Per la famiglia Cecchi, arrivare a Montalcino significa aggiungere un nuovo tassello a una geografia del vino costruita nel tempo. Villa Cerna, a Castellina in Chianti, è il cuore storico nel Chianti Classico; Villa Rosa ne approfondisce il Sangiovese più fine e longevo; Val delle Rose guarda alla Maremma e alla sua anima mediterranea, mentre Tenuta Alzatura, a Montefalco, porta la famiglia fuori dalla Toscana, tra vitigni autoctoni umbri.
Aminta è l’ultimo capitolo di questo percorso: sei ettari a Castelnuovo dell’Abate, acquistati nel 2018, con il Monte Amiata sullo sfondo e suoli di galestro, pietraforte e sabbie messiniane. Il debutto con Brunello e Rosso di Montalcino ha aperto la strada a una seconda fase, oggi centrata anche sull’ospitalità. Percorsi tra vigneti, geologia e cantina, degustazioni che mettono in dialogo le diverse tenute e una cooking class dedicata alla cucina toscana trasformano Aminta in un luogo da vivere, non solo da assaggiare. Anche il nome tiene insieme memoria e territorio: richiama Anita, madre di Andrea Cecchi, l’Amiata e l’omonima opera di Torquato Tasso. Più che una semplice espansione, Montalcino diventa così per Cecchi un nuovo punto di osservazione sul Sangiovese e sul rapporto tra vino, paesaggio e storia familiare.
Aminta Brunello di Montalcino Docg
Sangiovese in purezza, nasce a Castelnuovo dell’Abate. Al naso intreccia frutto rosso maturo, fiori, arancia sanguinella e spezie; al palato è succulento e vibrante, con tannini saporiti, freschezza e un finale lungo.