Dieci anni sono un traguardo e, al tempo stesso, un nuovo inizio. Per Costa Arènte – la tenuta affacciata come un balcone naturale sulla Valpantena, a 250 metri di altitudine nel comune di Grezzana – il 2025 segna una ricorrenza che invita a guardare al futuro con lucidità, consolidando un percorso iniziato nel 2015 con l’ingresso nel progetto Le Tenute del Leone Alato.
Costa Arènte è il volto veronese del gruppo che unisce realtà agricole diverse, un laboratorio enologico immerso in 42 ettari di proprietà, di cui 18,6 vitati, dove la vite convive con ulivi e boschi. Qui l’Amarone è interpretato in chiave più verticale e contemporanea, grazie alle caratteristiche della sottozona Valpantena, rivendicata in etichetta: suoli di marne calcaree ricchi di fossili, altitudini che arrivano a 600 metri, escursioni termiche e una naturale freschezza.
La relazione tra paesaggio e architettura è uno degli elementi identitari della tenuta: la cantina è parzialmente nascosta sotto la struttura dell’ospitalità, mentre il fruttaio è mimetizzato da muretti in pietra e da una cortina di cedri, pur ospitando un sistema tecnologico capace di gestire in modo naturale l’appassimento.
Viticoltura integrata, pergola veronese tradizionale, raccolta manuale, sfalcio alternato per proteggere la fauna e certificazioni RRR (Riduci, Risparmia, Rispetta) e SQNPI: non un manifesto, ma un metodo che permette di mantenere biodiversità e salute del suolo in un’area dove è ancora possibile incontrare caprioli e lepri tra i filari.
A raccontare le diverse espressioni della valle sono Valpolicella Superiore, Ripasso, Amarone, Amarone Riserva e Recioto, affiancati da un Lugana Doc e da uno spumante rosé da uve Molinara vinificato in purezza, esempio di come la tenuta sia anche luogo di sperimentazione su vitigni autoctoni.
Questo decennale non è solo celebrazione, ma un punto di maturità: Costa Arènte conferma la propria vocazione a produrre vini identitari, pensati per durare nel tempo, capaci di parlare al pubblico internazionale senza rinunciare alla loro anima collinare.
Un invito, dunque, a scoprire la cosiddetta “Valle degli Dei” non solo come luogo di produzione, ma come paesaggio culturale in cui il vino diventa parte di un racconto più ampio: storico, agricolo, umano.