coppia di cigni con il loro piccolo nuotava accanto alla chiatta. Mi piaceva pensare che fossero lì per un ultimo saluto, anche se probabilmente cercavano solo qualche briciola di baguette. Ne ho lanciate alcune lungo il molo mentre mi incamminavo per lasciare la nave, quasi a voler segnare un sentiero per un mio futuro ritorno.

di Janice Wald Henderson

Alta cucina in navigazione

Otto crociere per stuzzicare la vostra fame d’avventura (e non solo).

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Il gusto dell’amazzonia

Salite a bordo dell’Aria Amazon o dell’Aqua Nera, le navi gemelle di Aqua Expeditions, per un’immersione totale nell’Amazzonia peruviana. Le giornate si dividono tra escursioni guidate da naturalisti esperti e serate dedicate ai sapori del territorio, con piatti creati dallo chef Pedro Miguel Schiaffino con ingredienti amazzonici sostenibili: dagli Gnocchi di platano e yucca al Crumble di carambola e noci del Brasile con torrone a base di macambo, pianta locale parente del cacao. Sulla più recente Aqua Nera le 20 suite, la piscina a sfioro, la spa e la sala cinema offrono angoli di pace tra un’esperienza gastronomica e un’altra.

Lusso firmato Ritz

La Ritz-Carlton Yacht Collection ha presentato a luglio il suo terzo superyacht, Luminara, con un design d’avanguardia che include una terrazza e il nuovo Art Bar, dove sorseggiare cocktail ispirati agli itinerari dell’imbarcazione. L’offerta culinaria brilla attraverso cinque ristoranti, tra cui due novità: Azur, focalizzato su ingredienti stagionali e menu regionali, e Haesu Bit, dedicato ai sapori panasiatici. Il ristorante Beach House propone piatti mediorientali reinterpretati da Michael Mina, mentre Seta Su Luminara fonde i sapori della Via della Seta con la moderna cucina italiana.

Eccellenza in salsa italiana

Explora Journeys è in rapida espansione. Dopo il debutto di Explora II, gemella di Explora I, nel 2024, seguiranno Explora III nel 2026 ed Explora IV nel 2027. Ogni nave offre un’atmosfera ricercata e sei ristoranti d’eccezione guidati da Franck Garanger, celebre per aver dato lustro alla gastronomia di Oceania Cruises. Il suo fiore all’occhiello, Anthology, propone un menu degustazione italiano di sette portate che rappresenta una vera apoteosi per il palato. Explora III farà rotta verso l’Alaska nell’estate del 2027, mentre Explora IV raggiungerà Lisbona nell’aprile dello stesso anno.

Sorsi d’autore tra i mari

A settembre 2026, Ray Isle, wine editor di Food & Wine, salirà a bordo della National Geographic Orion (National Geographic- Lindblad Expeditions) per l’itinerario “Crossroads of the Ancient World: Exploring Greece and Turkey”. Isle guiderà degustazioni esclusive di oltre 40 etichette da lui selezionate per celebrare i migliori vitigni del Mediterraneo. Gli ospiti potranno anche esplorare il sito archeologico di Efeso e immergersi nel rituale del caffè turco. Altre crociere in collaborazione con Food&Wine, tra il Mediterraneo e il Pacifico nord-occidentale, promettono esperienze altrettanto straordinarie.

Verso il grande nord con Ducasse

Navigare a bordo della rompighiaccio Le Commandant Charcot di Ponant significa trovarsi faccia a faccia con orsi polari e ghiacciai, circondati dall’alta cucina firmata Alain Ducasse. Il suo team di consulenza, Ducasse Conseil, guida gli chef del Nuna, l’esclusivo ristorante della nave, nella creazione di piatti sofisticati come l’Astice con piselli e funghi selvatici o il Cavolo ripieno al tartufo nero. Gli itinerari spaziano dalle spedizioni in Groenlandia all’attraversamento del Mar Glaciale Artico, e persino al Polo Nord, con partenze disponibili tutto l’anno.

Soggiorni da sogno

Regent Seven Seas Cruises trasforma le soste notturne in porto nel cuore dell’esperienza di viaggio, permettendogli ospiti di godersi lunghe serate a terra in totale libertà. La nuovissima Seven Seas Grandeur salperà per la sua prima crociera nel Mediterraneo il 24 maggio: in questa occasione, otto passeggeri potranno prenotare un esclusivo pacchetto con sbarco a Monte Carlo, che include un soggiorno presso il prestigioso Château de la Chèvre d’Or a Èze. A dicembre, la compagnia inaugurerà la Seven Seas Prestige, capostipite di una nuova classe di navi, con suite su due piani e il nuovo ristorante mediterraneo Azure.

I sapori della Grecia

Le Epicurean Expeditions 2026 di Atlas Ocean Voyages propogono un’immersione totale nei sapori del Mediterraneo. A luglio, lo chef Ippy Aiona tornerà per la terza stagione consecutiva alla guida di due itinerari di 10 notti tra la Grecia e i mari limitrofi: da Atene a Istanbul (10 luglio) e da Istanbul a Roma (20 luglio). Insieme a lui ci sarà la storica della gastronomia Mara Papatheodorou. Gli ospiti potranno assistere a show cooking, fare tour dei mercati locali guidati dallo chef ed escursioni dedicate alle eccellenze regionali: dall’olio d’oliva greco alla creazione di miscele di spezie mediterranee.

Il fascino dei classici

Oceania Cruises ha inaugurato a luglio la Oceania Allura, con ben 12 punti di ristoro, tra cui una crêperie. L’offerta spazia dalle sfogliatelle alla ricotta della pasticceria di bordo ai grandi classici della Grand Dining Room, come i tournedos alla Rossini. Tra le novità spiccano il Bubbly Bar, un carrello per il Manhattan e una selezione di vini a basso contenuto calorico. Anche le escursioni a terra mantengono un forte focus gastronomico, con visite a vigneti e cene tipiche dell’itinerario “Aegean & Turkish Awakening”. Nel 2027 la compagnia presenterà Oceania Sonata, la prima di una nuova classe di navi.

di Janice Wald Henderson

Alajmo in mare aperto

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La collaborazione con un riad marocchino, la rinascita di un caffè storico sotto le arcate di piazza San Marco a Venezia, il successo di un raffinato ristorante all’italiana nel più antico passage parigino, tra le quattordici insegne. Difficile immaginare altro nella galassia Alajmo, che con Le Calandre, in provincia di Padova, detiene le tre stelle Michelin dal 2002. Eppure, dal 2024, la famiglia veneta ha scommesso lontano dalla terraferma: una delle sue sfide più recenti si gioca infatti in mare aperto.

Il palcoscenico è quello delle navi Crystal Serenity e Crystal Symphony, due icone della crocieristica di alta gamma. Varate rispettivamente nel 2003 e nel 1995, sono state completamente ripensate dopo l’ingresso del marchio Crystal nel perimetro di A&K Travel Group, che nel 2022 ha rilanciato la compagnia puntando su un’idea precisa di lusso: più spazio, meno ospiti, servizi su misura. A bordo, suite ampie, intrattenimento discreto, spa di livello e un approccio al viaggio che privilegia tempi lenti e itinerari culturali.

In questo contesto s’inserisce Osteria d’Ovidio, il ristorante italiano che oggi porta la firma di Massimiliano Alajmo, con la regia manageriale del fratello Raffaele. Non un semplice concept di bordo, ma un’estensione coerente del loro mondo gastronomico. Qui la ristorazione è parte integrante dell’esperienza, al pari delle escursioni curate da Abercrombie & Kent o dei soggiorni prolungati in porto. Crystal ha costruito la propria identità anche attraverso il cibo: dall’unico Nobu in mare, Umi Uma, al Beefbar firmato Riccardo Giraudi, fino al primo Casino de Monte-Carlo su una nave da crociera. L’approdo degli Alajmo completa un mosaico che guarda più all’hôtellerie di lusso che alla crociera tradizionale.

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Sulle navi Crystal si viaggia senza folla e senza frenesia, con la sensazione di abitare temporaneamente un luogo elegante e familiare. Che oggi, grazie agli Alajmo, profuma anche di cucina italiana fatta con rigore, misura e identità. Tre parole che tornano nella costruzione del menu di Osteria d’Ovidio, articolato in altrettanti percorsi che l’ospite può combinare liberamente.

Italia omaggia la cucina regionale con piatti come vitello tonnato, minestrone, carbonara, lasagnetta, parmigiana e cotoletta alla milanese. Le Calandre guarda al ristorante simbolo della famiglia, tre stelle Michelin a Rubano. Venezia, infine, è il percorso più libero e contemporaneo: dagli Spaghetti aglio, olio e peperoncino con Bloody Mary allo scartosso (tipico street food veneziano) di pesce, fino al Branzino alla verbena e al gran gelato al pistacchio.

Di Andrea Martina Di Lena

Le meraviglie delle Galápagos

Mio marito e io siamo saliti a bordo della Theory, uno dei tre lussuosi yacht da spedizione targati Relais & Châteaux della flotta Ecoventura. Diretti alle Isole Galápagos, avevamo in valigia maschere da sub, binocoli e una guida un po’ sgualcita sui segreti delle sule piediazzurri. A quasi mille chilometri dalle coste dell’Ecuador, siamo salpati verso uno degli arcipelaghi più remoti della Terra, puntando dritti alla nostra prima cena a bordo. Durante la navigazione mio marito, uno scienziato abituato a lunghi periodi sulle navi da ricerca, mi ha confessato con un pizzico di scetticismo la sua convinzione che, in luoghi così remoti, il cibo potesse essere solo surgelato o fritto. Nonostante i suoi timori, pochi istanti dopo ci siamo ritrovati seduti in un’elegante sala da pranzo mentre il León Dormido, una formazione rocciosa vulcanica che ricorda il profilo di un leone addormentato, si stagliava fuori dalla finestra. Hanno cominciato ad arrivare i piatti, e ciò che ci è stato servito non era né surgelato né fritto.

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La mia cena era un capolavoro di quattro portate, tra cui l’encebollado, l’amato stufato di pesce ecuadoriano con coriandolo, pomodoro e cipolle dolci, servito in una ciotola e ricco di teneri bocconcini di pesce. Il polpo alla gallega di mio marito, con i tentacoli abbrustoliti e accompagnato da una salsa affumicata di peperoni arrostiti e ceci croccanti, era cotto alla perfezione. Il suo sorriso sorpreso è stato la conferma definitiva della qualità della cucina.

Raggiungere un simile livello di eccellenza in un angolo così sperduto del mondo è possibile solo grazie al meticoloso programma di approvvigionamento dello chef Cristhian Murrieta, che riesce a reperire oltre la metà degli ingredienti direttamente dalle isole, superando qualsiasi altro operatore crocieristico della zona.

«Creare un’esperienza culinaria degna di Relais & Châteaux a bordo di uno yacht da spedizione richiede passione, precisione e un profondo rispetto per l’ambiente che ci ospita», afferma. Ogni mattina, l’imbarcazione si risvegliava avvolta dal profumo dei croissant al burro e del caffè delle Galápagos appena preparato. Un buffet quotidiano con pane soffice, insalate condite con vinaigrette vivaci e una selezione di piatti dolci e salati, era sempre pronto per dare la giusta carica prima di affrontare una giornata di escursioni, kayak e snorkeling, insieme ai due naturalisti di bordo.

Sul ponte superiore, le code di aragosta venivano grigliate al momento e servite negli informali barbecue all’aperto, mentre l’happy hour offriva cocktail speziati, ideali da sorseggiare mentre il sole tramontava dietro le scogliere di lava nera. La concierge, Joselyn de los Santos, sembrava anticipare ogni desiderio: dalla cioccolata calda fumante dopo una nuotata rinfrescante a una limonata ghiacciata per contrastare il caldo equatoriale del mezzogiorno. Uno dei momenti più suggestivi è stata la cena a piedi nudi sulla sabbia a Gardner Bay, osservando i leoni marini giocare tra le onde mentre gustavamo frutti di mare appena grigliati. Il cibo è diventato parte integrante del nostro percorso di scoperta. Durante una dimostrazione di preparazione del ceviche, ancorati vicino alle lagune salmastre dell’isola Floreana, abbiamo imparato a bilanciare perfettamente l’acidità degli agrumi, usando lime profumatissimi per marinare il pesce fresco. Il risultato finale, una polpa soda arricchita da cipolle rosse croccanti, dalle note erbacee del coriandolo e quelle piccanti dei peperoncini aji, rifletteva un equilibrio di sapori e consistenze affascinante quanto le isole stesse.

I menu della cena cambiavano ogni sera, spaziando tra influenze francesi e messicane, senza mai far mancare una specialità tipica ecuadoriana. Abbiamo gustato tournedos di manzo dalla crosticina che lasciava spazio a un cuore rosa e succulento, e un delicato mahi-mahi in crosta di pistacchi, che si sfaldava al solo tocco della forchetta.

«Lavoriamo a stretto contatto con i produttori locali, da frutta e verdura fresca al famoso queso media luna. Questi sapori del territorio danno un’anima autentica a ogni piatto», ci ha spiegato Murrieta, mentre la sagoma scura dell’isola Española si stagliava oltre i vetri. Anche il bar si è rivelato una sorpresa, con degustazioni di birre artigianali prodotte alle Galápagos dalla Reptilia Galápagos Brewery, e vini ecuadoriani della Bodega Dos Hemisferios. Non sono mancati i piccoli piaceri quotidiani, come il cioccolato República del Cacao ai petali di rosa, sebbene la sfida per il miglior dessert sia stata vinta dalle Bananas Foster caramellate, preparate scenograficamente al tavolo.

Se le Galápagos si sono confermate uno spettacolo primordiale, regalandoci incontri ravvicinati con tartarughe giganti, iguane marine intente a scaldarsi al sole e la goffa eleganza delle sule piediazzurri, la vera rivelazione è stata scoprire che ogni spedizione non finiva con il ritorno a bordo, ma continuava a tavola. A conferma che un viaggio tra queste isole è, a tutti gli effetti, anche un’avventura nel gusto.

di Amanda Eyre Ward

Navigando sul Mississippi

«Dovete assolutamente provare il po’boy», esclama la nostra guida Craig Shilow, indicando il Poor Boy Lloyd’s, una vera istituzione di Baton Rouge, in Louisiana: fondato negli anni Sessanta, il locale si trova a pochi passi dal fiume Mississippi, sulla storica Lafayette Street. Il suo famoso panino è un’esplosione di gusto, generosamente condito con maionese e farcito con croccante pesce gatto fritto, lattuga sminuzzata, pomodori freschi e sottaceti. Baton Rouge è solo una delle tappe gourmet della crociera proposta da Viking attraverso il Sud degli Stati Uniti. Se a bordo domina l’estetica minimalista e sobria, una volta a terra il fascino del Sud irrompe fragoroso, gioioso e irresistibilmente gustoso.

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Le tradizioni culinarie della regione fanno da ponte tra culture diverse, riflettendosi in menu che celebrano ogni scalo. A cena, mi sono lasciata conquistare da una cremosa zuppa creola a base di mais dolce e frutti di mare, seguita da una jambalaya cajun ricca di salsiccia piccante e gamberetti fritti. Il pranzo al River Café, sul ponte superiore, non è stato da meno: qui ho assaggiato il mio primo gumbo, denso di spezie, prima di gustare l’autentico pesce gatto fritto, originario del bacino del Mississippi. L’anima dietro questi piatti regionali è l’executive chef Frank De Amicis, un ex marine dallo sguardo vivace che coordina la sua brigata con consumata disinvoltura.

Durante l’esplorazione di St. Francisville con la nostra guida, Michael Miller, abbiamo scoperto le radici profonde di questa cucina: «I Cajun discendono dagli acadiani che furono deportati dagli inglesi dalla Nuova Scozia nel XVIII secolo. Ogni autentico piatto cajun inizia con un roux a base di burro o strutto, arricchito da sedano, aglio e cipolla», spiega Miller. Qui, il cibo non è mai solo ciò che appare nel piatto. A Natchez, nel Mississippi, mi sono ritrovata davanti a un banchetto di pollo fritto, okra impanata, fagioli dell’occhio e patate dolci candite, servito con profonda devozione. Ogni sapore racconta una storia di creatività, ingegno e resilienza: quella di generazioni di schiavi che hanno saputo fondere le tecniche africane con gli ingredienti tipici del Sud.

Viaggiare con Viking lungo il Mississippi significa andare oltre la semplice visita turistica. È un tuffo nell’identità multiforme e complessa del Sud che trova a tavola la sua sintesi perfetta. Dopo sei giorni di navigazione, sono convinta che non ci sia modo migliore per scoprire l’anima autentica di questo fiume se non attraverso il gusto.

di Bella Falk

L’anima del Nord

A meno di 24 ore dal mio arrivo in Groenlandia, ho avuto un primo assaggio di quanto la natura artica possa essere imprevedibile. Al Qooqqut Nuan, un ristorante a conduzione familiare nascosto nelle profondità del fiordo di Nuuk, gli ospiti arrivano via mare carichi del pescato del giorno, pronti a consegnarlo nelle mani dello chef. Ho osservato con ammirazione i miei compagni di viaggio mentre porgevano orgogliosi sacchi pieni di merluzzi lucidi e argentati, pescati durante la nostra traversata di due ore a Nuuk. Io, al contrario, abituata ai ritmi della città dove i pasti si prenotano con pochi tocchi su un’App, ero tornata a mani vuote.

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Fortunatamente, il bottino degli altri era più che sufficiente per permettere allo chef di preparare un incredibile menu fusion thailande-se-groenlandese: zuppa di cocco profumata al coriandolo e galanga, merluzzo immerso in un vivace curry all’arancia e filetti fritti in tempura con salsa d’ostriche. Gustare questi piatti davanti a una vista incredibile sulle acque illuminate dal sole è stato solo l’inizio di un’esplorazione profonda tra le tradizioni locali a bordo della crociera The Icy Giants of Disko Bay di HX Expeditions. Fino a poco tempo fa, questo vasto territorio autonomo sotto la corona danese era estremamente difficile da raggiungere. Questa nuova rotta rappresenta un’occasione unica per scoprire la regione attraverso gli occhi della sua gente.

HX Expeditions è l’unica compagnia di crociere i cui itinerari sono progettati con un focus specifico sulla Groenlandia, vantando collaborazioni con produttori e artigiani e ospitando a bordo ambasciatori culturali groenlandesi. In particolare, la compagnia ha voluto coinvolgere chef indigeni che stanno ridefinendo la gastronomia locale, inserendola in un movimento più ampio conosciuto come Nuova Cucina Artica.

Uno dei pionieri di questa filosofia è Inunnguaq Hegelund, che abbraccia gli ingredienti del suo territorio: dall’halibut al bue muschiato, dalla renna alla carne di balena beluga, fino alle bacche di ginepro e alle erbe selvatiche come il timo artico e l’angelica. Per Hegelund, seduto nel salone della nave a osservare i gabbiani sorvolare le coste frastagliate, è fondamentale che la loro cucina non venga etichettata semplicemente come “nordica”. La Groenlandia possiede un’identità culinaria propria e profonda, che deve essere preservata mantenendo vive le tradizioni e i metodi di caccia originali.

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In qualità di ambasciatore culinario di HX Expeditions, Hegelund collabora con il collega groenlandese Laasi Biilmann e con l’executive chef del brand, David McDonald Greves, per offrire ai passeggeri un autentico assaggio dell’identità locale. Il viaggio include una cena groenlandese dedicata, che mette in mostra la sua interpretazione moderna della cucina tradizionale: terrina di capesante con sottili scaglie di mela verde, una cremosa bisque di granchio delle nevi, frittelle di agnello brasato e una torta di mele destrutturata, impreziosita da caramello salato.

«Vogliamo sostenere le comunità locali e dare visibilità al loro talento culinario», afferma McDonald Greves. La nave si rifornisce infatti direttamente sull’isola, acquistando pesce dai pescatori e carne da fattorie familiari a Narsaq, nel sud della Groenlandia. Una di queste realtà è talmente piccola da allevare appena 25 mucche all’anno.

Oltre alla cena evento, ogni giorno vengono serviti ingredienti groenlandesi: ho gustato un ceviche di halibut fresco con avocado e lime, e gamberetti con salsa all’aneto. Questi piatti erano accompagnati dalla birra chiara del birrificio Qajaq di Narsaq, che si vanta di utilizzare “l’acqua potabile più pura della Terra”, proveniente dalla calotta glaciale.

L’immersione nella cultura groenlandese continua anche a terra. A Ilulissat, ho osservato i pescatori preparare le esche per l’halibut durante una pausa pranzo in un locale che serve pizza guarnita con ammassat, un pesce locale dal sapore delicato. Mentre a Sisimiut, dopo aver curiosato tra le botteghe artigiane, mi sono riparata dalla pioggia in un accogliente bar, gustando tè e panini alla cannella.

Ogni momento della spedizione è pensato per connettere i passeggeri con l’anima del luogo, come quando un residente dell’isola di Maniitsoq è salito a bordo per condividere storie della sua vita davanti a un tradizionale tè Inuit preparato con erbe artiche. La sua presentazione rifletteva la missione di Hegelund: «La natura è la nostra risorsa principale. Il mio desiderio è far conoscere l’anima vera della nostra cultura e delle nostre radici».

Dopo giorni trascorsi condividendo pasti e racconti, il significato del termine che indica il cibo tradizionale – kalaallimineq, che letteralmente significa “un assaggio di Groenlandia” – appare finalmente chiaro. Non è solo nutrimento, ma un frammento di identità che rende questo viaggio un’esperienza autentica e indimenticabile.

di Regan Stephens

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