menu deleddiano

Celebrare i 100 anni del Nobel a Grazia Deledda a tavola

Un gruppo di cuochi sardi propone piatti e prodotti citati nei libri della scrittrice nuorese Premio Nobel per la letteratura. Il promotore dell’iniziativa Vincenzo Palimodde accoglie gli ospiti nel suo home restaurant di Oliena.

Era il 1926 – esattamente cento anni fa – quando Grazia Deledda, autrice di celebri romanzi come Cenere e Canne al Vento, fu insignita del Premio Nobel per la Letteratura, seconda donna nella storia dopo la svedese Selma Lagerlöf e prima e tuttora unica donna italiana. Un anniversario importante, celebrato il 13 febbraio scorso anche dalla presenza del Presidente della Repubblica Mattarella a Nuoro, dove ha visitato anche il Museo Deleddiano ospitato dalla casa natale della scrittrice, nel quartiere storico San Pietro.

Ma c’è anche chi, già da oltre vent’anni, celebra la sua memoria anche a tavola, proponendo piatti e prodotti citati nei romanzi e saggi della scrittrice, che dedicò numerosi passaggi o anche interi titoli a paesaggi e tradizioni della sua isola, incluse quelle culinarie: dai diversi tipi di pane e di pasta citati nel saggio Tradizioni Popolari di Nuoro (1893) alla casadina descritta ne La Giustizia (1899) come “una piccola e sottile torta di pasta e formaggio fresco, ingiallito con zafferano”, fino alla carne di capra arrostita allo spiedo che compare in Colombi e Sparvieri (1912).

Il Menu Deleddiano, da Oliena al resto del mondo

Nel 1999, a Grazia Deledda è stato dedicato il Parco Letterario che ha il suo cuore a Galtellì – piccolo paese del Nuorese che cade nel territorio della Baronìa e conserva il suggestivo aspetto medievale che offre l’ambientazione principale di Canne al Vento – e abbraccia alcuni altri luoghi citati dalla scrittrice.

Tra questi però, nonostante spesso l’autrice lo avesse citato e raccontato come un “”villaggio bianco sotto i monti azzurri”, mancava Oliena, grazioso paese barbaricino il cui centro storico si snoda tra antiche chiese e murales che raccontano la vita quotidiana, e il cui nome traccia un altro rimando letterario, questa volta legato al vino: in una delle sue osterie Gabriele d’Annunzio si sarebbe lasciato inebriare dal profumo intenso (e solo da quello, visto che pare fosse astemio) del poderoso Cannonau locale, che infatti solo qui prende il nome di Nepente di Oliena, “pozione” capace di far dimenticare ogni male.

Menu deleddiano
La pompià, agrume sardo citato dalla scrittrice

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A porre rimedio alla mancanza ci ha voluto pensare Vincenzo “Cenceddu” Palimodde, oste di Oliena che nella sua famiglia conta poeti, artisti e personaggi iconici del paese. Si è messo a studiare i riferimenti enogastronomici nei libri di Grazia Deledda, ricavandone un repertorio di oltre 50 tra prodotti, ricette e vini di cui di volta in volta si compone il Menu Deleddiano: così si chiama anche l’associazione creata per diffondere la conoscenza della gastronomia di quest’angolo di Sardegna che si apre tra Nuoro, il Supramonte e le splendide spiagge del golfo di Orosei.

Presieduta dalla chef Vitalia Scano, che guida il Ristorante Sandalia a Roma, ne fanno parte diversi ristoranti sardi tra l’isola e “il continente”, impegnati a portare questo patrimonio letterario e culinario in giro per l’Italia e l’Europa attraverso cene, eventi e appuntamenti istituzionali.

Sa horte de su poeta: gusto, arte e convivialità attorno al tavolo

Costretto ad abbandonare la Sardegna e trasferirsi in Toscana da ragazzino per motivi familiari, Palimodde ha riscoperto il suo legame con i luoghi natali e con l’isola proprio leggendo i libri della Deledda, e ritrovandovi paesaggi e atmosfere. Tornato a Oliena, ha poi aperto insieme alla moglie Tonina Biscu – grande cuoca e interprete di ricette della tradizione come su prattu de cassa, piatto a base di selvaggina e patate cotto lentamente sul fuoco in uno speciale tegame in rame a chiusura ermeticha che i cacciatori portavano con sé – il ristorante Gicappa (in origine CK), punto di riferimento gastronomico locale di cui si legge ancora l’indicazione all’ingresso del paese.

Menu deleddiano
Il camino nella sala dell’home restaurant

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dopo aver deciso di chiudere a causa della pandemia, Cenceddu e Tonina hanno optato per la formula dell’home restaurant, accogliendo gli ospiti in una bella sala ricavata al piano terra di una casa in cima al paese, circondata da un giardino curatissimo e vicina a una fontana da cui sgorga l’acqua purissima che viene servita in tavola.

Si chiama Sa horte de su poeta, il giardino del poeta, in omaggio a Juvanne Luisu Biscu, padre di Tonina e poeta dialettale. Suoi sono i versi che istoriano – minuziosamente dipinti a mano dall’artista di Oliena Luigi Columbu, autore di molti dei murales del paese – le pareti della sala, decorata da maschere del Carnevale barbaricino, un grande camino, oggetti d’artigianato, suppellettili di cucina e un espositore con i libri della scrittrice: chi sceglie il Menu Deleddiano, infatti, ne riceve in omaggio uno a scelta, mentre il menu cartaceo con tutti i rimandi letterari si può acquistare come souvenir e utile guida al mondo deleddiano e alla tradizione culinaria locale.

Le maschere del Carnevale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Seduti a un grande tavolo di legno con commensali sconosciuti in arrivo da ogni angolo d’Italia e non solo, si condividono brindisi (il vino è quello della cantina di Oliena Iolei, guidata dai giovani e determinati fratelli Antonio, Sara e Chiara Puddu, mentre si chiude con liquori fatti in casa, dal mirto alla genziana), assaggi, racconti e riflessioni sul cibo, mentre Cenceddu scandisce il pasto leggendo le poesie di Biscu e raccontando aneddoti, mentre solo al termine svela i dettagli di alcune preparazioni e i titoli in cui sono citate.

Assaggi letterari

A noi è ad esempio capitato di mangiare, accompagnati da pane guttiau (il sottile pane carasau scaldato e condito con olio e sale) e olive di varietà Nera di Oliena, degli ottimi salumi (Fior di Sardegna, 1891), una ricotta dal gusto intenso e una cagliata acidula chiamata frue o frughe (o, in altre zone della Sardegna, casu axedu), citata anche in Canne al Vento.

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Le “cattas”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In tavola sono arrivate anche delle squisite erbe selvatiche, spesso presenti nelle pagine deleddiane, e le deliziose cattas, “specie di frittelle di pasta lievitata, con uova, latte e acquavite” (Elias Portolu, 1900). E poi, i ravioli di cacio fresco (Il nostro padrone, 1910), il porcetto arrosto con la cotenna che scricchiola (La Via del Male, 1896) e su casu marzu, il formaggio marcio con i vermi “salterelli” vividamente descritto ne L’Edera (1908).

E per finire, oltre ai tanti dolci fritti del Carnevale sardo come sas orulettas, ci sono le sevadas citate più volte dalla scrittrice. In alternativa, tra i tanti semifreddi spicca quello alla pompìa, particolare e profumato agrume da canditura che cresce lungo il corso del fiume Cedrino, che in Tradizioni Popolari di Nuoro Grazia Deledda descrive come “il pomo d’adamo cucinato con il miele”.

 

Maggiori informazioni

Sa horte de su poeta
Via Enrico Mattei 7a
Oliena (Nuoro)

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