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La rinascita del vino marocchino

Dalle vigne di Meknès ai piccoli produttori dell'Atlante, una filiera antica sta investendo sulla qualità, sui terroir e sull'enoturismo.

Il Marocco sta tornando a investire nel vino dopo una storia vitivinicola che attraversa più di duemila anni. Anche se non siamo abituati ad associare questa bevanda a questa nazione, in realtà le prime testimonianze della coltivazione della vite risalgono all’epoca fenicia e romana, mentre l’industria vinicola moderna si è sviluppata soprattutto durante il colonialismo francese, all’inizio del Novecento. Oggi il centro della produzione è soprattutto nell’area di Meknès, ai piedi del Medio Atlante, dove si concentrano importanti aziende e una parte consistente dei vigneti marocchini.

Il rapporto del Paese con il vino rimane però particolare. Il Marocco è a maggioranza musulmana e il consumo di alcol è soggetto a restrizioni, ma la produzione vinicola è una realtà consolidata e una parte del vino viene consumata nel mercato interno. Negli ultimi decenni, inoltre, alcuni produttori hanno investito sulla qualità e sulla valorizzazione dei territori, affiancando alle grandi aziende una generazione di realtà più piccole.

Meknès è il centro della viticoltura marocchina

Per capire il vino marocchino bisogna partire da Meknès. La città e i territori circostanti si trovano tra i 580 e i 700 metri di altitudine, tra i rilievi dell’Atlante e il monte Zerhoun. Il clima, l’esposizione e la presenza di suoli sabbiosi e argillo-calcarei hanno favorito la coltivazione della vite. Secondo il Conseil Préfectoral du Tourisme di Meknès, la regione concentra ancora oggi circa il 60% della produzione vinicola marocchina.

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Il rilancio moderno è iniziato soprattutto negli anni Novanta, quando il re Hassan II favorì nuovi investimenti e collaborazioni con produttori francesi. Nel 1998 è stata riconosciuta la prima Appellation d’Origine Contrôlée del Paese, la Coteaux de l’Atlas. La filiera ha poi continuato a svilupparsi attraverso nuovi vigneti, tecniche di cantina più moderne e una maggiore attenzione alla provenienza delle uve.

Il risultato è una produzione che affianca varietà internazionali come Cabernet Sauvignon, Merlot, Syrah, Grenache, Carignan, Alicante Bouschet e Cinsault a Chardonnay, Sauvignon Blanc, Viognier, Moscato e Clairette.

Domaine Ouled Thaleb e Château Roslane i nomi da segnare

Tra i nomi più conosciuti c’è Domaine Ouled Thaleb, fondato nel 1926 e considerato uno dei domaine storici del Paese. La sua storia recente è legata anche alla collaborazione con Alain Graillot, produttore della Valle del Rodano, che scoprì la tenuta durante un viaggio in bicicletta in Marocco.

Da quella collaborazione nacque Tandem, un Syrah prodotto anche per alcuni mercati con il nome Syrocco. Graillot, scomparso nel 2019, contribuì a introdurre un approccio meno interventista e più orientato alla valorizzazione del vigneto. La tenuta continua a produrre, tra gli altri, S de Siroua e Médaillon Sauvignon Blanc.

Domaine Ouled Thaleb fa parte oggi del gruppo Diana Holding, che opera nella filiera vinicola marocchina attraverso diverse società e possiede vigneti per oltre 3.300 ettari. Il gruppo indica una produzione complessiva di circa 45 milioni di bottiglie all’anno.

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Domaine de la Zouina

Sempre nell’area di Meknès opera Les Celliers de Meknès, una delle principali aziende vinicole del Paese. La sua etichetta più rappresentativa è Château Roslane, legata alla denominazione Coteaux de l’Atlas e a una tenuta di 39 ettari. Il domaine ospita anche una struttura ricettiva dedicata all’enoturismo.

La produzione comprende vini da Chardonnay e da Cabernet Sauvignon, Merlot e Syrah, oltre a una linea di spumanti. Il gruppo Diana Holding considera Château Roslane il primo e unico Château del Marocco, mentre la prima AOC nazionale, ottenuta nel 1998, è quella dei Coteaux de l’Atlas.

Accanto ai grandi produttori si sono sviluppate aziende di dimensioni più piccole. A Meknès il Domaine de la Zouina produce Volubilia ed Epicuria, mentre il Domaine de Baccari è conosciuto per il rosé Première de Baccari Cuvée Rosée. Nell’area di Casablanca, La Ferme Rouge produce Le Blanc, Le Gris e Le Rouge.

Più a sud, nella zona tra Essaouira e Agadir, il Domaine de Val d’Argan è un’altra cantina importante. Fondato da Charles Mélia negli anni Novanta, il vigneto è stato sviluppato soprattutto con varietà di origine rodano-alpina e ha ottenuto la certificazione biologica.

Dal rosso al Gris: cosa si produce in Marocco

La produzione marocchina è ancora fortemente legata ai vini rossi, ma il panorama è più ampio. Cabernet Sauvignon, Syrah, Merlot e Grenache sono tra le varietà più utilizzate, mentre per i bianchi vengono coltivati Chardonnay, Sauvignon Blanc, Viognier e Clairette.

Una categoria particolarmente riconoscibile è quella dei Gris, vini dal colore molto pallido che si collocano tra rosato e bianco. Sono adatti alla cucina marocchina e possono accompagnare pesce, verdure, insalate e piatti speziati.

I rossi trovano invece un abbinamento naturale con tajine, agnello e carni alla brace. La cucina locale, costruita su spezie, frutta secca, componenti dolci e salate, offre in questo senso un contesto gastronomico in cui acidità, struttura e componente aromatica dei vini possono trovare un equilibrio.

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