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Trent’anni di Maremma per Famiglia Cecchi

Il Vinitaly 2026 ha offerto l’occasione per un brindisi alle tre decadi di lavoro a Val delle Rose, un progetto che ha cambiato la mentalità del gruppo, come ci racconta Andrea Cecchi, presidente e ceo.

«Sono orgoglioso di quello che abbiamo fatto. Oggi non saremmo quello che siamo se non avessimo avuto la Maremma». Andrea Cecchi, presidente e amministratore delegato di Famiglia Cecchi, quarta generazione di una dinastia fondata nel 1893 a Castellina in Chianti, sceglie di mettere l’accento sul valore del progetto costruito nel cuore della zona del Morellino di Scansano.

Il Vinitaly 2026 è stato infatti l’occasione per celebrare con un brindisi le tre decadi di Val delle Rose, un progetto che – per ammissione dello stesso Cecchi – ha cambiato l’azienda in profondità. 

È il 1996 quando la famiglia acquista Val delle Rose, in località Poggio la Mozza: 25 ettari vitati, tecniche agronomiche da rivedere, un terroir tutto da interpretare. Oggi la tenuta conta oltre 100 ettari a conduzione biologica, una cantina costruita da zero e un parco vigneti che trent’anni fa non esisteva. «Abbiamo fatto capire anche ad altri produttori che la Maremma poteva avere per loro un grande potenziale. Sono venuti, hanno condiviso questa visione e poi hanno interpretato il territorio secondo la propria sensibilità».

La scoperta del territorio

Cecchi rivendica un ruolo pionieristico per la rivalutazione della Maremma, «che ci ha dato la possibilità di rendere la nostra offerta di vini molto trasversale e di sperimentare nel tempo, interpretandone la grande e autentica versatilità».

Il lascito più profondo è stato un cambio di mentalità. «La Maremma ci ha cambiato perché ci ha fatto capire che dovevamo essere molto più radicati nei territori dove eravamo presenti. Quello che facciamo nel Chianti Classico non lo possiamo fare in Maremma: cambiano i terreni, cambia il clima, cambia la cultura della gente, cambia il tessuto sociale». 

Questa consapevolezza ha prodotto tre etichette ispirate proprio alla versatilità, alla fragranza, ai profumi e alla “croccantezza” che solo i vini di costa sanno regalare. Oltre a Caprifoglio base Viognier e al rosato Calipte (da uve Sangiovese in purezza), l’ultima edizione di Vinitaly ha visto il debutto del Lobelia – blend di Vermentino, Trebbiano Toscano e una quota di Chardonnay, ovvero «un vino di costa che non può nascere altrove all’interno della Toscana».

Esperienze autentiche nell’entroterra

Sul posizionamento della denominazione, Cecchi distingue con nettezza: «C’è la Maremma di costa, che non è più underdog, e la Maremma di campagna, che è ancora una scoperta. È più facile avere esperienze brillanti nell’entroterra».

Ecco che la tenuta Val delle Rose, nel tempo, è diventata anche un polo di esperienze: dal trekking tra i filari alle visite guidate in cantina, fino alle degustazioni con i piatti della tradizione maremmana. Un’offerta che risponde a un’intuizione precisa: «La Maremma è ancora intatta – chiosa Cecchi – è una zona verde che non è più totalmente selvaggia, ma è ancora autentica. E proprio questo cercano i giovani per un weekend o una wine experience». 

Una strada che Famiglia Cecchi sceglie di percorrere anche in terra di Montalcino, con Tenuta Aminta: 6 ettari a fianco dell’Abbazia di Sant’Antimo, acquistati nel 2018. «L’approccio è lo stesso adottato in Maremma – spiega – ricerca del terroir prima di tutto. Sull’ospitalità, la visione è esplicitamente non alberghiera, perché si dorme in albergo, si mangia in ristorante e si fa il vino in cantina».

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