Dieci anni. Ma anche dieci (o cinque) piatti, 65 chilometri di Piceno – quelli che lo chef “attraversa” quotidianamente per trovare fornitori, ingredienti e relazioni alla base della sua cucina incentrata sul territorio piceno, trasformando la misura geografica in metodo e manifesto – e, ancora, 26 anni: è dal 2000, precisamente, che Daniele Citeroni Maurizi guida il suo Ophis nel grazioso borgo marchigiano di Offida, rileggendo sapori e tradizioni locali in maniera originale, spesso giocosa ma sempre appagantemente intelligibile. Un percorso per nulla statico, in cui Citeroni non ha avuto timore di fermarsi a riconsiderare alcune cose e a trovare percorsi diversi.
E se nel 2025 il locale ha festeggiato 25 anni di attività, il 2026 che si avvia al termine porta novità di altro genere: sta infatti prendendo forma, altrove ma non troppo lontano dal centro medievale di Offida, il prossimo progetto professionale dello chef, in una realtà più ampia nelle dimensioni dove potrà sviluppare in formule diverse quanto costruito fin qui.

Ma il mese di ottobre – l’ultimo in cui Ophis resterà nella casa che lo ha ospitato per un quarto di secolo – non è segnato dalla nostalgia, né tantomeno da un tirare i remi in barca. Mentre è in preparazione la nuova avventura, infatti, Citeroni ha deciso di incentrare il periodo finale di attività ad Offida con due percorsi speciali che ripercorrono l’ultimo decennio della sua cucina.
Quello, a suo parere, in cui la ricerca portata avanti già da tempo sul distretto piceno e sui codici gastronomici più idonei a raccontarlo in maniera personale e identitaria ha trovato forma più compiuta: «Gli ultimi dieci anni sono il frutto dei primi quindici, dedicati alla ricerca di quello che volevamo raccontare e soprattutto delle persone con cui volevamo farlo. Negli ultimi dieci abbiamo messo in pratica tutto questo», spiega lo chef. «È in questo periodo che abbiamo trovato la nostra espressione: raccontare un territorio in maniera salda, ma cambiandone il linguaggio. La tradizione, per essere tramandata, ha bisogno di cambiare linguaggio». Una base solida, su cui costruire anche il futuro.
Dieci anni in dieci piatti

Non è facile, racconta Daniele Citeroni, riassumere dieci anni in soli dieci, o cinque, piatti: tanti sono quelli che compongono il menu proposto da Ophis per il mese di ottobre, in due formule: cinque portate a 50 euro o dieci a 100 euro, in entrambi i casi accompagnati da vini in abbinamento. La selezione è stata ardua: almeno trenta, infatti, sono state le preparazioni più rappresentative individuate inizialmente dallo chef per ricostruire gastronomicamente il suo ultimo decennio professionale.
Così, alla fine i due percorsi non sono solo l’uno il prolungamento dell’altro, ma offrono due profondità diverse di un racconto comune: in un caso cinque “cavalli di battaglia” – inclusi i Cannelloni ma alla brace e il Pollo ngip ngiap –, nell’altro le scelte personali che più disegnano l’identità culinaria tracciata da Ophis negli ultimi dieci anni.

Rientrano tra questi le proposte incentrate sul mondo vegetale (che da dieci anni a questa parte è sempre più presente nella cucina di Ophis, prima come complemento, poi come fulcro assoluto di alcuni piatti e del precedente menu Terra), come Carote, carote, carote (in cui l’ortaggio trova tre espressioni diverse in quelle grigliate, nella crema di carote e salvia e nel succo di carote e arancia), ma anche la Pumpkin carbonara, il Tortello delle feste, Ovini e affini e il dessert Mascarpone e zafferano.
Centrale è sempre il legame con i 65 chilometri di Piceno (come era battezzato il secondo percorso degustazione di Ophis), quello che oggi lo chef definisce “lo spessore delle Marche”: «Spessore inteso come profondità, come se andassimo a tagliare una fetta di territorio spessa 65 chilometri, ma anche come quantità di qualità racchiusa in quei chilometri. Tutto quello che voglio fare lo realizzo passeggiandoli su e giù e ogni volta scopro una tappa nuova da aggiungere. È una formula, quasi una formula magica».
Prossima tappa ad Ascoli
Ottobre, dunque, rappresenta l’ultima opportunità di andare a trovare Daniele Mauruzi Citeroni a Offida, e riassaggiare alcuni dei suoi piatti più amati. Come e dove sarà la prossima sede? Ad Ascoli Piceno, il capoluogo, dove sono in corso i lavori per trasformare Palazzo Guiderocchi – hotel 4 stelle ambientato in una dimora del 16esimo secolo – nel primo cinque stelle della provincia: qui, entro la prossima estate, Citeroni troverà quella che descrive come “una nuova casa con più stanze”: un progetto che comprenderà un ristorante gastronomico, una sala bistrot e un ulteriore spazio dalla vocazione più informale, oltre a un giardino destinato agli eventi e a un piccolo centro congressi. Una nuova sfida che lo chef, da sempre poco incline alla staticità, attende con entusiasmo.
E se il locale di Offida, che è costretto ad abbandonare per mancanza di personale da coinvolgere in un eventuale doppio progetto, troverà però una nuova anima proprio grazie a un suo ex collaboratore degli albori, nel mentre lui non resterà con le mani in mano. Novembre si preannuncia un mese ricco di occasioni che lo vedranno protagonista, e c’è anche la possibilità di un progetto temporary che potrebbe vederlo arrivare ad Ascoli in anticipo, ma con un’altra formula. In attesa di ritrovare la sua lettura del Piceno a tavola: «Quello che voglio sicuramente è che l’identità, l’ideologia e la forza che ci hanno portato a compiere venticinque anni di bellissimo lavoro a Offida rimangano intatte», sottolinea lo chef.