La proposta del municipio di Westminster di incentivare i posti a sedere nei nuovi pub e scoraggiare le consumazioni in piedi ha provocato una discussione molto più ampia del previsto. Ma, nonostante i titoli allarmisti di diversi giornali britannici, non c’è nessun piano per vietare di bere in piedi nei pub di Londra.
La questione riguarda una bozza di nuove linee guida per l’assegnazione delle licenze ai locali, presentata all’inizio di agosto dal consiglio di Westminster e ora sottoposta a consultazione pubblica. Tra le indicazioni contenute nel documento c’è l’invito ai nuovi pub a prevedere più posti a sedere e a limitare, dove possibile, il numero di persone che consumano bevande in piedi.
Il provvedimento riguarda uno dei comportamenti più comuni della vita quotidiana britannica: uscire dal lavoro, entrare in un pub, ordinare una birra e berla in piedi, spesso insieme a colleghi e amici. Nei mesi più caldi, soprattutto nel centro di Londra, è altrettanto normale vedere gruppi di persone riuniti sui marciapiedi davanti ai locali.
Westminster comprende aree come Soho e il West End e ha una delle maggiori concentrazioni di locali del Regno Unito: circa 500 tra pub e bar e 1.750 tra caffè e ristoranti. Secondo il consiglio, incentivare i posti a sedere potrebbe contribuire a ridurre l’affollamento dei marciapiedi e alcuni episodi di ubriachezza molesta, oltre a rendere più semplice il passaggio dei pedoni.
Perché la proposta ha provocato tante polemiche
La reazione è stata immediata. Diversi giornali britannici hanno accusato l’amministrazione di voler mettere un freno alla vita notturna londinese. Il Daily Mail ha parlato di un attacco alla movida della capitale, anche il Times e il Telegraph hanno criticato la proposta con toni altrettanto netti.
Alcuni politici hanno contestato le linee guida. Il sindaco di Londra Sadiq Khan ha accusato Westminster di voler amministrare un’area conosciuta in tutto il mondo per la sua vita notturna con una mentalità da piccolo centro. Andy Burnham ha invece difeso il bere in piedi come parte dello stile di vita britannico.
Una parte della polemica è nata però da un equivoco. Un articolo del Guardian aveva inizialmente presentato la proposta come un tentativo di vietare ai pub di Soho e del West End di servire clienti in piedi. In realtà, il documento non prevede alcun divieto generale e le eventuali misure riguarderebbero i nuovi locali.

Il consiglio di Westminster è intervenuto per chiarire il punto, definendo «100% falsi» gli articoli che parlavano di un divieto. Il leader del consiglio Paul Swaddle ha spiegato che non esiste, né è mai esistito, un piano per impedire alle persone di bere in piedi.
Bere in piedi è parte della cultura dei pub britannici
Bere in piedi nei pub delle grandi città si diffuse soprattutto tra la classe proletaria, per i quali fermarsi al bancone per una birra rappresentava un modo semplice ed economico di fare una pausa o incontrare colleghi dopo il lavoro.
Ancora oggi il sistema permette ai locali di accogliere più clienti rispetto a quelli che potrebbero essere ospitati con soli tavoli e sedie. È quindi anche una questione economica: per un pub, poter servire persone in piedi significa aumentare la capacità del locale e, di conseguenza, le vendite.
Per questo le possibili restrizioni arrivano in un momento particolarmente delicato per il settore. I pub britannici devono fare i conti da anni con l’aumento dei costi di gestione e con un costo della vita più alto, che porta molte persone a ridurre le uscite, esattamente come in Italia. Secondo la British Beer and Pub Association, tra il 2000 e il 2025 il numero dei pub nel Regno Unito è sceso da circa 60.800 a 44.650.
La proposta di Westminster dovrà essere approvata entro il primo ottobre. Fino ad allora potrà essere modificata sulla base delle osservazioni raccolte durante la consultazione. Il punto, quindi, non è se a Londra si potrà ancora bere una birra in piedi: per ora nessuno lo sta vietando. La discussione riguarda piuttosto come conciliare una delle abitudini più riconoscibili della cultura dei pub con gli effetti che una concentrazione sempre maggiore di locali può avere sugli spazi pubblici.