La Guida Michelin amplia il proprio raggio d’azione e debutta ufficialmente nel mondo del vino. La prima selezione delle Uve Michelin 2026 è stata presentata a Digione, nel Palazzo dei Duchi di Borgogna, dando vita a una nuova classificazione dedicata alle aziende vitivinicole. La guida ha selezionato 94 domaines della Borgogna, assegnando il massimo riconoscimento, le tre Uve, a nove cantine considerate punti di riferimento della regione.
La Michelin entra nel mondo del vino a partire dalla Borgogna
L’iniziativa segna un passaggio significativo per la “Rossa”, da oltre un secolo punto di riferimento della ristorazione internazionale, che ora estende il proprio sistema di valutazione anche al settore enologico. La scelta di partire dalla Borgogna non è casuale. La regione francese è tra le aree vitivinicole più riconosciute al mondo e rappresenta uno dei territori in cui il concetto di terroir trova la sua espressione più consolidata.
Nella prima edizione delle Uve Michelin sono state selezionate complessivamente 94 aziende vinicole. Di queste, 62 hanno ottenuto uno dei tre livelli di riconoscimento previsti dalla guida. Nove domaines hanno ricevuto le tre Uve, il punteggio più alto, mentre venti aziende sono state insignite di due Uve e trentatré di una Uva. Le restanti trentadue cantine figurano comunque nella selezione ufficiale della guida, pur senza riconoscimenti come succede con i ristoranti.

Secondo Michelin, il nuovo sistema di valutazione non si limita al prestigio delle denominazioni o alla notorietà dei produttori. L’obiettivo è valorizzare la qualità del lavoro svolto in vigna e in cantina, la capacità di interpretare il territorio e la personalità che ogni vignaiolo riesce a esprimere attraverso i propri vini.
A sottolinearlo è stato Gwendal Poullennec, direttore internazionale della Guida Michelin, secondo cui questa prima selezione racconta una Borgogna fedele alla propria tradizione ma al tempo stesso in continua evoluzione. Pur rimanendo uno dei vigneti più strutturati al mondo per la gerarchia delle denominazioni e dei terroir, la regione dimostra che l’eccellenza non dipende esclusivamente dalla fama di un nome, ma dalla precisione del lavoro agricolo ed enologico e dalla capacità dei produttori di interpretare la propria identità.
La selezione evidenzia inoltre la convivenza tra realtà storiche e aziende più recenti. Accanto alle famiglie che da generazioni coltivano alcuni dei vigneti più celebri della Borgogna trovano spazio produttori che hanno intrapreso percorsi differenti, contribuendo al rinnovamento del territorio senza rinunciare ai principi che ne hanno costruito la reputazione internazionale.
L’introduzione delle Uve Michelin rappresenta così un nuovo capitolo nella storia della guida francese. Dopo aver costruito la propria autorevolezza nel settore della ristorazione attraverso le stelle, Michelin prova ora a creare un sistema di riferimento anche per il vino, individuando le aziende che, secondo i propri criteri di valutazione, esprimono al meglio qualità, identità territoriale e continuità produttiva.