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Il Chianti Classico regge l’urto sui mercati e convince nel calice

Gli assaggi convincono per l’annata 2024, mentre la 2023 lascia emergere le difficoltà di una vendemmia complicata. Filo conduttore: tensione e finezza.

Mentre la Toscana del vino perde terreno – con mercati importanti come Germania e Giappone che lasciano percentuali importanti – e una evidente tensione sul valore negli Stati Uniti, nel 2025 il Chianti Classico ha registrato una crescita delle vendite superiore +1% rispetto all’anno precedente, confermando la tendenza dell’ultimo triennio. Il fatturato complessivo vede una crescita costante in valore, trainata dalle tipologie premium, dato che Riserva e Gran Selezione rappresentano il 43% del volume e il 55,2% del valore.

«I viticoltori del Chianti Classico hanno intrapreso un percorso di valorizzazione dei vini a denominazione ormai decenni fa – sottolinea il presidente del Consorzio Giovanni Manetti – Come sempre in agricoltura, il cambiamento è lento e graduale, ma oggi possiamo toccarlo con mano: è innegabile la crescita del valore, in particolare delle due tipologie premium».

L’export tiene e assorbe la quota maggiore della produzione: 37% negli Stati Uniti, 12% in Canada e in Europa si va dal 4% in Germania al 6% nei Paesi scandinavi. Cina, Singapore e Hong Kong rappresentano volumi ancora contenuti ma in aumento a valore. Il mercato italiano copre il 19% della produzione complessiva.

Le annate nel calice

Se dunque la denominazione regge il confronto con il mercato, alla prova del calice il Chianti Classico è una conferma. Gli esiti della degustazione restituiscono un quadro volutamente multiforme, determinato dalla diversità delle annate in esame, dalla molteplicità di interpretazioni territoriali – che in quest’area generano una polifonia davvero straordinaria – e le ambizioni assai differenti che animano i vini prodotti. Quel che si conferma (non senza una certa soddisfazione) è una cifra stilistica ormai consolidata da anni, sempre più orientata alla finezza e alla tensione, tanto aromatica quanto gustativa. Una direzione che segna una presa di distanza netta dalle tendenze pseudo-Supertuscan imperanti negli anni Novanta, più tronfie e muscolose, le quali hanno trovato rifugio – talvolta ancora oggi – nella Gran Selezione.

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Volendo tracciare una sintesi delle tre annate, ciascuna racconta una storia diversa. La non facile 2024 – segnata soprattutto da una particolare attenzione in vigna per prevenire gli attacchi fungini nel corso dell’estate – sembra aver acuito i tratti più austeri e ossuti dei Chianti Classico di altitudine, quelli di Lamole e Radda in testa. 

L’altrettanto impegnativa 2023, caratterizzata da una primavera piovosa, attacchi di peronospora e un’estate calda pur con abbondanti piogge, ha messo a dura prova i vignaioli nelle scelte di cantina, con una produzione decisamente inferiore alla media. 

La 2022, infine, caratterizzata da un caldo estivo prolungato pur privo di picchi e favorita da una buona escursione termica notturna, sembra aver ispessito la mediterraneità dei Chianti Classico di trama più corposa: quelli di Panzano, Castelnuovo Berardenga e San Casciano Val di Pesa, in particolare, ne portano la firma più riconoscibile. Nei Gran Selezione si legge la stessa venatura mediterranea, con una immediatezza del sorso che rende molti vini godibilissimi già oggi, anche se una limitata acidità pone l’interrogativo sulla longevità.

I nostri assaggi

Chianti Classico 2024

  • Badia a Coltibuono. Snello e delicato, leggermente vinoso, regala un frutto croccante e una disincantata vitalità
  • Buondonno. Frutto teso e turgido, ogni particella vibra autentica e allunga con ritorno succoso di piccoli frutti e spezie
  • Casa Emma. Equilibrato ed elegante pur nella dolcezza soffusa, che si trasfigura in una sapidità che allunga il sorso.
  • Castello di Querceto. Corpo solido eppure snello, sorso compatto, finale leggermente amaricante
  • Guidi 1929. Tannino increspato, tonico, che sostiene il sorso con una lunghezza inattesa
  • Lamole di Lamole – Duelame. Eleganza e dolcezza in un sorso di slancio, porta freschezza e croccantezza vinosa
  • Jurij Fiore & Figlie – Sonocosì. Pieno, sollevato, vibrante, tutta Lamole in un vino di pregevole qualità estrattiva, consapevole e articolato
  • Montesecondo. Approdo irrinunciabile per un nettare che vibra puro e con ineffabile senso di naturalezza. Rosa canina e lampone, acidità sottile, ma strenua
  • Poggerino. Molto fine il vino dell’azienda di Radda. Tannino sottile e misurata tensione per una beva scaltra impreziosita dal finale reattivo, con frutti rossi e origano
  • Ricasoli – Brolio. Eleganza con l’abito scuro, bella tensione e un’armonia di frutti scuri lievemente incupiti
  • Tenuta Casenuove. Tannino ed eleganza, bella tensione, sorso vispo e capace di preservare un frutto rosso succoso 
  • Tenuta di Bibbiano. Dalle amene ondulazioni di Castellina, il vino combina eleganza, maturtià, tannini fini e progressione 

Chianti Classico 2023

  • Bertinga – La Porta di Vertine. Regala emozioni con uno slancio che unisce eleganza e frutto, compostezza e gorgoglio giovanile. Da bere e da aspettare 
  • Castagnoli. Elegante nelle dolcezze, con note di viola e freschezza
  • Dievole – Petrignano. Slanciato, elegante, flessuoso, anche se la limitata acidità fa sospettare una vita corta
  • Isole e Olena. Composto, compatto, capace di una profondità che si distingue nell’annata. Profumi dolci e sorso croccante di frutto rosso
  • Tenuta di Campomaggio. Eleganza permeata di dolcezza, bel naso composto e sorso succoso, pur se snello e capace di un frutto croccante

Chianti Classico Gran Selezione 2022/2023

  • Cigliano di Sopra 2023 (San Casciano). Quale migliore complessità: lamponi, violette, ciliegie. Volume oltremodo soffice, sollevato e profondo, tannini di rara finezza e straordinaria chiusura stratificata
  • Maurizio Alongi – Vigna Barbischio 2023 (Gaiole). Sottile, maturo, elegante, una prova perentoria di grande tonicità e notevoli stratificazioni

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