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Ypovrichio, il dolce greco “sottomarino” che si mangia in un bicchiere d’acqua

Chiamato anche Mastiha Sweet, il suo nome si traduce letteralmente con "sottomarino" ed è una delle specialità greche più interessanti da provare.

A prima vista sembra un gioco: un cucchiaino immerso in un bicchiere d’acqua, una pasta bianca e lucida che non si scioglie ma resta lì, sospesa, e poi si mangia lentamente mentre l’acqua si profuma. Eppure lo ypovrichio, il dolce greco chiamato “sottomarino”, è una delle forme più antiche e longeve di dolce rituale del Mediterraneo orientale, sopravvissuta senza trasformarsi davvero, mentre tutto intorno cambiavano cucina, gusti e abitudini.

Che cos’è lo ypovrichio

Lo ypovrichio è una preparazione zuccherina densa, elastica, aromatizzata in genere alla vaniglia o al mastice di Chios. Si serve su un cucchiaino e si immerge in acqua fredda, da cui il nome: ypovrichio in greco significa letteralmente “sottomarino”. Non è un dessert da piatto, né una crema, né una confettura. La sua identità sta nel modo in cui si consuma: lentamente, a piccoli morsi o leccate, lasciando che il freddo dell’acqua ne modifichi la consistenza e ne attenui la dolcezza.

Il ruolo del “kerasma” nella cultura greca

Lo ypovrichio ha un ruolo centrale nell’ospitalità greca, nazione in cui  esiste una pratica chiamata kerasma, il gesto del “offrire qualcosa” a chi entra in casa o si ferma in un bar. Il dolce al cucchiaio è una delle forme più tipiche di questo gesto. Viene portato insieme a un bicchiere d’acqua fredda come segno di accoglienza immediata. In tal senso possiamo vedere come lo ypovrichio pur essendo un dessert non vada a chiudere un pasto ma serve anzi per l’opposto: aprire e cominciare una relazione col prossimo.

Il legame con la mastiha di Chios

La versione più identitaria dello ypovrichio è quella aromatizzata con la mastiha, il mastice di Chios, una resina unica al mondo, prodotta quasi esclusivamente nel sud dell’isola. La mastiha si ottiene incidendo il lentisco (Pistacia lentiscus var. chia), da cui fuoriesce una resina che solidifica a contatto con l’aria. La raccolta è ancora oggi manuale e segue pratiche tradizionali molto precise.

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Foto di Greece Is

Il risultato è un ingrediente dal profilo aromatico difficile da ricondurre a gusti che conosciamo: balsamico, leggermente resinato, con note che ricordano il pino e gli agrumi, ma senza coincidere davvero con nessuno di questi.

Quando nasce lo ypovrichio

Le sue origini vengono generalmente ricondotte ai dolci al cucchiaio del mondo greco e ottomano, ma anche alle confetterie levantine in cui zucchero e aromi venivano lavorati in consistenze dense e conservabili. Lo ypovrichio non era visto solo come dolce ma era una vera e propria tecnica di conservazione della mastiha oltre che gesto di ospitalità.

Il dolce è ancora diffusissimo in Grecia, soprattutto nelle isole e nei centri più legati alla tradizione dei caffè popolari. A Chios ha un ruolo particolare, perché qui si intreccia direttamente con la produzione della mastiha. Come scrive The Greek Vibe, si trova anche ad Atene e in molte altre regioni, spesso servito come gesto di benvenuto insieme al caffè greco o a un bicchiere d’acqua.

La sua presenza nei contesti turistici ha ampliato la sua visibilità, ma non ne ha cambiato la funzione: resta un dolce di servizio, più che di consumo spettacolare.

Maggiori informazioni

Foto cover di The Greek Vibe.

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