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Alessia Meli, la regista dell’ospitalità romana

La chief operating officer del Gruppo Ginobbi racconta la sua esperienza nell’hôtellerie.

Ogni volta che risponde a una domanda, gli occhi di Alessia Meli si accendono di intelligenza e di ironia gentile, sotto una frangetta portata come una dichiarazione d’intenti. Parla in un flusso continuo, ma controllato, sceglie le parole con premura e scrupolosità. E si ricorda il momento esatto in cui, nella sua vita professionale, tutto prende forma: è il 14 giugno 2004, all’Hotel de Russie. Roma non è ancora la capitale dell’hôtellerie internazionale che conosciamo oggi, e quell’albergo sta costruendo un’immagine nuova, giovane, dirompente, «lontana dalle cariatidi romane di lusso dell’epoca». Lei, giovane sommelier (e giurista pentita), presenta la sua candidatura senza ancora sapere che quel gesto segnerà l’inizio di un percorso che l’avrebbe poi portata alla guida di Palazzo Ripetta, uno dei progetti alberghieri più interessanti della città.

Da allora, il suo racconto attraversa il mondo del vino, la ristorazione d’autore, le notti lunghe e avventurose in sala, fino a un’idea di ospitalità totale, che non concede pause né alibi. Oggi Alessia Meli è chief operating officer del Gruppo Ginobbi (che gestisce appunto Palazzo Ripetta a Roma e Torre Sponda a Positano) ma soprattutto una regista onnipresente e istintiva: osserva, intercetta, risolve. Perché – come ama ripetere – il servizio funziona solo quando è in perfetta sintonia, come un’orchestra che suona senza mai sovrastare l’ospite.

L’Hotel de Russie è stata la sua palestra.

Assolutamente. Ho iniziato come assistente sommelier e in tre anni sono diventata chef sommelier. Mi occupavo della carta dei vini, della cantina, delle selezioni. Mi sono divertita moltissimo: erano anni intensi e frenetici.

Poi l’incontro con lo chef Fabio Baldassarre e l’esperienza all’Altro Mastai, dal 2007 al 2009.

Per me è stato un vero palcoscenico. Ho capito l’evoluzione del servizio di eccellenza, inteso come un’orchestra, con una sintonia perfetta. C’era una clientela gourmand, molto esigente, e ho avuto l’opportunità di entrare in contatto con il mondo giornalistico e delle guide. Avevamo una cantina meravigliosa: da lì è nata la mia passione dichiarata per i vini di Bordeaux. Nella guida 2009 dell’Espresso sono stata premiata come miglior sommelier dell’anno.

Dopo altre esperienze in grandi ristoranti romani, dall’Antico Arco all’Antica Pesa, ha deciso di tornare all’hôtellerie.

Ho lavorato all’Hotel Flora e al Rhinoceros Roma, prima di diventare direttrice dell’Uliveto al Rome Cavalieri Waldorf Astoria. Sentivo che potevo fare di più, per me stessa e per il mondo dell’ospitalità. In hotel curi l’ospite h24, conosci i suoi bisogni e i suoi complain. È un’esperienza totalizzante. Palazzo Ripetta è stata un’occasione straordinaria: sono entrata come F&B Director nel 2022, seguendo l’opening e il lancio di tutti gli outlet, in un momento molto sfidante per Roma.

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Oggi Palazzo Ripetta, gestito dal Gruppo Ginobbi, è un caso a sé nel panorama romano. Cosa lo distingue davvero?

Siamo una compagnia romana indipendente con un’identità forte. Abbiamo auto-generato i nostri standard di ospitalità, ispirandoci ai grandi modelli americani e asiatici ma adattandoli al nostro Dna. Esprimiamo un lusso sartoriale, molto italiano, fatto di cura e presenza umana, mai prevaricante. Vogliamo diventare insider affidabili per chi vive la città. Cerchiamo sempre di essere noi stessi, senza inseguire formule preconfezionate. E il nostro lavoro è stato riconosciuto anche dalla Michelin, che ci ha assegnato la prima chiave.

Quanto conta il fattore umano in tutto questo?

È la parte che amo di più. Siamo circa 150 persone, e io sono ossessivamente presente: un saluto, un feedback, un consiglio, la risoluzione di un problema. Ho trovato un gruppo di manager giovani che mi somiglia molto, e cerco di trasmettere questo senso di accoglienza ed empatia come una vera eredità professionale.

Come descriverebbe la filosofia del vostro progetto di ristorazione?

È un’offerta contemporanea, gustosa e senza fronzoli, che rispecchia il luogo in cui operiamo ed è accessibile alla città intera. Il 75% della nostra clientela è infatti italiana e locale. Insieme allo chef Christian Spalvieri stiamo ora sviluppando un nuovo progetto al quarto piano dell’hotel, con la terrazza a disposizione per la bella stagione e una sala interna con una ventina di coperti. Sarà una cucina originale, senza filtri, in cui lo chef intercetterà le nuove tendenze, sperimenterà sulle fermentazioni e gli abbinamenti, con rivisitazioni più spinte, ma senza andare sull’avanguardia.

Roma sta cambiando rapidamente sul fronte dell’ospitalità. A che punto siamo?

Le grandi compagnie stanno arrivando, soprattutto dopo la pandemia. Roma si sta catapultando in una dimensione internazionale, finalmente consapevole dei suoi tesori e dei suoi valori. Dobbiamo superare l’idea di vivere solo di passato e confrontarci con le grandi capitali europee. Serve collaborare, fare sistema, competere a livello globale. Bisogna creare cultura, migliorare i servizi e ospitare ancora più grandi eventi.

Avete portato il vostro approccio anche fuori da Roma.

Questa è la nostra seconda stagione in Costiera con Torre Sponda. È un mercato diverso: 5 ville sulla baia di Positano, con accesso diretto al mare. Un luogo di una bellezza difficile da gestire, ideale per gli amanti del turismo attivo e romantico. Offriamo esperienze su misura e un soggiorno all’insegna della privacy e del contatto con la natura.

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La vostra azienda ha ottenuto la certificazione della parità di genere.

In hotel abbiamo il 51% di donne e l’80% di manager donne. Non credo che la nostra sia un’isola felice, ma il riflesso di una società che cambia. Io faccio il tifo per la competenza e la professionalità, al di là del genere. Non sono una femminista oltranzista, credo profondamente nel merito.

Come trascorre il poco tempo libero?

Divoro cibo, vino, cocktail, libri, mostre e soprattutto film. Amo passeggiare, andare in bicicletta, fare yoga. E sì, anche shopping online.

Il cinema che ama di più?

La Nouvelle Vague e la commedia sofisticata americana, come A qualcuno piace caldo. Adoro la citazione finale: “Nessuno è perfetto”. E poi i film legati al cibo: La grande abbuffata, Il pranzo di Babette, Big Night.

Qual è il vino che la emoziona oggi?

Lo Chenin Blanc, per l’acidità, il frutto esile, le note di fiori bianchi, la versatilità e la capacità di evoluzione. Amo la leggerezza del suo essere.

Maggiori informazioni

Palazzo Ripetta – Relais & Châteaux

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