A Taormina, dire Idda significa guardare in alto, verso la silhouette imponente dell’Etna. Ma per chi scende lungo i tornanti che portano alla riserva naturale di Isola Bella, lo stesso nome evoca una cucina che si nutre proprio di quella terra vulcanica, dei suoi agrumi profumati, dei capperi pungenti e della scioglievolezza delle melanzane locali.
Il ristorante principale di La Plage Resort (struttura cinque stelle stagionale, aperta quest’anno dal primo aprile al primo novembre) ha scelto questo omaggio identitario per rifondare la sua proposta gastronomica, guidata dal ritorno a casa dell’executive chef Andrea Cavallaro. Una scommessa basata su una forte centralità della materia prima, che si prepara a vivere il suo banco di prova più glamour il prossimo sabato 13 giugno, in occasione della cena di gala per la 72esima edizione del Taormina Film Festival, diretta da Tiziana Rocca.
Quello di La Plage è un ecosistema unico in cui si muove la cucina del resort: una spiaggia incastonata in un’area marina protetta dove non è possibile espandere i volumi e dove la natura impone il proprio ritmo anche a tavola.
Il “fattore Etna” e l’anti-estremismo nel piatto

Dopo diverse esperienze nel resto d’Italia, lo chef Cavallaro ha abbracciato una filosofia che il direttore Massimo Pisciotta definisce quasi un ritorno all’ordine: semplicità, tradizione e territorio. In una destinazione internazionale dominata per metà dal turismo statunitense – complice anche l’effetto iconico della serie The White Lotus, girata proprio in queste acque – la richiesta principale è l’autenticità, non la destrutturazione fine a se stessa.
La vera novità della stagione 2026 è l’abbattimento dei classici paletti orari. Il pranzo al beach club si allunga con una formula continuativa fino alle 18, permettendo di ordinare uno spaghetto alle vongole o una frittura di calamari anche nel tardo pomeriggio, assecondando il ritmo lento della vacanza all’aria aperta. Per la sera, il trend più richiesto si sposta direttamente sulla battigia: tavoli privati allestiti a un passo dall’acqua, con menu personalizzati cuciti addosso agli ospiti.
Il menu del 13 giugno: tra paccheri alla Norma e ombrina alla brace

Per la notte dei cento delegati del Film Festival, la macchina gastronomica di Cavallaro punta su un servizio dinamico e informale, studiato per eliminare i tempi morti del place tradizionale. Niente attese ingessate: all’arrivo sul red carpet, gli ospiti troveranno al centro del tavolo una costellazione di piccoli assaggi conviviali. Ad aprire le danze saranno degli arancinetti della tradizione, polpo scottato con caponata croccante e verdure selvatiche locali abbinate a un coniglio alla stimpirata, ovvero in agrodolce, rivisitato. Per il primo, si punta su un classico d’identità con il pacchero alla Norma contemporaneo, dove la dolcezza del datterino incontra la cremosità della melanzana e la freschezza di una fonduta di ricotta. A seguire, un binomio inclusivo che affianca al trancio di ombrina alla brace con caponata una proposta totalmente vegetale: la bistecca di cavolfiore aromatizzata, pensata per valorizzare l’ortaggio con tecniche di cottura moderne. La filosofia green sposa anche la caprese rivisitata con burrata locale per rinfrescare il palato prima del dessert.
L’effetto scenografico: l’ingegneria della pasticceria
Se la parte salata del menu celebra la concretezza del gusto, la chiusura è affidata alla teatralità. Il dessert edibile sarà una torta con crema di limone siciliano, pensata dalle pastry chef Teresa Messina e Rossella Caruso per essere nativamente priva di glutine e lattosio, azzerando le differenze di servizio per gli ospiti intolleranti.
Accanto al dolce, però, prenderà vita la tradizionale torta scenografica, un vero e proprio “effetto speciale” artigianale. Dopo il successo dello scorso anno – quando lo staff ricreò un modellino del Teatro Antico che si congiungeva a un’Etna fumante con tanto di scintille – il progetto per il 13 giugno prevede una monumentale scultura pop che unisce le vecchie bobine cinematografiche, le macchine da presa vintage e il ciak alla tridimensionalità della baia di Isola Bella.