La disciplina che serve per studiare i territori, memorizzare i vitigni e perfezionare il servizio è la stessa in tutta Italia. Ma per cinque nuovi sommelier diplomati lo scorso giugno, quel rigore ha avuto un significato diverso. Si sono formati e hanno superato l’esame finale all’interno della Casa Circondariale Santo Spirito di Siena, segnando la felice conclusione di “Vite Libera”: il primo corso ufficiale AIS realizzato in un istituto penitenziario italiano.
Il traguardo segna la conclusione di “Vite Libera”, il primo progetto pilota in Italia a portare il percorso formativo completo della didattica AIS (Toscana e Nazionale) all’interno di un istituto penitenziario. Nessuno sconto sul programma: i neo-sommelier hanno affrontato 30 lezioni intensive condensando i tre livelli d’esame previsti per tutti i corsisti d’Italia, alternando la teoria a simulazioni pratiche on the job.
Un ponte tra rieducazione e mercato del lavoro
Oltre all’indubbio valore umano e riabilitativo, “Vite Libera” s’inserisce in un contesto macroeconomico cruciale per il mondo della ristorazione: il labor shortage (la carenza di personale).
Secondo i dati Unioncamere, in Italia oltre la metà delle ricerche di personale di sala qualificato va a vuoto. Formare professionisti del vino in contesti di detenzione significa immettere nel mercato profili pronti e altamente specializzati, offrendo loro prospettive di assunzione quasi certe a fine pena. «”Vite Libera” coniuga cultura, dignità e reale possibilità di riscatto – ha commentato a margine delle prove Cristiano Cini, Presidente di AIS Toscana –. Sono orgoglioso di aver accolto l’intuizione del nostro vicepresidente, Marcello Vagini, e di averla trasformata in realtà grazie alla stretta collaborazione con la dirigenza della Casa Circondariale. Offrire a un detenuto la possibilità di studiare da sommelier non è solo un percorso didattico: è un atto di fiducia nel potere educativo del sapere e una scommessa sulla rinascita delle persone. Siamo fieri di essere la prima regione italiana a lanciare un’iniziativa che offre competenze concrete e direttamente spendibili nel mondo del lavoro».
L’entusiasmo è condiviso anche a livello nazionale da Sandro Camilli, presidente di AIS Italia, che parla di una “giornata storica per la sommellerie” in cui il vino si fa strumento di crescita personale e rispetto delle regole: «Nel Dna della nostra Associazione c’è da sempre la divulgazione della cultura del vino, intesa come percorso educativo che insegna non solo la degustazione, ma il rispetto delle regole e il lavoro di squadra. Questo progetto rappresenta uno strumento formidabile di crescita personale e di reinserimento sociale. L’esito positivo di questa iniziativa ci spinge a lavorare affinché il format possa essere replicato in futuro».
L’ideatore del programma sul territorio, Marcello Vagini (vicepresidente AIS Toscana e delegato di Siena), ha ricordato la straordinaria applicazione e dedizione dei partecipanti, definendo l’iniziativa come una delle esperienze umane più intense della sua vita. «Tutto è nato quasi per caso, da un confronto con il direttore del Santo Spirito, Graziano Pujia, e il comandante della Guardia di Finanza, colonnello Pietro Sorbello, racconta. Oggi, al traguardo di questo percorso educativo inedito, posso affermare che è stata una delle esperienze umane più intense della mia vita. I partecipanti si sono applicati con un’attenzione e un interesse sorprendenti, comprendendo fin da subito il valore di questa opportunità: acquisire una qualifica ufficiale che, una volta usciti, fornirà loro uno strumento reale per reinserirsi nel tessuto sociale e lavorativo».
L’eco del progetto ha superato persino i confini nazionali, attirando l’attenzione di una testata giornalistica in Giappone. Come sottolineato dal direttore della struttura penitenziaria, Graziano Pujia, le difficoltà burocratiche e logistiche sono state superate grazie alla forte sinergia tra la direzione, il comandante della Guardia di Finanza colonnello Pietro Sorbello e la tenacia di AIS.