Si scendono le scale che si inabissano verso il mare e la scogliera – la rinomata Costa dei Trabocchi abruzzese, che va da Ortona a Vasto – proprio davanti all’hotel La Chiave dei Trabocchi, struttura bianca dalle linee essenziali e moderne, e si trova in attesa un lungo risciò multiposti a pedalata assistita. Qualche giro di piede – per aiutare l’addetto alla guida, o almeno mostrare il proprio impegno – lungo la Via Verde, pista ciclopedonale segue l’ex tracciato ferroviario a ridosso del mare tra gallerie e tratti panoramici, e si arriva all’ingresso de La Chiave sul Mare.

Tra le diverse strutture di legno nate per la pesca costiera, affascinanti e vagamente inquietanti – “ragni colossali” dalla “ossatura biancastra protesta su la scogliera”, li definì Gabriele D’Annunzio che qui vicino, in un casolare su un promontorio tra ginestre e mare, stabilì il suo eremo estivo nel 1889 – a essere state trasformate in ristorante, si differenzia dalla media per la cucina davvero valida, che sa interpretare l’essenza dell’Adriatico in chiave contemporanea e raffinata senza cedere alle mode.
Dalla carne al pesce

La gestione de La Chiave sul Mare è la stessa de La Chiave dei Trabocchi, e di un’altra struttura nell’entroterra: La Chiave Bianca, relais country chic in una masseria tra le colline vitate di Miglianico, sempre in provincia di Chieti, che – con camere accoglienti, piscina, grandi sale e un parco con giardini curatissimi ma che non perdono del tutto lo spirito rurale – è dedicato soprattutto a matrimoni, cerimonie ed eventi, per clienti privati e aziendali o organizzati in proprio.
Tra questi ultimi, anche una grandiosa degustazione annuale di carni pregiate da tutto il mondo: la proprietà, infatti, è della famiglia Marfisi, ben nota in Abruzzo per la selezione e distribuzione di carne (e a cui appartiene anche la signora Rosanna, madre dei fratelli Rocco alla guida dello stabilimento Drago Verde e del ristorante Salsedine).

La direzione della sezione del gruppo dedicata all’Hospitality è affidata al giovane Lorenzo De Nardis: maestro di cerimonie, problem solver dalle incredibili risorse e appassionato di enogastronomia, al progetto del trabocco ha dedicato grande impegno riuscendo a immaginare le potenzialità della vecchia struttura di legno, rimessa completamente a nuovo ripristinando anche le reti con l’aiuto di un esperto artigiano e pescatore locale. Si deve a lui, dunque, l’animo gourmet de La Chiave sul Mare, che esula dal repertorio classico di simili strutture e sceglie di lavorare con un ristorante fine dining, direttamente sul mare.
L’Adriatico nei piatti

Nonostante gli spazi ridotti e gli inevitabili vincoli, infatti, la cucina riesce a mandare in tavola piatti eccellenti, che uniscono il rispetto per il mare e il pescato dell’Adriatico a una giusta creatività che ne esalta i sapori. Anche qui, in qualche modo è merito di De Nardis: è stato lui a intercettare lo chef pugliese Alfio Giotta, che lavorava da Langosteria a St. Moritz, convincendolo a venire qui e ritrovare i sapori dell’Adriatico e lo spirito “di casa”; e lui si è portato dietro l’intera brigata e pure la maître e sommelier Rosamaria Procacci Leone, sua compagna.
Così, nell’esperienza da La Chiave sul Mare – dove si può venire anche a pranzo, o per un aperitivo magari agli scenografici tavolini sistemati sulle passerelle in legno laterali, sui cui sembra di essere sospesi sul pennone di una nave – il fascino innegabile della location si sposa alla validità della proposta. Il menu (un appagante percorso degustazione da 80 euro) cambia all’incirca ogni 21 giorni, seguendo quanto arriva dal mare e dalla terra. La tradizione marinara di questo lembo adriatico è ben presente, affiancata da spunti più originali e sempre molto equilibrati.

Il menu – che si apre con un assaggio di pane e olio, focaccia pugliese e grissini, ma anche con sfiziosi amusebouche tra conetti, tartellette con crudi di pesce, tacos, e “lische” farcite – può prevedere antipasti essenziali ma ricchi di gusto come l’Insalata d’amare, con seppie, polpo, gamberi carnosi e frutti di mare, o la Triglia con ristretto di brodetto alla “sanvitese”, in cui la versione local della classica ricetta adriatica diventa un’intensa salsa.

Tra i primi, la Minestra di pasta mista con crostacei e piccoli pesci di scoglio – avvolgente e piena, con pezzetti di pesce e crostacei crudi e cotti ad aggiungere una nota di freschezza e profondità – può lasciar spazio al Riso, patate e cozze della tradizione pugliese come ai Cappelletti ripieni di ricotta e lime con gambero rosso. Tra i secondi, spicca – per il colore verde brillante, quanto per il sapore – il Rombo al verde, ostriche (e foglia d’ostrica) e piselli. chiude il percorso prima di arrivare a un dessert di gran carattere: Mandorla e limone, un gioco di consistenze e gusti che gratifica a ogni morso. E persino il dessert basato sull’abbinamento tra mandorla e limone, semplice ma ben pensato, appaga.
Non manca una selezione di etichette non smisurata ma tagliata sul luogo e sulla cucina, dai bianchi ai rosati regionali, fino alle bollicine in arrivo anche dal Nord: l’ideale, per un brindisi al mare.