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Il whisky andrà in orbita per studiare come cambia nello spazio

Nel 2028 un CubeSat analizzerà campioni, rovere, temperatura, microgravità durante una missione quinquennale.

Nel 2028 alcuni campioni di whiskey e frammenti di legno dovrebbero partire per lo spazio e restarci fino a cinque anni. È il progetto Space Puffin, sviluppato da ricercatori dell’Università di Glasgow insieme al Kyushu Institute of Technology, in Giappone, per capire come microgravità e condizioni orbitali possano modificare i processi chimici legati alla maturazione del distillato.

Il piano prevede di trasportare un piccolo satellite CubeSat fino alla Stazione spaziale internazionale con una missione di rifornimento SpaceX. Da lì dovrebbe essere rilasciato in orbita attraverso il modulo giapponese Kibo e compiere un giro intorno alla Terra approssimativamente ogni 90 minuti. I ricercatori lavoreranno su quantità molto ridotte di liquido e legno, monitorandone colore e composizione chimica durante la missione e inviando i dati a Terra.

Che cosa vogliono capire i ricercatori

Uno degli obiettivi riguarda il rapporto tra distillato e legno. Durante la maturazione tradizionale il whisky trascorre anni in botte e scambia progressivamente sostanze con il rovere, mentre temperatura e umidità intervengono sull’evoluzione del liquido.

Nello spazio le condizioni saranno molto diverse. Secondo Gilles Bailet, ingegnere dell’Università di Glasgow coinvolto nel progetto, i ricercatori vogliono capire se i cicli termici legati all’orbita possano accelerare alcune interazioni tra whisky e legno.

Il satellite sarà comunque progettato per proteggere l’esperimento: parlare semplicemente di un distillato esposto alternativamente a caldo e freddo estremi sarebbe quindi fuorviante. Sarà l’ambiente interno al CubeSat, insieme alla microgravità, a determinare le condizioni effettivamente sperimentate dai campioni.

Non sarà il primo whisky nello spazio

Space Puffin non parte da zero. Nel 2011 Ardbeg inviò sulla Stazione spaziale internazionale campioni legati alla maturazione del whisky, rientrati sulla Terra nel 2014, per confrontare l’interazione tra distillato e componenti del legno in microgravità con quella di campioni conservati a Terra. Nel 2015 anche Suntory avviò sulla ISS un esperimento dedicato alla maturazione delle bevande alcoliche.

La differenza è che questa volta l’esperimento dovrebbe continuare all’interno di un satellite indipendente per diversi anni, con un monitoraggio continuo della composizione chimica.

Non potrà essere chiamato Scotch whisky

C’è anche una questione normativa. Un eventuale distillato prodotto o maturato nello spazio non potrebbe essere venduto come Scotch whisky: la denominazione richiede che il prodotto sia distillato in Scozia e maturato esclusivamente in Scozia per almeno tre anni, in botti di rovere.

Per ora, del resto, non è prevista alcuna bottiglia commerciale. Le distillerie scozzesi e giapponesi che forniranno i campioni devono ancora essere definite e il CubeSat progettato per il 2028 non dovrebbe rientrare sulla Terra al termine dell’esperimento.

L’ipotesi di poter un giorno assaggiare un whisky maturato nello spazio appartiene quindi a una fase successiva e ancora eventuale del progetto.

Dal whisky alle fabbriche in orbita

La parte più interessante dell’esperimento potrebbe avere poco a che fare con ciò che berremo. Il gruppo vuole infatti studiare anche processi di estrazione dell’etanolo e capire come determinate trasformazioni chimiche possano essere controllate in microgravità.

L’etanolo viene utilizzato anche nell’industria farmaceutica e il progetto potrebbe fornire indicazioni utili per sistemi di produzione orbitale più complessi.

Il whisky diventa così una sorta di laboratorio in miniatura: un materiale ben conosciuto sulla Terra, nel quale fermentazione, distillazione e maturazione coinvolgono fenomeni chimici differenti. Portarne alcune fasi nello spazio permetterà ai ricercatori di vedere che cosa cambia quando gravità e ambiente non sono più quelli terrestri.

Maggiori informazioni

Immagine di copertina ricreata grazie all’Intelligenza Artificiale.

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