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La mano di Buddha: cos’è e come si cucina l’agrume più strano del mondo

Originario dell'Asia, questo particolare frutto quasi privo di polpa viene impiegato soprattutto candito, nelle infusioni e in pasticceria grazie alla sua scorza aromatica.

Ha la forma di una mano, quasi non contiene polpa e in cucina si utilizza soprattutto per la sua scorza. Il cedro Mano di Buddha è uno degli agrumi più riconoscibili al mondo e, nonostante le sue origini asiatiche, oggi viene coltivato anche in Italia.

Il suo nome scientifico è Citrus medica var. sarcodactylus, una varietà del cedro caratterizzata da una particolare mutazione genetica che impedisce agli spicchi di svilupparsi in un unico frutto compatto. Il risultato è una struttura ramificata che ricorda le dita di una mano aperta, da cui deriva il nome con cui è conosciuto a livello internazionale: Buddha’s Hand, ovvero “Mano di Buddha”.

Dove nasce e perché si chiama così

Le sue origini vengono collocate tra India e Cina, anche se nel corso dei secoli la coltivazione si è diffusa in gran parte dell’Asia orientale, assumendo un importante valore simbolico e culturale. In diversi Paesi il frutto viene associato alla prosperità e alla buona fortuna ed è impiegato durante cerimonie religiose e come elemento decorativo all’interno delle abitazioni.

L’albero è un sempreverde che predilige climi miti e terreni ben drenati. Per questo motivo la sua coltivazione è possibile anche nel bacino del Mediterraneo e, negli ultimi anni, ha trovato spazio in Italia, sia in pieno campo sia in vaso.

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Foto da Wikipedia

A colpire non è soltanto l’aspetto. A differenza di altri agrumi, il cedro Mano di Buddha è quasi completamente costituito dalla scorza e dall’albedo, la parte bianca interna. La polpa è molto ridotta e il succo è pressoché assente.

Proprio questa caratteristica ne determina gli usi gastronomici. L’albedo, infatti, è meno amaro rispetto a quello del limone e rende il frutto particolarmente adatto alle preparazioni dolci. Il suo impiego più diffuso è nella canditura, una tecnica che permette di valorizzarne il profumo intenso e di renderlo più versatile.

In cucina viene utilizzato anche grattugiato sulle preparazioni salate, nelle marinature e nelle infusioni. La scorza può aromatizzare cocktail, distillati e liquori, dando vita a interpretazioni che ricordano il limoncello, oppure può essere aggiunta a gin, vodka o altre basi alcoliche.

Il cedro Mano di Buddha trova spazio anche in pasticceria, dove viene impiegato per realizzare marmellate, creme e decorazioni. Alcuni lo utilizzano persino in infusione con acqua calda, come una sorta di tè agrumato, mentre in alcune preparazioni asiatiche viene consumato crudo, tagliato a piccoli pezzi.

Oltre alla gastronomia, il frutto è apprezzato dall’industria della profumeria. L’elevata concentrazione di oli essenziali nella scorza lo rende una materia prima ricercata per la creazione di fragranze dalle note agrumate persistenti.

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