Ci sono figure che non si limitano a costruire imprese, ma aprono strade. Arnaldo Caprai è stato una di queste. La sua scomparsa, avvenuta domenica 4 gennaio all’età di 92 anni, segna la fine di una lunga stagione imprenditoriale, ma non interrompe il racconto di un’eredità che continua a parlare al presente e al futuro del vino italiano.
Caprai non è stato soltanto un produttore di successo. È stato un interprete del tempo, un uomo capace di leggere i territori prima che diventassero destinazioni, i vitigni prima che diventassero icone, il valore sociale dell’impresa prima che diventasse una parola chiave del dibattito contemporaneo.
Dal merletto al vino
La sua storia professionale inizia lontano dalle vigne, con un esordio nel mondo del tessile. Nel merletto, per l’esattezza, grazie a cui Caprai ha imparato la cultura del dettaglio. Non è un caso che quella stessa sensibilità lo abbia guidato, negli anni Settanta, verso il Sagrantino di Montefalco, allora vitigno austero, poco conosciuto, quasi dimenticato.
Nel 1971 l’acquisto dei primi ettari a Montefalco non fu una semplice diversificazione imprenditoriale, ma un atto di fiducia radicale in una terra e nella sua identità. Caprai vide nel Sagrantino una promessa e lavorò affinché questa intuizione diventasse realtà, investendo in ricerca, innovazione, qualità e visione internazionale, contribuendo in modo decisivo alla nascita del Sagrantino moderno e al riconoscimento globale di Montefalco.
Un’impresa come responsabilità
Il successo non ha mai esaurito il senso del suo lavoro. Per Caprai, l’impresa è sempre stata un fatto culturale e sociale prima ancora che economico. È anche per questo che, nel 2024, la nostra testata ha assegnato alla Cantina Arnaldo Caprai il premio Responsabilità Sociale nel Vino, ritirato dal figlio Marco, oggi alla guida dell’azienda: un riconoscimento a una visione imprenditoriale capace di tradurre i valori in pratiche concrete, che grazie alla mediazione della Caritas ha garantito a migranti e rifugiati contratti regolari, percorsi di formazione e un contesto di lavoro strutturato, facendo dell’occupazione uno strumento autentico di integrazione e dignità.
Un’eredità che resta
Nel 2003 il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi lo ha nominato Cavaliere del Lavoro per Meriti in Agricoltura. Ma il riconoscimento più autentico resta forse quello inciso nel paesaggio di Montefalco e nella storia del vino italiano: aver trasformato un vitigno identitario in un simbolo internazionale senza snaturarne l’anima.
Arnaldo Caprai lascia la moglie Fiorella, i figli Arianna, Marco e Luca e i nipoti. Ma lascia anche una lezione limpida e attuale: il futuro si costruisce con visione e competenza. E quando il vino nasce da questa consapevolezza, smette di essere solo prodotto: diventa racconto, memoria e responsabilità che si trasmette.